Muore dopo aver bevuto una birra. Maxi sequestro e sigilli agli impianti

Lo scandalo alimentare che ha travolto la Backer è scoppiato in Brasile dopo una vittima e almeno 17 intossicati

Scandalo birra tossica in Brasile: una persona sarebbe morta per aver bevuto una Becker “all’antigelo”. Non solo: si ritiene che sedici uomini e una donna di età compresa tra 23 e 76 anni abbiano subito avvelenamento da glicole dietilenico. Quattro casi sono stati confermati e i restanti 13 sono sotto verifica in quanto hanno mostrato sintomi simili. Lo ha riferito il Dipartimento della Salute dello Stato di Minas Gerais,  mentre Il Ministero dell’agricoltura (Mapa) ha imposto a Cervejaria Backer di richiamare tutte le bevande prodotte dall’ottobre 2019 alla data attuale e ha fermato l’unità Três Lobos di Cervejaria Backer a Belo Horizonte, Minas Gerais, per motivi precauzionali. Un totale di 139.000 litri di birra in bottiglia e 8.480 litri di birra alla spina sono stati sequestrati e anche i serbatoi e le altre attrezzature di produzione sono stati sigillati.

La prima persona è stata ricoverata in ospedale il 30 dicembre 2019, con insufficienza renale acuta e problemi neurologici come paralisi facciale, visione offuscata e alterazione sensoriale. Le analisi su campioni di prodotti Belorizontina e Capixaba realizzati dal birrificio Becker hanno confermato la presenza dei contaminanti glicole monoetilenico e dietilenglicole. Quest’ultima sostanza è stata trovata anche nel sangue di alcuni di questi malati. Entrambe le sostanze sono utilizzate come antigelo nell’industria della birra.

Secondo la società, nel processo produttivo viene utilizzato solo glicole monoetilenico. Tuttavia, i test su un serbatoio di raffreddamento utilizzato nella produzione del lotto di birra Belorizontina L2 1354 sono tornati positivi per il glicole dietilenico. La sostanza era stata rilevata in campioni di due birre dai lotti L1 1348 e L2 1348 forniti dai familiari dei pazienti. La birra Capixaba del lotto L2 1348 era positiva per glicole monoetilenico e glicole dietilenico. Le bottiglie delle famiglie delle vittime e della compagnia sono risultate intatte e non hanno mostrato segni di manomissione. Gli investigatori ritengono che la birra sia stata contaminata tra la seconda metà di novembre e l’inizio di dicembre 2019.

Vengono seguite diverse linee di indagine, tra cui la contaminazione accidentale e la possibile adulterazione da parte di un ex dipendente. L’azienda ha dichiarato di essere vicina alle vittime e di augurarsi che venga fatta chiarezza al più presto possibile su quanto accaduto.

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