Pfas, Regione: «Esposizione cutanea non dimostrata, studio fatto su topi»

La direzione prevenzione dell’area sanità risponde al consigliere Guarda: «La contaminazione avviene prevalentemente per ingestione»

In relazione alle dichiarazioni in materia di Pfas rilasciate ad alcuni organi d’informazione dalla Consigliera regionale Cristina Guarda, la Direzione Prevenzione dell’Area Sanità e Sociale della Regione Veneto precisa quanto segue: «Le istituzioni scientifiche internazionali sono concordi nell’affermare che l’esposizione umana a PFAS avviene prevalentemente per ingestione, attraverso acqua o alimenti contaminati, salvo contesti particolari come quello professionale. Nella popolazione generale, non è mai stato dimostrato dalla letteratura scientifica un ruolo significativo dell’esposizione cutanea a questi composti».

«In riferimento allo studio citato “Immunotoxicity and allergenic potential induced by topical application of perfluorooctanoic acid (PFOA) in a murine model Hillary L. Shane” – continua la nota della regione – si evidenzia che questo studio sia stato effettuato su animali da esperimento (topi) e che pertanto i risultati non possono essere trasferiti a un’esposizione di rischio che riguarda l’uomo, per due motivazioni principali. La prima motivazione è che il comportamento dei Pfas è specie-specifico. Pertanto necessitano molti dati ed evidenze per trasferire i risultati dall’animale all’uomo. La seconda motivazione è che le condizioni di esposizione di questi animali da esperimento non sono confrontabili con l’esposizione della popolazione generale né per le dosi, né per il tipo di esposizione che nello studio fa riferimento ad una applicazione di Pfas direttamente sulla cute».

(ph: shutterstock)