«A Venezia il Pd teme le primarie perchè non ha un candidato forte»

Sfida a Brugnaro, Mognato (Articolo 1): «Chiudere l’intesa per un candidato unitario. Ma bisogna accelerare, possiamo vincere»

«Accelerare, accelerare». E’ la parola d’ordine in vista delle elezioni amministrative primaverili a Venezia per Michele Mognato, già vicesindaco e assessore nella città lagunare, nonchè deputato Pd, dal 2017 in “Articolo 1” e tra i promotori del coordinamento “Il nostro impegno per la città” che riunisce Articolo 1, Verdi, Rifondazione Comunista, Possibile e Sinistra Italiana «con i quali – precisa – abbiamo sottoscritto un documento programmatico» per un’alternativa a Brugnaro. Ma i tempi si stanno allungando, nella coalizione di centrosinistra che sfiderà il sindaco uscente, a Venezia come per le regionali.

Articolo 1 per individuare il candidato ha chiesto le primarie, altri invece tentennano. Perchè?
Per noi possono essere un metodo di confronto con gli elettori, il Pd invece sostiene che sono divisive e che non servono, che si può costruire comunque una candidatura comune. Altri invece prima erano favorevoli, ora più incerti.

Paura delle primarie nel Pd?
Diciamo che c’è un po’ di contraddizione perchè il Pd a livello regionale si è espresso a favore, per Venezia invece è molto scettico. All’ultima riunione hanno ribadito che non sono contrari ma se si trova una soluzione di sintesi tra tutti…

Timore che dalle primarie esca un nome non gradito al Pd?
Probabilmente. Perchè il Pd in questo momento non è in grado di esprimere una candidatura forte e autorevole. Qual è quindi il rischio per il mio ex partito? Di non avere una candidatura pesante in grado di competere con altri nomi e di fatto di non avere un ruolo di primo piano nelle primarie. Il Pd è la forza politica più rappresentativa ed è complicato andare alle primarie senza, o comunque con il partito più importante che non è convinto.

Il presidente della municipalità di Venezia centro, Martini, che si è candidato come civico, ha parlato di due candidature: una civica appunto, e una di partito.
Le primarie potrebbero risolvere alcuni problemi, cioè con più candidati si fa un patto serio e si procede: chi vince vince e gli altri lo appoggiano. Martini era favorevole alle primarie prima, adesso pare abbia cambiato idea dicendo che si potrebbe andare anche separati al primo turno. Soluzione sbagliata, secondo me ci sono tutte le condizioni per chiudere la parte programmatica e fare sintesi in modo che agli elettori vai e dici: ho un progetto alternativo.

Ma quindi con un solo nome?
Sulla candidatura, visto che mi pare complicato fare sintesi, pur non essendo mai stato innamorato delle primarie, credo possano servire. E’ anche un modo per far conoscere alla gente quello che hai costruito e fare campagna elettorale.

Dal Pd è emersa un’altra ipotesi: il ticket. Considerata la parità di genere, potrebbe esserci Alessandra Taverna, nome indicato da Cacciari? O Monica Sambo, capogruppo in consiglio comunale?
Non faccio nomi, nel momento in cui come coalizione si sceglie il ticket si valuteranno. Conosco Alessandra Taverna, ci ho lavorato quando io ero in giunta e lei presidente del Parco della Laguna, è una persona seria. Ma dipenderà dal candidato: se sarà un civico o di un’altra forza politica è giusto che il Pd esprima il secondo nome. E viceversa. Chiaro che dovranno essere due persone complementari, rappresentative, con un certo profilo. E rispettando la parità di genere.

Contenuti della proposta alternativa a Brugnaro: quali sono i punti fondamentali? Quali i temi prioritari della vostra idea di Venezia?
Noi vogliamo una città sostenibile e inclusiva. Sostenibile sotto molti aspetti perchè acqua, aria, la laguna, la visione sistematica della salvaguardia, il tema del trasporto… la sostenibilità ambientale è ormai nell’agenda europea. C’è poi una questione sociale, di vecchie e nuove fragilità, e quindi anziani, persone sole, in difficoltà economica, ma anche le nuove generazioni, con una fragilità che deriva dalla precarietà del lavoro senza dimenticare il tema emergenza droga quindi anche prevenzione per battere il degrado sociale. E poi la diversificazione dell’attività produttiva, l’economia della nostra città non può basarsi esclusivamente sul turismo, che sta diventando insostenibile. Diversificazione significa grande area zona industriale di Marghera, finalmente inserita come zona economica speciale; porto commerciale ovvero la necessità, progetto già discusso, di un porto fuori.

Ma perchè i veneziani dovrebbero votare voi e non Brugnaro?
Per quanto detto prima e perchè il sindaco ha cancellato e umiliato dal punto di vista delle funzioni l’esperienza delle municipalità, che a Venezia sono importanti per la sua complessità. C’è bisogno di una pluralità di poteri. Tutti questi temi insieme mostrano tutta la differenza nei contenuti da quello che ha fatto Brugnaro. Non è un caso che parte delle persone che lo hanno sostenuto cinque anni fa come Bellati, adesso non lo sostengono più.

Bellati, cinque anni fa candidato Lega, si è avvicinato al centrosinistra.
Intanto è significativo che persone moderate, che certo non hanno la mia stessa visione politica di uomo di sinistra, come Bellati e Bergamo stiano lavorando per costruire qualcosa di alternativo a Brugnaro.

Ma Bellati saà parte della vostra coalizione?
Bellati sta partecipando al confronto. Se anche lui farà parte di questo progetto alternativo lo vederemo. Certo c’è una voglia di reagire a Brugnaro, di cambiare. Oggi lui è la destra, sta facendo l’accordo con Lega e Fratelli d’Italia, mentre cinque anni fa si presentava come “il più renziano dei renziani”, civico, moderato. Quell’immagine non c’è più e non ha saputo costruire un progetto serio per la città. Per pensare ad un’alternativa basterebbe parlare del progetto Pili sui suoi terreni, che non sarà solo palazzetto ma anche alberghi, negozi, e della questione Eraclea, potrebbe essere il primo Comune sciolto per mafia nell’intero Nordest e la Città Metropolitana di Venezia, di cui Brugnaro è sindaco, non si è ancora costituita parte civile.

Si discute molto di nomi, di candidature, ma le proposte? Ai cittadini interessano soluzioni.
Noi abbiamo già denunciato che eravamo in ritardo anche sui temi perchè ognuno ha fatto il suo ma non si è mai messo insieme e quindi un programma condiviso non è emerso. Certo è normale il toto nomi ma bisogna accelerare. Gennaio deve essere il mese decisivo in cui si chiude l’alleanza dal punto di vista programmatico e ci sono o una proposta unitaria o le primarie. Altrimenti ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Riunioni come quelle di questi giorni si sarebbero potute fare sei mesi fa, vorrà dire che in 15 giorni bisognerà chiudere tutto.

Non è già troppo tardi, come per le regionali? Si rischia di discutere su come perdere anzichè su come vincere.
E’ tardi ma ci sono tutte le condizioni per fare una bella battaglia politica. Oggi solo il sindaco Brugnaro fa campagna elettorale, ha soldi, ha già aperto una sede elettorale, ha i suoi dipendenti che lavorano per lui. C’è una sorta di sindrome “non ce la facciamo” perchè ancora non è in campo la nostra proposta. Ma con un’accelerata si può arrivare al confronto elettorale e al ballottaggio. Poi sarà tutta un’altra elezione, vedi Rovigo lo scorso anno o Venezia in passato.