“I minori di 16 anni” di Matzneff: arte oltre lo scandalo

Lo scrittore francese è nell’occhio del ciclone per le sue dichiarazioni da “pedofilo felice”. Ma nemmeno lui merita la censura

In Francia, la questione è sulla bocca di tutti. Una giornalista, Vanessa Springora, ha pubblicato un testo, per il momento inedito in Italia, Le Consentement (“Il Consenso”), in cui racconta della sua relazione con Gabriel Matzneff, famoso autore francese pedofilo. A quel tempo, la ragazza aveva tra i quattordici e i quindici anni (tredici quando lo conobbe). Il caso di Matzneff era già noto alle cronache – delle sue discutibili passioni lo scrittore e saggista aveva ampiamente parlato in dibattiti televisivi e nella maggior parte dei suoi libri. In questi tempi così isterici e tranchant, secondo la linea stabilita dal #metoo, la polemica non ha fatto neanche a tempo a scoppiare che i testi dell’autore alla sbarra sono stati subito ritirati dal commercio, pur avendo sempre riscosso grande successo ed essendo pubblicati da Gallimard (per intenderci, come dire Mondadori, o Einaudi, da noi).

Sulla questione in sé, però, sorvoleremo: che l’arte debba essere considerata a prescindere dalla vita dell’artista è un’assunzione a priori che poniamo deliberatamente come insindacabile, assumendocene tutta la responsabilità. Bruciare i libri è una prassi che respingiamo, se necessario anche con le armi – nessuna tolleranza verso gli intolleranti, ovvero quelli che vorrebbero mettere in atto azioni violente contro i prodotti artistici che non si conformino alla loro ideologia. Chi la pensa diversamente è meglio che non prosegua nella lettura. Detto ciò, in Italia esiste un unico testo di Gabriel Matzneff in traduzione, “I minori di sedici anni” (ES Edizioni), da tempo e sfortunatamente fuori catalogo – ecco che finalmente le biblioteche tornano utili. Si tratta, però, non di un romanzo, ma di un pamphlet in cui il controverso personaggio esprime la sua passione per quello che definisce come una sorta di “terzo sesso”, i ragazzini di ambo i generi.

Non per niente, precisa lui, non si sente omosessuale: un ragazzo più grande non lo intriga («Se homos significa simile in greco, è chiaro che questo ragazzino ed io non siamo affatto simili […] il ragazzetto prepubere o appena pubere non è alto, ha una voce acuta, un corpo liscio, una pelle fresca, un viso glabro, una grazia e una venustà che lo rendono “grazioso come una fanciulla”, e per giunta mi sono limitato a parlare del fisico: la dissomiglianza psichica fra adulto e un bambino risulta del tutto evidente»)… Brividi a parte, l’inquadramento dei suoi gusti è ben chiaro.
Di tutto ciò, però, in ultimo poco importa, almeno se si tiene una rubrica letteraria e non una caserma di polizia. Il punto vero è: al netto delle sue discutibili inclinazioni, Gabriel Matzneff è un artista? Sì, indubbiamente. Ne ha tutti i crismi. È colto (le citazioni latine abbondano), padroneggia la prosa, sa provocare in modo fastidiosamente fascinoso («”La verità brucia gli occhi”, dice un proverbio russo. Se mi fossi davvero preoccupato per la mia carriera, non avrei mai osato pubblicare questo libro che, socialmente, era destinato a procurarmi un danno enorme. La mia reputazione di dissoluto, di perverso, di demonio, comincia proprio da I minori di sedici anni. Insomma, è stato un suicidio mondano»).

E ha ragione quando aggiunge che «Se io avessi confessato il mio amore per l’estrema giovinezza piangendo, percuotendomi il petto, sarei stato perdonato. A destra come a sinistra, i benpensanti non sopportano l’insolente atmosfera di felicità e libertà nella quale è immerso il mio libro». Ma le capacità di Matzneff non finiscono qui. La sua vena di polemista è accesa e ne ha veramente per tutti. I lettori, per esempio: «la gente non sa leggere, non legge affatto, sfoglia i nostri libri al drugstore, dà una scorsa agli articoli che la stampa ci dedica, e questo basta, l’importante non è la conoscenza di un autore, ma il poterne parlare».

Pure gli omosessuali: «Sono proprio gli omosessuali a gettarsi a capofitto in questa tentazione della rispettabilità […] In Francia, dove gli amori tra adulti consenzienti non sono puniti dalla legge, gli omosessuali non rischiano quasi nulla; ma non gli basta: auspicano che la società li riconosca, li ammetta, li riceva; vogliono l’onorabilità e la sicurezza, il sorriso della portinaia e gli allori accademici, il certificato di buona condotta e il contratto di matrimonio». Certo, i pensieri ignobili e terrificanti restano («La pederastia è l’unica forma possibile di paternità per chi prova ripugnanza a fondare una famiglia»), ma, insomma, se questo non è un vero scrittore-polemista, potete sempre leggervi i consigli di lettura di La Repubblica e optare per i testi di Concita De Gregorio.