Vicenza, la Forza che serve a Rucco

Fratelli d’Italia è diventata potente: con cinque consiglieri può stoppare quel che vuole. Urge sapienza da jedi democristiano

La notizia è che Fratelli d’Italia, ovvero la sua parte che a Vicenza è maggioritaria e ha come referente il segretario regionale Sergio Berlato, da zero consiglieri comunali nel 2018 oggi ne ha cinque, solo uno di meno della Lega. Dopo Roberto D’Amore (che era nella lista di Claudio Cicero, anche lui oggi in FdI), Nicolò Naclerio (che era nella civica del sindaco Francesco Rucco), Andrea Berengo (anche lui proveniente dalla lista del primo cittadino), un’altra transfuga eletta fra i civici di Rucco, Patrizia Barbieri, nonchè addirittura il capogruppo della Lega, Andrea Pellizzari, sono passati fra i berlatiani. Stravolgendo l’equilibrio interno, e avendo il potere teorico di far cadere la giunta di centrodestra (32 consiglieri totali, 17 di maggioranza per il numero legale, 12 di minoranza).

La notizia nella notizia non è però questa, ovvero che Berlato voglia intestarsi la responsabilità gravissima di andare a elezioni anticipate facendo perdere un capoluogo all’alleanza sovranista Lega-Fdi. Vaglielo a spiegare poi tu alla Meloni e a Salvini (e a Zaia). Sarebbe autolesionismo puro. Come esplicita in una nota di oggi il consigliere comunale di centrosinistra Raffaele Colombara («Non sarà forse che questi nuovi ingressi mettono in discussione l’operazione di aggregazione Aim Agsm A2A prescindendo da una gara?»), la vera conseguenza è da ricercarsi nell’accenno che l’altro giorno in pubblico ha fatto il leader regionale dei meloniani: «condivisione a partire da Aim». Fratelli d’Italia è da sempre contraria non alla fusione con la veronese Agsm, ma ad una fusione che preveda fin dall’inizio un terzo socio potenzialmente capace di portar via il controllo della multiservizi comunale, ossia la lombarda A2A. E’ il progetto già avviato che il Carroccio caldeggia dopo aver piegato la resistenza dei leghisti veronesi, e che dovrà in ogni caso passare dal voto in consiglio comunale in entrambe le città. E ora Berlato ha i numeri per farlo saltare. A meno che, volendo decrittare dal politichese, «condivisione» non significhi trovare i modi per far entrare nella partita anche FdI.

Le reazioni del capogruppo regionale leghista Nicola Finco sul GdV dell’altro giorno e la nota dai toni inusualmente sanguinolenti di Gioia Baggio di ieri, in sostanza tradiscono l’estrema difficoltà in cui ora si trovano. Idea Vicenza, la lista del sindaco, resta la prima compagine in Sala Bernarda, seguita a ruota dai leghisti ora più compatti dietro Finco (che ha il suo proconsole in giunta nell’assessore e commissario del partito Matteo Celebron). Però ora devono fare i conti con una terza forza del tutto inaspettata, di qui il ricorso a dichiarazioni che di per sè varrebbero la rottura. Del tutto inaspettata? Non proprio. Al di là delle lamentele per la “campagna acquisti” e per i cambi di casacca in corsa (la Baggio cita il vincolo di mandato, l’obbligo cioè per un eletto dal popolo di restar fedele al mandato originario: ma è un vincolo inesistente, nella nostra Costituzione, persino i grillini suoi grandi alfieri lo hanno accantonato), la chiave per capire l’origine della trasmigrazione sta nelle parole della Barbieri in conferenza stampa: «Credo in questa amministrazione. Ma manca la capacità di ascoltare, va tutto a rilento, questo si riflette anche sull’andamento piatto sull’amministrazione. È come la bella addormentata nel bosco ed ha bisogno di un principe che la risvegli». Qua sta il problema: in un anno e mezzo abbondante, si sono accumulati tanti e tali focolai di scontento, per carità legati ad ambizioni personali (Pellizzari nega, ma difficile non pensare che puntasse a un assessorato), che poi, come bubboni, sono scoppiati. Ingrossando le fila del partito che non solo a Vicenza, ma in tutto il Veneto sta calamitando i transfughi del centrodestra, specialmente da Forza Italia.

Il “principe” chiamato in causa dalla Barbieri dovrebbe essere il sindaco, Francesco Rucco. Il quale dovrà trovare la forza per tenere assieme due alleati, Lega e Fdi, che si guardano in cagnesco. Ci vorrebbero doti da abile e consumato democristiano, maestro jedi in equilibrismi. Finora, come suo costume, il giovane padawan Rucco nei confronti di Darth Berlato ha preso atto, cioè ha preso tempo. Dovrà provarci. Anche se l’insegnamento del vecchio Yoda è noto: non c’è provare, c’è fare.