Blitz al citofono di Salvini: Tunisia vuole scuse, Fedez gli dà del testimone di Geova

Il presidente della commissione parlamentare Antimafia: «Ricorda i momenti più bui dello squadrismo fascista». Fabio Volo: «Senza palle, vai a suonare ai camorristi»

Matteo Salvini, in diretta Facebook da Bologna, seguendo le indicazioni di una residente, citofona ad una casa e chiede se lì si spacci. La vicenda sta avendo un’eco incredibile, soprattutto sui social. Tanti gli utenti che criticano il gesto ma molti anche quelli che lo difendono. Il presunto spacciatore è un 17enne tunisino che a Fanpage ha dichiarato: «E’ vero, sono pieno di precedenti ma ora vado a scuola, sono un ragazzo normalissimo e non mi manca niente. Mia madre ha 67 anni, mio padre si spacca il culo. Lui ci è rimasto molto male».

Si schiera contro questo gesto anche Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare Antimafia: «Suonare al citofono, accusare senza prove una persona: in questo si sostanzia il coraggio del codardo, accompagnato da un codazzo di idolatri, che ricorda i momenti più bui dello squadrismo fascista. Un atto grave, che mina alle fondamenta la nostra democrazia ed i valori del vivere civile». Ci va già duro anche Fabio Volo che nel corso della sua trasmissione a Radio DeeJay ha dichiarato: «Vai a suonare ai camorristi se hai le p***e s*****o, non da un povero tunisino che lo metti in difficoltà s*****o, sei solo uno s*****o senza p***e. Fallo con i forti lo splendido, non con i deboli». Anche Fedez l’ha attaccato su Instagram: «Il solito teatrino, sembri un testimone di Geova».

Ma la vicenda ha superato i confini nazionali arrivando fino in Tunisia dove il Parlamento ha chiesto le scuse ufficiale di Matteo Salvini. Il deputato Sami Ben Abdelaali ha dichiarato: «Siamo tutti sbalorditi per l’attacco diffamatorio di una famiglia di lavoratori, oltretutto sferrato da una persona che in Italia ha ricoperto incarichi di governo. Anche se un parente di questa famiglia ha avuto precedenti penali, questo non giustifica una tale campagna di odio».

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