Politica, Guadagnini: «In Veneto serve una rivoluzione»

Il consigliere Guadagnini (Siamo Veneto) e tra i fondatori del nuovo “Partito dei Veneti”: «Impiantare una nuova cultura istituzionale. Deve prevalere l’idea che la politica è servizio al cittadino per mezzo dello Stato»

Caro direttore,

In Veneto c’è bisogno di una palingenesi. Sono troppi i problemi che si sono sommati nel tempo. Problemi, a mio avviso, legati alla impostazione di fondo della politica regionale (che, per carità, segue in fotocopia quella nazionale). Politica che manca di riferimenti ideologici adeguati, politica ancorata alla ricerca quotidiana del consenso. Politica usa e getta, che cavalca il quotidiano, che ogni giorno dimentica quanto successo il giorno prima, e non riesce a trovare e a darsi un filo logico, meno che mai un fondamento culturale e valoriale.

La politica della costante improvvisazione, il surf continuo sulle onde degli umori quotidiani (e dei like che essi producono) ci sta portando alla deriva. Questa impostazione che perpetua classi “dirigenti” scafate, dotate del giusto fiuto, capaci di annusare il vento e di posizionare la vela di conseguenza, perpetua e amplifica di pari passo anche i problemi, i quali vengono lasciati macerare (o per meglio dire marcire) sul tappeto. Allora, appunto, serve una radicale rifondazione. Bisogna abbandonare l’idea che la politica sia ricerca del consenso fine a se stesso, e capire che la politica si fa solo se ancorata a valori precisi, se essa ha una visione e uno scopo di lungo termine, un’idea da realizzare. Bisogna ribaltare cause ed effetti. Non è l’umore quotidiano che deve orientare le scelte politiche, ma è il progetto politico che deve cercare di incidere sulle menti e sulle coscienze.

Per quanto mi riguarda, quello che dobbiamo fare in Veneto – per cominciare – è impiantare una nuova cultura istituzionale, realmente democratica e liberale che sappia finalmente attuare i valori del popolarismo e che sappia trarre ispirazione dalla grande tradizione “anti-statalista” anglosassone. Coniugare i grandi principi del popolarismo (come la sussidiarietà) con quelli del liberalismo (come la rule of law). Farli diventare prassi di azione quotidiana. Questa è la vera sfida. La “persona” al centro dell’azione politica, la società come “comunità” capace di rispettare e promuovere la libertà individuale, l’iniziativa privata; capace di valorizzare i talenti e riconoscere il merito, ma che nel contempo sa essere solidale per garantire a tutti un’esistenza dignitosa. Deve prevalere l’idea che la politica è servizio al cittadino per mezzo dello Stato; che lo Stato è solo un mezzo e il cittadino è il fine; che lo Stato è solo l’apparato della pubblica amministrazione (e amministrare significa servire).

Dobbiamo superare una vetusta e nociva idea di sovranità come dominio del pubblico sul privato. Dobbiamo superare le culture razionalista e idealista che hanno prodotto in Italia e nel continente europeo l’idea che lo Stato sia il detentore di tale potere sovrano. Dobbiamo superare l’idea gerarchica e verticistica del potere sovrano e concepire la comunità come rete decentrata, nella quale il pubblico è solo uno strumento “sussidiario” al privato. Da principi di questo tipo nascerebbero regole, leggi, istituzioni nuove molto più attente alle esigenze reali dei cittadini, e improntate alla difesa dei loro diritti fondamentali. Mi rendo conto, una vera e propria rivoluzione. Mi rendo conto anche che, a prima vista, possono sembrare questioni secondarie. Ma sono certo che non lo sono. Pensiamoci.

Antonio Guadagnini
Consigliere regionale Siamo Veneto