Salvini, la Bestia ti distruggerà

Il vile spettacolino della citofonata a Bologna è uno dei punti più bassi mai toccati finora nella storia delle campagne elettorali

Il leader del primo partito italiano che per combattere lo spaccio si basa sulle dicerie di quartiere e citofona a casa di un ragazzo italo-tunisino incensurato: abbiamo toccato il fondo. Anzi no: da oggi non c’è più, un fondo. A memoria di chi scrive, una trovata così indegna nessun sedicente uomo politico l’aveva mai escogitata, pur di dar mostra di sé ai propri fan in deliquio. E non c’è bisogno di essere un suo avversario o di odiarlo come lo odiano le Sardine, le più ipocrite di tutti perché pur di fermarlo in Emilia si sono inventate la ributtante retorica anti-odio da anime belle cariche di risentimento. No, l’odio è cosa troppo nobile per riservarla al cinismo del signor Matteo Salvini: per lui disprezzo, solo disprezzo.

Con una gag da bullo di periferia è arrivato a introdurre la vigliaccheria come arma elettorale. Perché presentarsi sotto l’uscio di una famiglia ignara, additare un minorenne come presunto spacciatore facendo, per giunta il gradasso accennando alla nazionalità così da ammiccare al razzismo, vuol dire esporre consapevolmente al pubblico ludibrio una persona e i suoi familiari (il padre e il fratello, residente in altra abitazione, con precedenti: e con ciò? la responsabilità penale è individuale) senza uno straccio di prova. Per tacere del fatto, come già molti hanno fatto notare, che se un cittadino ha fondati sospetti su qualcuno, va alla polizia o in Procura, punto. E questo vale anche per la signora Anna Rita Biagini, a cui va comprensione per il dolore di aver perso un figlio per droga e rispetto per le segnalazioni contro la delinquenza della zona Pilastro di Bologna, ma che poteva risparmiarsi la delazione a favor di Bestia.

Sì, la Bestia, lo staff di comunicazione che di questo passo porterà il Capitano della Lega all’autodistruzione. Talmente assetati di like e visualizzazioni sul web, Morisi e i suoi, da non capire che alla lunga il troppo stroppia. E se questa nostra profezia non si avvererà, pazienza: intanto, noi ci auguriamo con tutto il cuore che si avveri. Perché assistere allo scempio di istanze e bisogni sacrosanti (come vivere senza paura nella propria città o, se vogliamo allargarci, l’autonomia qui in Veneto, o la libertà sovrana dalla catena Ue) rappresentanti da un individuo capace di abbassarsi a tanto, è uno spettacolo osceno, solo osceno. Problemi reali e cause giuste in mano ai tipi sbagliati alimentano i primi e squalificano le seconde. Basta, pietà. Cambiamo discorso visto che non possiamo cambiare Paese, diceva Carmelo Bene.