Il mercoledì dei mister: Mandorlini rianima il Padova, Di Carlo infiamma Vicenza

I biancoscudati vincono il derby con la Virtus Verona con un festival del gol, i biancorossi si accontentano dell’1-0 con il Modena di GIANNI POGGI

Forse riparte la rincorsa del Padova all’LR Vicenza eterno rivale da più di un secolo, dagli albori del calcio. La rivalità e il campanilismo hanno trovato recrudescenza anche nell’infimo della Serie C, una categoria che stona con il blasone dei due club ma non con il recente passato condiviso da entrambe in fallimenti, rifondazioni e -sponda berica- subentri. Come se nulla fosse, le due tifoserie si cagnano come già facevano nel primo anteguerra, quello prima del ’15-’18, e hanno continuato a fare nei tanti campionati in cui le due avversarie si sono incrociate mille volte più o meno in tutte le serie.

Cosa ha fatto riaccendere le speranze della tifoseria biancoscudata? La vittoria (3-2) nel turno infrasettimanale contro la Virtus Verona. Che rilancia il Padova dopo tre sconfitte consecutive e uno sprofondo a -13 dalla odiata capolista, il Vicenza appunto. Il successo nel derby con la terza squadra di Verona porta la firma non di un giocatore ma del nuovo allenatore, Andrea Mandorlini, approdato appena da due giorni nella città del Santo a sostituire il silurato Sasà Sullo. Un ex, il tecnico di Ravenna, perché aveva allenato il Padova tredici anni fa lasciandolo per andare in Serie A a guidare il Siena. Ma un uomo di calcio che ha lasciato un buon ricordo nei cuori del pubblico dell’Euganeo. Non proprio come a Vicenza (ha guidato i biancorossi nel campionato 2002-2003, tre anni prima dell’esperienza patavina), dove è riuscito a inimicarsi una tifoseria che è più portata ad amare “a prescindere” i suoi idoli pallonari. Si sono lasciati male invece e la reciproca polemica, pur a distanza, non è mai finita. E questo è un altro motivo di simpatia fra le due fazioni, tant’è che sui social dei gruppi dei supporter vicentini sono già comparsi post che danno appuntamento a Mandorlini per il retour match del 23 marzo (ovviamente non con buoni propositi).

Cosa ha fatto allora Mandorlini? Ha cambiato il modulo-Sullo schierando la squadra con un inedito 4-3-3, originale soprattutto per l’attacco a tre punte. Poi è riuscito a rianimare i suoi ragazzi, che nelle ultime prestazioni erano sembrati piuttosto ammosciati, ottenendo pressing e intensità. Infine ha riproposto con successo alcuni giocatori come Kresic e Castiglia, protagonisti nella fase iniziale del campionato e poi progressivamente spariti dai radar. Con un paio di allenamenti non si poteva ottenere di più e infatti Mandorlini non ha certo già risolto tutti i problemi del Padova. La Virtus Verona è riuscita infatti due volte ad accorciare e, nel secondo tempo, non avrebbe proprio demeritato il pareggio. La squadra allenata da Gigi Fresco ha però pagato un paio di gravi errori, ovviamente determinanti, del 20enne portiere Chiesa, talmente in confusione da essere sostituito al 46’ (“perché temevo una goleada” ha ammesso il tecnico veronese). Con sano pragmatismo Mandorlini ha messo la difesa a 5 nel finale ed ha centrato l’obbiettivo: portare a casa i tre punti.

Mimmo Di Carlo, a Vicenza, non ha certo i problemi del collega padovano. Può affrontare l’inevitabile turn over, necessitato dai tre turni settimanali, senza snaturare la squadra e l’intensità del gioco. La bravura del tecnico di Cassino è quella di riuscire a tenere in efficienza anche i giocatori con minore minutaggio, non solo ma anche in sintonia con il suo progetto tecnico e agonistico. Chi è promosso dalla panchina si integra senza difficoltà con il resto della squadra e, almeno apparentemente, non ci sono tare psicologiche in quelli che titolari non sono e nemmeno possono sperare di diventarlo.

L’invidiabile omogeneità dei biancorossi si è vista sia nella partita con il Carpi che in quella infra settimana con il Modena. Due vittorie con lo stesso risultato (1-0) anche se con copioni affatto diversi. Nella prima infatti il Vicenza ha nettamente dominato il Carpi, nella seconda invece, a parte il quarto d’ora d’avvio travolgente, ha fatto fare all’avversaria la sua parte pure senza correre grossi pericoli. Caratteristica, questa, propria della grande squadra: non perdere mai il controllo del match, anzi gestirlo a proprio vantaggio.

Anche contro il Modena, in serie positiva da cinque turni, i ragazzi di Di Carlo non erano in “formazione tipo” ma non se n’è proprio accorto nessuno. La minore intensità che è seguita al gol di Cappelletti non è da imputare a questo o quel giocatore ma un po’ a tutto il gruppo, tanto da far supporre che sia una nuova impronta che il tecnico vuole nell’approccio alla partita (anche se nelle interviste ribadisce che, se i suoi calano l’intensità, diventano come gli altri). È troppo esperto Mimmo, sa bene che non si può ottenere lo stesso ritmo per un campionato intero.

Comunque il Vicenza continua a aumentare il vantaggio sulle inseguitrici e non solo per meriti propri ma anche perché quelle non hanno la continuità di risultati che servirebbero a tenere il passo della capolista. Ora i biancorossi sono a +7 su Reggio e Carpi, non un vantaggio definitivo ma bello solido senz’altro. Sta meglio il Monza nel Girone A (+13 sul Pontedera), sulla stessa linea invece la Reggina nel C (+6 rispetto a Bari e Ternana). Le tre capolista viaggiano apparentemente verso la promozione diretta con un rendimento analogo: Monza 53 punti, Vicenza e Reggina 52. Sotto questo profilo il campionato sembra già concluso, buon divertimento con i play off.

(Ph Screenshot Padova TV)