La leggenda del fantasma del castello del Catajo

Due luoghi tra i più suggestivi e carichi di cultura di Padova e provincia, cioè la Torre del’Orologio di piazza dei Signori e il castello del Catajo sui colli Euganei, sono legati ad uno dei più gravi fatti di sangue del ‘600 in Veneto e ad una storia di fantasmi.

Lucrezia Obizzi, nata Dondi Dall’Orologio, apparteneva infatti alla famiglia che realizzò l’orologio astronomico e che per questo si guadagnò la nobiltà. Poi sposò Pio Enea II Obizzi, promotore di teatro e librettista, nato nel castello del Catajo. Pio Enea strinse amicizia con un ragazzo poco più grande di suo figlio, Attilio Pavanello, il quale si invaghì della moglie Lucrezia, che però era fedele al marito e molto devota (“Donne Venete” di Michela Brugnera, Gianfranco Siega).

La passione portò il giovane a perdere la testa e una notte si intrufolò nella camera da letto di Lucrezia e cercò di prenderla con la forza. Quando lei iniziò ad urlare lui estrasse un rasoio che aveva con sé e la sgozzò brutalmente.  Il delitto sconvolse la comunità e Lucrezia fu seppellita nella Basilica del Santo, ma le autorità non riuscirono a raccogliere prove sufficienti contro Pavanello. Dopo 5 mesi i carcere fu rilasciato e tredici anni dopo il delitto fu ucciso a Padova da uno dei figli di Lucrezia (venetostoria.com).

Ogni anno a luglio e novembre vengono organizzati diversi eventi dedicati a Lucrezia Obizzi e attorno alla sua figura circola la leggenda che il suo fantasma vaghi ancora nel castello del Catajo, dove è stata portata una pietra insanguinata presa dalla sua stanza. Non mancano infatti testimonianze che parlano di una presenza chiaramente avvertibile nel castello.