Venezia: primarie sì, primarie no, è il centrosinistra dei cachi

A pochi mesi dal voto delle comunali, non c’è uno sfidante contro Brugnaro. Le diverse anime sono troppo occupate a farsi la guerra fra loro. Ecco perchè

A Venezia il centrosinistra ha già deciso di perdere. Niente di sconvolgente: la sindrome suicidaria li affligge almeno da quando, caduto l’ex sindaco Orsoni, si è conclusa la lunga era di dominio che li ha visti al potere per decenni. Di qui, cinque anni fa, l’ascesa dell’ex presidente di Confindustria, Luigi Brugnaro, nonostante il pieno conflitto d’interessi (ancora effettivo e operante sull’area Pili per il nuovo palasport, con buona pace del blind trust). Per il centrodestra un successo storico che rischia di ripetersi alle comunali di primavera, più per insipienza dell’opposizione che per i risultati dell’amministrazione (che ci son stati, a cominciare dal taglio del deficit, lasciando tuttavia intatti i macigni che opprimono la laguna, dal delirante turismo di massa al devastante passaggio delle grandi navi).

Il frastagliato cosmo del centrosinistra veneziano si sta dividendo se scegliere il candidato sindaco di coalizione con le primarie oppure no. La verità dietro i fraseggi in politichese l’ha detta su queste colonne online Michele Mognato, esponente di Articolo 1: il Partito Democratico non le vuole perché rischia di perderle. Non parliamo poi dei renziani di Italia Viva, che numericamente valgono pochissimo. Men che meno gli ultramoderati di Ugo Bergamo. Il popolo di centrosinistra, a Venezia, è più di sinistra che di centro, e dopo anni di debolezza e semi-impercettibilità (a cui ha contribuito anche lo sconfitto Felice Casson, comprensibilmente ma ingiustificabilmente uscito di scena) vorrebbe forse rialzare la testa.

Diciamo forse perché, a parte l’auto-candidatura da outsider del presidente della municipalità del centro, Giovanni Martini (che per questo rischia l’espulsione dal Pd), non si registra chissà quale tensione per ravvivare il triste clima verticistico dei “tavoli” fra rappresentanti che rappresentano quasi solo se stessi. Eppure, spazi per ritrovare forza e persino allargare il potenziale elettorato non mancherebbero. Dal bacino dei 5 Stelle allo sbando non sarebbe così arduo drenare almeno una parte dei voti che altrimenti finirebbero nell’astensione, per non parlare dell’affollato e combattivo associazionismo civico e, ultimo ma non ultimotassello, la trasversale base del movimento No Grandi Navi (la base, non gli attivisti legati al mondo antagonista). Di cui fa parte, tanto per capirci, anche un Gian Angelo Bellati, già candidato sindaco civico con la Lega e uno dei campioni della separazione da Mestre, che ora strizza l’occhio di qua, specie dopo che il Carroccio è tornato all’ovile brugnariano.

Ma senza primarie, chi conta di meno finisce con il contare di più. Tradotto: le segreterie imporranno un nome come quello del rettore Michele Bugliesi, che non convince il grosso del popolo di sinistra, cioè la maggioranza del centrosinistra. Vero è che l’alternativa più forte è incarnata da Gianfranco Bettin, vecchia gloria ambientalista, l’usato sicuro che permetterebbe almeno di avere in consiglio uno che l’oppositore sa farlo, ma non esattamente in grado di rappresentare una trascinante novità. E tuttavia senz’altro capace di evitare la fuga degli elettori più a sinistra e magari di richiamare quelli già in fuga dal M5S.

I centristi contrari alla consultazione diretta, invece, ritengono genialmente che Brugnaro vada combattuto dove è già forte, illudendosi di rubargli consensi al centro. Marco Caberlotto di Italia Viva lo sostiene apertamente. Delle due l’una: o è stupidità, politica s’intende, o è malafede. L’alleanza con Lega e Fratelli d’Italia non penalizza il moderatismo di Brugnaro, per il semplice motivo che  Brugnaro moderato non è, o meglio lo è come lo era Silvio Berlusconi da vivo. I cosiddetti “moderati” lo premiavano ugualmente più per odio e disprezzo per i “rossi”, abboccando alla sua propaganda da piazzista, e non per la sua concretezza da imprenditore, che da politico non ha mai dimostrato.

In realtà gli ultramoderati di centrosinistra sarebbero passati armi e bagagli con il sindaco, e ora invece hanno il coraggio di parlare di contenuti, di progetti (la renziana Sara Moretto: «non si deve guardare la persona ma il progetto che sta alla base di una candidatura civica», Gazzettino 23 gennaio), contenuti e progetti che non risultano e nessuno ha. Tentano di mascherare l’unico loro vero interesse: indebolire il più possibile gli avversari interni, anzichè l’avversario esterno. Abusando di Elio e delle Storie Tese, si potrebbe canticchiar così: primarie sì, primarie no, primarie gmamme, è il centrosinistra dei cachi…

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