«”Solo grazie” ma non alle lobby di Sanremo. E cosa c’entra Salmo?»

L’ex frate Giuseppe Cionfoli, oggi 67enne, racconta i retroscena di quell’edizione del 1982: «Mi soffiarono la vittoria. Povera Mimì, isolata da tutti»

Ha voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, Giuseppe Cionfoli, ex frate francescano originario di Erchie, in provincia di Brindisi, oggi sessantasettenne, nei primi anni 80’ diventò una star della musica leggera italiana. L’apice della carriera fu nel 1982, quando partecipò al Festival di Sanremo con “Solo grazie” destinata a diventare uno dei brani più popolari tra i cattolici. A reggere il timone c’era il talent scout del presentatore di oggi, Amadeus: Claudio Cecchetto.

«Quell’edizione fu veramente vip – spiega Cionfoli a Mattia Pagliarulo su Dagospia – oltre a me c’erano in gara anche Claudio Villa, Anna Oxa, Albano e Romina Power, Mia Martini (“La evitavano tutti perché portava sfortuna…”), Zucchero e Vasco Rossi, quindi premetto che ho un bel ricordo. L’amaro in bocca mi è rimasto però nella nottata della finale, ora mi spiego meglio…dopo essermi esibito con il mio brano “Solo Grazie” io e il mio accompagnatore che poi diventó mio suocero ci siamo andati a coricare senza attendere che finisse la serata; nel bel mezzo della notte viene a svegliarci di soprassalto Amedeo, un collaboratore della CM di Bari, la piccola casa discografica con cui avevo il contratto per comunicarmi che proprio io avevo vinto il Festival di Sanremo».

Il racconto prosegue con il colpo di scena: «Mi disse di vestirmi veloce nello stesso identico modo in cui mi ero esibito sul palco e di correre in macchina al teatro Ariston perché c’era la mia proclamazione a breve.Poco prima di arrivare a destinazione mi comunicarono che il vincitore non sarei stato più io ma un altro cantante, mi sono classificato al quarto posto, nemmeno sul podio… . Poi però i numeri hanno parlato: due milioni e mezzo dischi venduti tra LP e 45 giri e in classifica fino ad agosto».

Cionfoli sostiene che gli fu soffiata la vittoria per un accordo sottobanco tra case discografiche che riguardava gli artisti dell’edizione successiva. Dopo questa decisione arrivò l’aut aut della Diocesi e il frate canterino decise di togliersi il saio e di dedicarsi solo alla musica e, poi, alla famiglia. Oggi è un nonno felice ma con l’amaro in bocca: «Per quest’anno avevo presentato ben due brani, “Oltre l’infinito” e “Cenerentola non c’è”, quest’ultimo brano era molto impegnato perché parlava di pedofilia e guarda caso sono stati scartati entrambi – racconta – ma ormai ci ho fatto il callo, quasi ogni anno io presento una o più canzoni e fatalità vengono sempre cestinate, non credo sia un caso… . Un ex frate che racconta di questa piaga della Chiesa avrebbe potuto essere più credibile di altri – e sottolinea – Papa Francesco su questo sta facendo una grande opera di pulizia e rinnovamento».

Cionfoli si scaglia anche contro Amadeus per non averlo incluso almeno tra gli ospiti (“Cosa c’entra Salmo?”) e lancia la sua proposta: «Fare “l’altro festival” in cui vengono proposte tutte le canzoni scartare, e poi sarà il pubblico a giudicare. Gli italiani in questo modo si accorgeranno di quante belle canzoni vengono scartate e quante canzoni brutte vengono ammesse alla gara solo per accordi contrattuali e favoritismi».