Povero ambientalismo, come ti hanno ridotto…

Incastrato e strumentalizzato da professionisti dello sviluppo (in)sostenibile e avvoltoi di vario tipo (specie a sinistra), l’idea che può salvare il mondo non riesce a salvare sé stessa. E in Veneto non va meglio

Se in un programma politico elettorale ci sono due idee, una è di troppo. Ma quali sono le idee possibili e praticabili? Ci sono due solide opzioni per le prossime regionali del Veneto: abbiamo già parlato dell’autonomia e del federalismo schierandoci apertamente a favore. L’autonomia e il federalismo sono: (a) un tema nel quale si riconoscono molti elettori veneti, come dimostrato dal successo del referendum del 2017, che non ha portato a nessun risultato a causa del centralismo della Lega e dell’inerzia del presidente Zaia; (b) è un tema trasversale che unisce i cittadini, purché ben articolato; (c) sta alla base di una riforma della politica e dell’amministrazione come molti veneti e italiani invocano. La seconda idea è la questione ambientale che potrebbe essere altrettanto trasversale.

Porre al centro della campagna elettorale la tutela dell’ambiente e della salute sarebbe una valida idea guida per un programma elettorale purché non sia infarcita di mille corollari e settarismi. Purtroppo, oggi è politicamente poco praticabile. Una quota elevata di veneti sarebbe pronti a votare un programma ambientalista: la sensibilità è molto cresciuta negli ultimi anni. Ma l’ambientalismo “politico” è perdente e mal collocato. Gli ambientalisti italiani appartengono a due categorie: i Verdi, che sono gli antichi reduci dell’estrema sinistra rivoluzionaria degli anni Settanta riciclatisi nel decennio successivo con l’ecologia. Il loro limite sta nel fatto di porsi contro il sistema. Questo potrebbe andare, ma lo fanno con un linguaggio e con obiettivi antagonisti e arcaici: non a caso i centri sociali li sostengono e ne sono sostenuti. Non riescono perciò ad allargare il consenso al di fuori di una minuscola nicchia.

Poi ci sono gli ambientalisti professionisti dello sviluppo sostenibile che hanno come obiettivo soprattutto la propria sostenibilità economica essendo diventati dipendenti dalla politica. I loro interessi, il loro stesso posto di lavoro, sono maturati nel corso di oltre trent’anni di militanza con la sinistra e il centrosinistra, senza alcuna apertura a un discorso più trasversale rivolto ai cittadini non schierati. Gli ambientalisti “auto-sostenibili” non sono indipendenti da appartenenze politiche e per questo sono al più blandamente riformatori. Finché governa la destra, si oppongono con una certa vivacità; quando arriva la sinistra diventano tolleranti e i leader ottengono poltrone in cambio dell’accondiscendenza. Nel Veneto, visto che la linea politica del centrosinistra è stata sempre quella dell’”opposizione amica”, gli ambientalisti “auto-sostenibili” sono stati anche più moderati che altrove. Invece, la questione ambientale richiede una trasformazione radicale e un’adesione ampia di cittadini. Ci aveva provato il Movimento 5 Stelle, ma anziché rilevare la parte positiva delle loro proposte ambientali sincere (e talora utopiste e velleitarie), s’è preferito combatterlo proprio mentre sulla base di temi ambientali conquistava città e comuni anche nel Veneto.

Ci sono state numerose crisi ambientali, tra cui ultimo il grave scandalo del Pfas. I cittadini si sono riuniti in comitati e hanno lottato contro l’inerzia delle amministrazioni per lo più leghiste e di centrodestra. Al momento del voto, tutti sono tornati a votare per i responsabili diretti dei disastri ambientali. I comitati civici si sono dispersi e, quando hanno tentato di fare una lista, non hanno ottenuto più che una manciata di voti nella più parte dei casi. Il centrosinistra, la sinistra e il Pd sono stati sempre divisi sull’argomento e non hanno quasi mai espresso una posizione univoca contro il degrado ambientale. Alcuni esponenti del Pd sono espressamente favorevoli a sottoporre la popolazione a rischi per la salute in cambio di posti di lavoro e sviluppo economico. Si può considerare la cosa ragionevole, ma non è ambientalista e non si vede come tali posizioni possano conciliarsi con quelle di altri i quali vorrebbero che l’ambiente fosse al primo posto nel programma del centrosinistra.

L’esito di queste contraddizioni sarà l’evaporazione dell’idea ambientalista in un coacervo di mediazioni e pasticci che non cambieranno il (sostenibile) “business as usual”. Se non si supererà il vecchio linguaggio, l’ambientalismo rimarrà confinato a un’ideologia superata e al tecnicismo conservatore senza ricadute politiche. Non sarà possibile esprimere una linea politica univoca che metta al primo posto la salute e la tutela ambientale sulla quale si troverebbero sostenitori anche tra chi vota Lega, destra e centro, ma non si identifica con linguaggi e proposte provenienti da ideologie e atteggiamenti che “inquinano” un’autonoma e nuova idea ambientalista.