LR Vicenza, il testacoda finisce in allungo

Hellas a parte, non un gran momento per le altre venete. Quella dei biancorossi è ormai una marcia trionfale verso la B

Magico Hellas. È proprio il caso di dirlo dopo il perentorio 3-0 rifilato al Lecce, sì quel Lecce che, alla faccia del suo quartultimo posto, una settimana prima aveva bloccato l’Inter costringendo i nerazzurri a una prova incolore. Al Bentegodi invece i 10 punti in più della squadra allenata da Ivan Juric si vedono tutti e magari anche qualcosa in più. I gialloblu, a cui manca il solo Zaccardo (sostituito ottimamente da Pessina, match winner all’andata), sono i dominatori della partita e progressivamente restringono al ruolo di sparring partner la squadra pugliese, già sconfitta a Lecce. Anche al Bentegodi viene fuori l’Hellas della cooperativa del gol: il primo è infatti firmato dal difensore Pawel Dawidowicz al 19’ e il secondo, un quarto d’ora dopo, dal centrocampista Matteo Pessina. Fra i due anche l’occasionissima che Kumbulla, anche lui di testa, spreca sottomisura. Nel secondo tempo l’Hellas nemmeno fa troppa fatica a controllare un Lecce irrecuperabile e, nel finale, Giampaolo Pazzini infila dal dischetto il suo terzo centro stagionale.

Serie B. Il conto stagionale fra Cittadella e Benevento si chiude in doppio rosso: due vittorie della capolista e un 6/2 per quello gol segnati-subiti. All’andata la squadra allenata da Pippo Inzaghi aveva sbancato con un 4-1 che sembrava aprire tristi prospettive per il Citta. Nel retour match è arrivato un 2-1 assolutamente immeritato per i granata. Sia perché il Benevento non è riuscito a giocare da capolista sia a causa di una opinabile espulsione a inizio di ripresa del difensore Adorni, che ha ovviamente penalizzato i ragazzi di Venturato. La partita vive praticamente solo nel 2° tempo, in cui si concentrano i tre gol e le altre (poche) occasioni. Il Cittadella becca due reti entrambe di testa, la prima dell’ex Gabriele Moncini, la seconda (nel finale) di capitan Christian Maggio. In mezzo il pareggio di Manuel Iori, che insacca da par suo il secondo rigore consecutivo. Il Citta non vince al Tombolato da quasi due mesi e ha per di più perso le ultime due. C’è da lavorarci su.Il rilancio? Ancora rinviato per il Chievo, visto che anche a Empoli è solo pareggio (1-1). Ma per arrivare in cima qualche partita fuori casa devi vincerla e questo, almeno finora, non è tanto nelle corde della squadra allenata da Michele Marcolini. Lo si legge nelle statistiche: 2 vittorie, 6 pareggi, 3 sconfitte, 12 punti. Il rendimento esterno peggiore delle prime 8, alla pari con l’Entella. In Toscana i veronesi, tanto per cambiare penalizzati dalle assenze (Vignato e Giaccherini), vanno sotto giusto a metà del primo tempo subendo una ripartenza dell’Empoli su cui si poteva fare meglio. Poi il Chievo cresce progressivamente, pareggia dopo 5’ della ripresa con Meggiorini (6° centro stagionale) e dà l’impressione di poter far suo il match. Non ci riesce anche perché Hervin Ongenda, l’attaccante finora unico acquisto di gennaio, nel finale spara alta una palla che sembra facile facile.

Il momento difficile del Venezia non s’interrompe nemmeno contro il Trapani, che pure sembra l’avversario giusto per tornare a vincere al Penzo dopo tre sconfitte e un pareggio. I siciliani, penultimi, hanno infatti una resa in trasferta modesta e, nelle ultime 4, hanno raccolto appena 2 punti. Invece niente da fare, per il Venezia arriva il quarto pareggio casalingo (1-1) e la squadra allenata da Alessio Dionisi diventa la peggiore del girone come rendimento interno. E mica che il Trapani abbia demeritato il pareggio, anzi ha costretto più volte Lazzerini a salvare con gran parate la sua porta. Bene, come sempre, Mattia Aramu, che firma al 25’ il suo sesto gol in campionato, ma da solo non può certo vicariare la stitichezza offensiva dei neroverdi. Il presidente Iacopina ha ancora qualche giorno di tempo per trovare un uomo-gol.

Se il voto più alto lo merita il portiere Stefano Minelli, evidentemente il pareggio (1-1) che il Padova ottiene sul campo del Carpi vicecapolista avrebbe anche potuto essere una sconfitta. In meno di una settimana sulla panchina biancoscudata Andrea Mandorlini non ha potuto far molto, ha quindi lavorato bene sull’agonismo dei suoi, che era scemato vistosamente nelle ultime prove con il predecessore Sullo. A Carpi, come in casa a metà settimana contro la Virtus, il Padova gioca un buon primo tempo e va anche andato in vantaggio con il difensore Anton Krešić (terzo gol stagionale), ma nel secondo tempo appalesa un vistoso calo di cui approfitta la squadra di Riolfi per arrivare al meritato pari, che non si trasforma in una rimonta per le prodezze -appunto- del portiere.

Il testacoda Rimini-Vicenza va come il copione prevede quando in scena ci sono un primattore e una comparsa. 3-0 per i biancorossi dopo i primi 45’, Guerra firma la prima doppietta stagionale. La capolista non fa comunque prigionieri e non può esimersi dal mortificare un avversario che già all’andata era sembrato di una pochezza imbarazzante. Sull’altra panchina c’era l’ex-Colella, a cui va riconosciuto un comportamento da gentleman verso la società che l’anno scorso non lo ha propriamente trattato con charme.

La Virtus Verona se la vede con la Feralpi Salò, una delle presunte grandi estive oggi ridotta a battersi per accedere ai play off. A cui aspira, ma da rivelazione del girone, anche la squadra allenata da Gigi Fresco. La Virtus perde 2-1 e non è un buon risultato in prospettiva, forse i veronesi scontano un po’ di stanchezza dopo un girone di andata a tutta velocità. La sola consolazione è il ritorno al gol di Raphael Odogwu che fa centro anche contro la squadra lacustre.

Nemmeno al 12° tentativo l’Arzichiampo riesce a violare il Menti. La speranza di farcela contro la Sambenedettese dura solo 20’, dal gol gialloceleste di Bigoli al 37’ al pareggio firmato da Grandolfo al 57’. Colombo invoca rinforzi. La risposta di Chilese quale sarà?

(Ph. Facebook – L.R. Vicenza)