Venezia, pensionato suicida dopo sfratto Ater. Pd: «Vogliamo chiarezza»

L’Ater avrebbe precisato che il caso dell’uomo era stato risolto e quindi il gesto estremo non avrebbe nulla a che vedere con questa vicenda

Tragedia a Venezia dove un pensionato sabato 25 gennaio si sarebbe gettato dal terzo piano del palazzo dove viveva. Dopo aver disposto l’autopsia, secondo quanto riportato dal Gazzettino la procura avrebbe avviato un’inchiesta per omicidio colposo per il momento senza iscritti nel registro degli indagati. L’uomo, infatti, sarebbe stato uno dei 1500 inquilini delle case popolari in zona Santa Marta e l’estate scorsa avrebbe ricevuto una lettera dove veniva comunicato il ricalcolo del canone e il rischio era quello di poter essere sfrattato. L’Ater avrebbe già precisato che nel caso del pensionato ogni questione relativa alla sua locazione sarebbe stata risolta e che quindi il gesto estremo non avrebbe nulla a che vedere con quella problematica.

Ora interviene anche Claudio Sinigaglia, consigliere regionale del Partito Democratico che chiede chiarezza. «Abbiamo appreso con sconcerto del suicidio di un pensionato, inquilino delle case popolari. Si parla di forte depressione dalla scorsa estate, dopo aver ricevuto dall’Ater la lettera di sfratto, che sarebbe diventato esecutivo entro i prossimi due anni. Se le motivazioni fossero confermate, sarebbe gravissimo: vogliamo sia fatta totale chiarezza e chiediamo a Zaia e all’assessore Lanzarin di riferire in aula. Non capiamo perché dopo la prima lettera in cui veniva annunciato il ricalcolo dell’affitto, inviata a 14mila famiglie, sia partita anche la seconda, visto che dovevano essere rivisti i parametri, come avvenuto a dicembre con le modifiche al regolamento. Considerato il parziale dietrofront della Giunta avevamo chiesto che l’applicabilità della legge fosse immediatamente sospesa in modo da non creare equivoci ed evitare ulteriori problemi a nuclei familiari fragili. Come è possibile che sia accaduto un episodio del genere?».

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