“Veneto che vogliamo”: «primarie di centrosinistra, non c’è più tempo»

Ostanel, portavoce del fronte di sinistra che sostiene l’ipotesi Lorenzoni come sfidante di Zaia: «possiamo vincere. Le Sardine? Spero diano una mano»

«Credo che Lorenzoni possa rappresentare il candidato di tutto il centrosinistra. Anche dell’area moderata». Lorenzoni Arturo, vicesindaco di Padova, è il candidato presidente del Veneto del rassemblement dei vari partiti e movimenti a sinistra del Pd, nome di battaglia: il “Veneto che vogliamo”. Da pochi giorni ne è portavoce la padovana Elena Ostanel, ricercatrice universitaria alla IUAV di Venezia ed ex consigliere comunale con”Sinistra con Padova” ai tempi di Zanonato sindaco. Dopo uno stacco dalla politica («non mi ritrovavo nel metodo»), Coalizione Civica, l’alleanza che sostiene Lorenzoni nel capoluogo patavino, l’ha convinta a rimettersi in gioco. «“Veneto che vogliamo” nasce da una proposta di Coalizione Civica e Orizzonti, due realtà di Padova portate a livello regionale. Dallo scorso anno è partito un percorso di assemblee nelle sette province venete, per recuperare le persone dei partiti o fuori, in ambito centrosinistra, e riorganizzarli. Fino ad avere coordinamenti provinciali e regionale».

Lorenzoni dopo la vittoria in Emilia del centrosinistra si è sbilanciato non poco: in Veneto si può battere Zaia con una coalizione allargata anche a Calenda e M5S. E ha sfidato Salvini a fare campagna elettorale qui. Però, permetta, Veneto ed Emilia non sono esattamente la stessa cosa.
C’è anche un nostro comunicato, del coordinamento regionale, che spiega come in Emilia abbia vinto una mobilitazione politica e pubblica diversa rispetto ad anni fa. Anche grazie ai movimenti di piazza, come le Sardine.

Quanto peso hanno avuto le Sardine sul risultato in Emilia?
Un peso enorme. E questo metodo usato in Emilia che ha riportato la gente a parlare di politica e a spendersi andando alle urne è esattamente quello che dovremo fare in Veneto. Cioè riconnettere persone lontane dalla politica che non si sentono rappresentate ma che possono essere riprese.

Bonaccini era il presidente regionale uscente, mentre in Veneto la guida è di uno Zaia fortissimo nei consensi. E l’Emilia è storicamente “rossa” mentre il Veneto era, e per molti aspetti rimane, “bianco”.
Infatti quello che ho visto in Veneto andando in giro per le province era molto diverso dall’Emilia. Ma ho trovato una cosa molto simile: le persone si sono allontanate dalla politica. Ricordo un’assemblea a Belluno, un ragazzo di 20 anni che ha dichiarato di non essere mai andato a votare perchè non si sentiva rappresentato. Questa è la parte che dovremo recuperare. Anche in Veneto l’astensionismo è alto, persone che si sono allontanate dal centrosinistra.

E come si fa a recuperare questi voti?
Più la coalizione sarà larga e inclusiva, più riusciremo a dare una risposta unitaria alla visione della Lega Nord in Veneto. Ma l’importante è coinvolgere la gente a partire dai temi. Un esempio: in Emilia ci sono tre capoluoghi con un livello di Pm10 superiore al limite, in Veneto sono sei su sette. Significa che la gestione regionale negli ultimi 20 anni, da quando c’è un governo di centrodestra, Galan e Zaia, non ha dato risposte concrete.

Ma allora com’è che il centrodestra vince sempre?
La questione non è tanto ideologica, quanto di contenuti. Vedi la decisione di Zaia di tagliare del 20% il Parco della Lessinia.

Non è una decisione proprio di Zaia. E’ stata promossa da tre consiglieri regionali veronesi, Enrico Corsi, Stefano Valdegamberi e Alessandro Montagnoli.
Ma quando si prendono decisioni su aree strategiche come questa non possono farlo tre consiglieri, serve un percorso di consultazione con i cittadini che permetta di comprendere come si vogliono rivedere i confini del parco.

Torniamo alle elezioni regionali: in Emilia c’era un candidato di centrosinistra uscente, in Veneto ad oggi non c’è una coalizione definita e non c’è un candidato. Non è tardi?
Noi siamo partiti a luglio, non è tardi per il nostro percorso di partecipazione. Rispetto alla candidatura sicuramente bisogna velocizzare, entrare nel vivo nella campagna elettorale. E bisogna farlo in maniera unitaria e in modo che tutti si sentano rappresentati dalla proposta del centrosinistra.

Sì, il vostro percorso civico è partito a luglio, ma siamo a fine gennaio e ancora i Veneti non sanno chi voteranno.
Ne abbiamo discusso anche all’ultima assemblea a Padova. E dobbiamo accelerare e arrivare presto ad avere un nome candidato presidente e anche la coalizione a sostegno.

Il Pd, solo adesso, chiede le primarie da più parti, Lorenzoni però non ne parla.
Ma noi non siamo contrari alle primarie, sono uno strumento di coinvolgimento.

Quindi il vostro è un “sì”.
Non è un “sì” e nemmeno un “no”.

E cos’è?
Bisogna velocizzare sul nome del candidato presidente e sulla coalizione e quindi le primarie non stanno nei tempi, avrebbero bisogno di molto più spazio per essere fatte.

Quindi è solo una questione di tempistica?
E anche perchè sarebbero divisive più che coinvolgere le persone che si sono allontanate. Perchè le primarie sono uno strumento di solito interno, che fa fatica a mobilitare le persone non già vicine alla politica.

Non è che ci sono timori sulla candidatura di Lorenzoni? 
La questione non è tanto sul nome, non abbiamo detto “c’è Arturo Lorenzoni come candidato, prendere o lasciare”. Il punto è come si decide il candidato e cioè in maniera condivisa se vogliamo coinvolgere più forze politiche.

Quindi nessun timore che dalle primarie non esca vincitore il nome di Lorenzoni.
Non abbiamo fatto questo percorso per lanciare il candidato Lorenzoni, che è già vicesindaco di Padova. E quindi non dipende se va bene a noi, al Pd o ad altri, ma dobbiamo capire qual è la figura migliore che rappresenta un movimento largo. Lorenzoni di sicuro ha queste caratteristiche e ad oggi non mi sembra siano usciti tanti altri nomi su cui misurarsi. Le primarie quindi non hanno tanto ragione di esistere per tempi e metodo.

Lorenzoni ha dietro voi tutti di sinistra, come può andar bene anche agli ultramoderati di Calenda?
Lorenzoni ha un profilo molto inclusivo, l’ho visto anche al lavoro in questi anni in giunta, ha competenza tecnica, ispira fiducia anche ad un elettorato che non è per forza il classico di sinistra quindi anche ai moderati e all’anima cattolica. Conosco Lorenzoni ed è una persona che tra l’altro sa lavorare di squadra.

Vi siete dati un termine temporale per decidere il candidato?
No, noi stiamo andando avanti con le nostre assemblee e speriamo che dalla direzione del Pd il 31 esca una decisione.

Si parla di coalizione allargata anche al M5S, a cui forse siete più vicini rispetto al Pd per tematiche ambientali in primis. Quasi un paradosso visto che la coalizione con loro non è definita anzi loro pare che loro non vogliano.
I temi su cui lavorare, tipo sanità pubblica, potenziamento forte trasporto pubblico locale a livello regionale, attivazione di nuovi posti di lavoro, accomunano un campo largo del centrosinistra. Si tratta di mettere giù le proposte e partire da qui e tra i gruppi che ci stanno ci sono Pd e M5S insieme.

L’elettore di sinistra, se non vede fatti, potrebbe anche scegliere di starsene a casa.
Presto l’idea del candidato presidente e di coalizione ci sarà. Noi abbiamo più di 2000 iscritti non a caso, grazie ad un percorso di coinvolgimento nelle sette province dove ci sono coordinamenti dalle 5 alle 13 persone in ognuna che stanno lavorando da un po’ per coinvolgere la gente.

Manca anche il programma.
Quello è ormai definito. Su proposte concrete. Perchè sembra che in Veneto ci sia un buon governo di Zaia ma se si guarda concretamente per esempio l’aria che respiriamo… o pensiamo ad aree interne come il Comelico o il Delta del Po, per le quali c’era una strategia nazionale di ripopolamento. Su questo non c’è stato un buon governo ma le persone si sono allontanate dalla politica e non lo vedono.

Diciamola tutta: il centrosinistra sta pensando a come perdere il meno peggio possibile, in Veneto.
Non è il nostro pensiero. A Padova abbiamo preso il 23% come Orizzonti e Coalizione Civica, più della singola lista del Pd. Quando siamo partiti non sapevamo dove saremmo arrivati ma abbiamo fatto un ottimo risultato e quel metodo si può replicare anche in Veneto. Non facciamo qualcosa solo per fare bella figura.

Padova non è il Veneto. 
Io credo che si possa fare come dice Lorenzoni. Se non pensassi di poter vincere, non dedicherei le ore libere per fare politica. E se noi facciamo un buon lavoro di mobilitazione porteremo molte più persone a votare. Lavoro che non stiamo facendo solo noi ma anche i FFF e le Sardine, soprattutto tra i giovani.

Vi aspettate che le Sardine vi diano una mano?
Si, possono fare come a Bologna cioè riportare le persone a riavvicinarsi ai temi della politica. E’ un po’ il loro mandato, sono molto contenta che esistano e che continuino a lavorare anche in Veneto.