Tav veneta non conviene (e può far gola alle mafie). E le aziende scappano

Bandi snobbati. Il rischio è allargare troppo le maglie. Fra cui possono insinuarsi le infiltrazioni criminali

Deserti, i due bandi di gara per la costruzione della galleria Lonato-Desenzano del Garda, tratto bresciano del Tav che dovrebbe futuribilmente collegare Milano con Venezia. E stato aperto un bando bis, che scade il 4 febbraio. Secondo il presidente del consorzio di promozione della Tav Transpadana, Franco Miller (Confindustria), il motivo sarebbe, eufemisticamente, nei margini troppo bassi e nella complessità dell’opera (Corriere Veneto, 23 gennaio).

All’origine dell’impasse è la fretta dell’allora ministro dei trasporti, Graziano Delrio (Pd), che doveva presentarsi alle elezioni politiche del 2018 come l’uomo del fare. Ma fare cosa? Un progetto approvato nonostante il parere negativo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, senza contare le incredibili valutazioni di una commissione VIA del Ministero dell’Ambiente, di nomina del governo Berlusconi nel 2008, destituita dal ministro Costa nell’agosto del 2018, ma ancora operativa perché il presidente della nuova commissione non è stato ancora nominato. O per tacere dei gravi limiti della società d’ingegneria delle ferrovie Italferr, che svolge il compito di supervisore dei progetti esecutivi presentati dal contraente generale, che nel caso specifico è la Snam del gruppo Eni.

Le aziende snobbano la “Grande Opera” semplicemente perchè il rischio d’impresa è troppo alto, data la natura idrogeologica dell’area: tra Lonato e Brescia parliamo di una galleria lunga 7,3 Km con interferenze importanti su quattro falde acquifere e il pericolo di lasciare a secco 100 mila abitanti. Non solo, ma può esserci anche la preoccupazione per le possibili infiltrazioni di cosche criminali, che possono condizionare le società che partecipano alle gare per incrementi dei prezzi a base d’asta e premendo sul committente per modifiche sostanziali all’appalto.

Come ha confermato anche la cronaca recente, l’allarme ‘ndrangheta interessa in forma direttissima il Veneto: nella relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) inviata al Parlamento nella scorsa estate (forse non l’hanno vista né i gruppi parlamentari veneti, né Salvini come ministro dell’interno, e nemmeno l’ex ministro grillino Toninelli) si citano il porto di Venezia-Marghera, l’aeroporto Marco Polo e la Pedemontana veneta come opere pubbliche sulle quali si concentra l’attenzione degli investigatori. Qualche anno fa, per il tratto Verona-bivio di Montebello c’è stata già una interdittiva antimafia. Le imprese a posto con la legalità e la coscienza, forse qualche problema se lo fanno.

(Ph. Imagoeconomica)