Parco Lessinia, il presidente: «Attenzione, il rischio è aprirlo alla caccia»

Campostrini: «Gli ambientalisti pensano a fiori e uccelli, e a chi ci vive no?». E a Zaia dice: «Troppa burocrazia, c’è bisogno di promozione»

«C’è disinformazione, si è dato fuoco all’argomento senza spiegare cosa stava succedendo». Raffaello Campostrini, sindaco di Sant’Anna d’Alfaedo, Comune veronese al confine tra Valpolicella e Lessinia, è presidente del Parco naturale regionale della Lessinia da novembre 2019. Ci tiene a mettere una serie di puntini sulle “i” sulla polemica di questi giorni riguardo la proposta di legge regionale 451 dei consiglieri di maggioranza che sostiene il governatore Zaia, il trio Valdegamberi, Montagnoli e Corsi. Campostrini, che vive «a 30 metri dal confine del parco, in una delle contrade più alte con 9 residenti», attacca: «il parco non è un mondo naturalistico intoccato: gli ambientalisti parlano dell’uccello, del fiore. E gli uomini che ci vivono? Qui ci sono case, malghe, aziende. Sarebbero bello che finalmente ci mettessero allo stesso livello di flora e fauna».

Pericolo caccia

Il dibattito si è scatenato sulle “aree contigue”, ovvero sui confini, portando a una marcia organizzata a loro difesa fino all’intervento i ieri del presidente Zaia che prova a mettere un punto («l’area non si tocca»). Ma c’è un aspetto rimasto sottotraccia: il pericolo della caccia. «Detto che la caccia andrà comunque normata nelle aree contigue e che la proposta di legge andava soltanto a individuarle non certo ad aprire alla caccia libera, c’è un altro retroscena importante – rivela il presidente –  per il Parco della Lessinia è in corso la Vas (Valutazione ambientale strategica), che una volta approvata, dopo un percorso avviato nel 2015 e motivato dallo squilibrio faunistico creato dai cinghiali, potrebbe aprire la caccia su tutta l’area del parco. Di cosa stiamo parlando quindi? Gli ambientalisti a saperlo forse avrebbero potuto considerare che erano meglio le aree contigue». Ambientalisti che hanno puntato il dito anche sulla possibile cementificazione. Campostrini ironizza: «Mi viene da sorridere. Noi abbiamo difficoltà a tenere qui la gente, ci sono persone che ci chiedono continuamente di togliere le aree edificate. Abbiamo case in vendita a 25mila euro che nessuno vuole più. Non c’è interesse a costruire, chi potrebbe investire soprattutto sui vaj? Sono assurdità».

Né comitato scientifico né direttore generale

Sulla proposta di legge 451 ricorda che la vicenda parte nel 2016 a Venezia su proposta del consigliere regionale Valdegamberi «perchè la legge nazionale chiedeva di individuare, oltre alle aree del parco già definite ovvero area di riserva orientata, che ha maggiori vincoli, e aree agro-silvopastorali, anche le aree contigue che vanno considerate zone comunque interne. Allora sindaci e comunità si erano espressi nei consigli comunali ma tutto questo non si è tramutato in legge». A luglio del 2019 arriva così la nuova proposta che però «prevede anche la rizonizzazione e la georeferenziazione del parco, finora i segni erano rimasti sulla carta senza mai indicare confini precisi, rendendo difficile interpretazione e gestione dell’area. Forse l’errore è stato fatto nell’iter, prima si dovevano normare le aree contigue e poi si doveva procedere con la loro individuazione. Un passaggio che si farà adesso probabilmente». Uno sicuramente è già stato messo in atto: il presidente della commissione regionale Francesco Calzavara ha scritto all’ente per chiedere che si esprima con delibera ufficiale. «La richiesta è arrivata. Ci prenderemo il tempo che serve. Perchè un conto è un’espressione politica di intenti, un altro è una verifica dei confini e la valutazione dell’aspetto tecnico. Il nostro ente è in fase di avvio. Non abbiamo un comitato tecnico-scientifico che possa darci un parere. E non abbiamo ancora un direttore. Prima di procedere chiederemo un confronto con la Regione, per chiarezza, per valutare vincoli e tutele delle aree contigue». Secondo Pd, ambientalisti e altre forze politiche il parco con le aree contigue si riduce da 10.000 a 8.211 ettari mentre Valdegamberi sostiene che si allarga di 50: «Il problema – spiega Campostrini – è l’interpretazione delle aree contigue. Secondo gli ambientalisti non sono aree del parco, perchè hanno meno vincoli e perdono alcune tutele. Ma di fatto la norma chiarisce che ne fanno parte e dentro non puoi certo farci quello che vuoi. Per i sindaci significa una migliore gestione del parco. Questa proposta di legge poteva essere l’occasione giusta per accogliere le istanze del territorio che ha sempre considerato il parco calato dall’alto».

«Zaia, servono investimenti e nuovi fondi»

Zaia intanto ha annunciato di voler fare marcia indietro, evidentemente irritato dell’iniziativa dei “suoi” consiglieri. Campostrini non l’ha ancora sentito: «Non direttamente, ci stiamo confrontando con assessori e consiglieri. Che sia arrabbiato con i tre firmatari l’ho letto sui giornali. Chiaro che è diventata una questione politica. Il Pd e la parte ambientalista fanno la loro strada, cosa c’è di meglio se non cavalcare un tema così in questo periodo? Forse anche i firmatari di legge hanno sbagliato i tempi ma gli altri stanno sfruttando il momento». Per il presidente del parco il presidente della Regione «oltre a darci una mano sullo squilibrio causato dai cinghiali, servirebbe una promozione del territorio che passa attraverso investimenti e nuovi fondi. Non è giusto che chi ha malghe e case dentro al parco abbia vincoli pesanti e una burocrazia stringente rispetto a chi ce l’ha 50 metri più avanti ma fuori. Se dobbiamo valorizzare il parco dobbiamo dare degli strumenti, degli incentivi ad investire».