Coronavirus, professore padovano: «Preoccupa la rapida diffusione»

Il virologo Burioni: «I primi due casi in Italia cambiano tutto e non cambiano niente. Le prossime due settimane saranno cruciali»

Giorgio Palù, professore ordinario di Microbiologia e virologia all’università di Padova ed ex presidente della società europea italiana di Virologia ha commentato la situazione del coronavirus con delle notizie piuttosto positive: «Ci sono dei farmaci antivirali che sembra funzionino. Ed essendo questi medicinali già in commercio e testati per la loro sicurezza, credo sia più rapido disporne rispetto a un vaccino che si può produrre anche in due settimane. Molti centri ci stanno già lavorando, il problema è che bisogna provarne la sicurezza, e dunque studiarli su centinaia di persone, per poi testarne l’efficacia. Di solito ci vogliono 10 anni. Per questo virus, che ha una bassa mortalità, bisogna anche considerare che è in grado di ricombinarsi e questo potrebbe rendere i vaccini messi a punto inefficaci».

Il coronavirus, secondo il professor Palù, «è allarmante per quanto riguarda la diffusione rapida ma è tranquillizzante perchè sembra avere una mortalità molto bassa. Su Science di oggi epidemiologi di Hong
Kong, londinesi e americani, sulla base dello studio del ciclo di infezioni accertate, ipotizzano che i casi siano di alcune decine di migliaia. Il ciclo di replicazione di questo coronavirus è molto rapido ed è già stata accertata una capacità infettante superiore a quella della Sars, oltre a un’ampia capacità di contagio umano, con una mortalità, però, piuttosto bassa, dell’1-2%».

Secondo il virologo Roberto Burioni «le prossime due settimane saranno cruciali e sapremo quanto è stata efficace la nostra organizzazione volta ad impedire i contagi. I primi due casi confermati in Italia cambiano tutto e non cambiano niente. Cambia tutto, perché il virus c’è. Capiremo se ci saranno stati altri contagi. Allo stesso tempo, però, non cambia niente. La partita principale, quella che sta davvero decidendo le sorti di quest’epidemia si sta giocando in Cina. Se si riuscirà a controllarla lì, allora ecco che i casi al di fuori del Paese del Dragone continueranno a essere limitati. Se invece questo non succederà e l’epidemia raggiungerà altri Paesi con sistemi sanitari non particolarmente efficienti, allora ecco che la situazione potrebbe precipitare. E’ proprio questo a non doverci fare allarmare più di tanto. Il nostro sistema sanitario ha la capacità, con la sua capillare rete a vari livelli, di far fronte a casi sporadici che potranno comunque presentarsi nei prossimi giorni».

Fonte: Adnkronos

(ph: shutterstock)

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