Vicenza capitale italiana della cultura? Possibile. Ma serve un cambio di mentalità

Non basta una mostra all’anno in Basilica Palladiana: bisogna trovare nuovi spazi. Recuperando gli edifici abbandonati

Chi pensa che Vicenza, città del Palladio, uno dei centri più prestigiosi dell’architettura rinascimentale e sede del Centro Internazionale di Architettura Andrea Palladio, città nella quale pittori come Giovanni Bellini e Gian Battista Tiepolo hanno lasciato memorabili capolavori, non meriti l’ambito riconoscimento di Capitale italiana della Cultura? Ma non sarà facile ottenerlo, mancando le condizioni generali che esaltino l’indiscussa eccellenza del suo ineguagliabile patrimonio storico-artistico.

Bisognerebbe supportare questa eccellenza con progetti di ampio respiro, di rigenerazione urbana della città, creando, come è avvenuto a Parma, «“distretti socio-culturali ” dislocati tra il centro storico e i quartieri della periferia e legati al recupero di monumenti ed edifici storici, di aree industriali, di parchi» (Michele Guerra, Assessore alla Cultura del Comune di Parma). Bisognerebbe promuovere politiche di tutela del territorio, dando nuove prospettive di vita alla comunità, che superino l’anno in cui si celebra l’evento. C’è, insomma, un gran lavoro da fare per avviare, attraverso la cultura, un processo di inclusione e di partecipazione.

La Basilica Palladiana, monumento in sé prestigioso, è indubbiamente il punto nevralgico in cui concentrare le maggiori manifestazioni. Il Teatro Olimpico è la magica scena in grado di ospitare gli spettacoli più esclusivi, rispettandone l’originaria vocazione. Ma questi edifici-simbolo non bastano da soli a caratterizzare il tempo della cultura e a farlo vivere ai suoi abitanti. E anche quando il Museo Civico avrà recuperato tutte le sue funzioni, dopo decenni di lavori a singhiozzo, difficilmente riprenderà quota se non saranno risolti gli annosi problemi della gestione e dei servizi.

Il tempo, che passa veloce, costringe a guardare il mondo in modo diverso, a cambiare di mentalità. La partecipazione e la libertà espressiva delle giovani generazioni richiedono un approccio diverso con la cultura, e le loro istanze non possono più attendere risposta. Insomma, la città deve elaborare progetti nuovi, trovare nuovi spazi fruibili che svolgano una funzione multiculturale secondo le esigenze della vita moderna. Nel quartiere delle Barche si è fatto il possibile, decenni fa, per risanare una delle zone più depresse del centro storico, recuperando pregevoli testimonianze di epoca prepalladiana. Ma i risultati sono stati deludenti. Non si è riusciti a creare un insediamento abitativo e commerciale che rivitalizzasse l’ambiente, scongiurando il pericolo di ricadere, come è successo, in un degrado ancor peggiore.

Proprio lì vicino si trovano i ruderi a cielo aperto dell’ex Macello comunale. Nessuno ha posto rimedio a tale sconcio. Eppure, a due passi, c’è Palazzo Chiericati, c’è il Teatro Olimpico. Intorno a piazza Matteotti poteva sorgere un polo museale di tutto rispetto, comprendente l’arte contemporanea, che è impossibile accogliere al Museo Civico, Pinacoteca che ha altre funzioni. Ma quanti nobili edifici, dismessi e fatiscenti, potrebbero essere recuperati per utili destinazioni? Per sconfiggere l’immobilismo che paralizza la città, umiliandone la spiccata vocazione culturale, si impongono scelte coraggiose. Costruire il Teatro Comunale non è stata impresa facile e indolore, ha comportato sacrifici e rinunce. Ma si è rivelata una carta vincente, premiata dal successo, e oggi gestita molto bene. Dell’ex Fiera ai Giardini Salvi e dell’ex scuola elementare Giusti si è molto parlato, anche con proposte concrete, ma non si è concretato nulla. E pensare che ci troviamo in un punto strategico della città, a due passi dalla Stazione ferroviaria, posizione ideale per un insediamento museale.

Se si crede che basti una mostra all’anno in Basilica Palladiana per risvegliare l’interesse della città e richiamare i turisti, ci si illude di grosso. Solo un’illuminata coscienza civile, che si faccia carico dei problemi, riuscendo a risolverli, farà uscire la città dalla palude in cui è invischiata. Certo, da soli non si può far nulla. Per realizzare cose importanti, bisogna stringere rapporti tra pubblico e privato, tra imprese e culture, aperti a contributi di personalità e intellettuali italiani e stranieri.

(ph. https://thepalladiantraveler.com)