Epidemia di stupidità

I fatti non dovrebbero creare allarmi. Invece è già panico generale. Facile individuare le vittime del virus rincretinente: portano la mascherina qua, dove non serve a un beneamato

Non chiamiamola psicosi, chiamiamola con il suo nome: stupidità. Le evidenze finora riscontrate sull’epidemia da coronavirus originata a Wuhan in Cina parlano di alcuni semplici fatti:

1) il bacillo si trasmette oralmente attraverso sostanze organiche, in pratica mettersi in bocca, magari inavvertitamente, quel che resta in giro da tosse o starnuti o da mani sporche, non per via aerea come fosse un miasma gassoso;

2) i contagiati devono esserlo stati in quanto venuti a contatto con chi ha contratto il virus nel suo focolaio cinese, e difatti i pochissimi casi in Europa e in Italia sono di questo tipo, non c’è diffusione estesa come se fossimo tutti andati nella Repubblica Popolare o avessimo abbracciato sbaciucchiandoci con qualcuno di ritorno da lì, di qui la prudenziale quarantena per coloro che vi provengono, nulla di più;

3) come direbbe il sommo e insopportabile professor Roberto Burioni si certifica che psicologicamente il tasso di moralità è al 3% (idem la mortalità, mentre la febbre normale, diciamo così, è all’1%), ma è sufficiente lavarsi le mani per mettersi al sicuro anche dai cosiddetti asintomatici, mentre indossare le mascherine serve solo a chi ha già il virus, indi per cui la calca che le ha fatte esaurire, anche qui in Occidente, è un sintomo di cretinismo di massa difficilmente giustificabile, benchè facilmente comprensibile proprio a cagione di quell’istinto primordiale che fa regredire l’homo sapiens sapiens a homo stupidus stupidus: la paura;

4) le misure igienico-sanitarie prese per esempio negli hotel come a Verona rappresentano già un massimo di precauzione a livelli per nulla italiani, diciamo svizzeri o prussiani, come la corsa del governo Conte a istituire lo stato di emergenza addirittura nominando commissario il capo della Protezione Civile: tutti provvedimenti utili più a sedare l’isteria popolare, che a fermare una pandemia che a meno di novità sul suo sviluppo, non dà pericoli in mezzo a noi;

5) i guai seri a danno della globalizzazione sono per l’economia turistica e dei trasporti industriali da e per la Cina, ma è da sottolineare che le autorità di Pechino, a quanto pare, ci abbiano messo un po’ troppo a far scattare l’allarme là dove sì c’era bisogno di intervenire subito (e sentire il presidente Xi Jinping, al vertice di uno Stato che si definisce ancora comunista, evocare un «demone» per spiegare l’infezione, non fa neanche sorridere: ormai non ci sono più neanche gli atei marxisti di una volta);

6) qualche sparuto complottista di professione ha tirato fuori chissà quale piano per mettere in difficoltà il Dragone rivale degli Usa, naturalmente senza uno straccio di prova: e niente, fa già ridere così, ma per sicurezza, si facciano curare.

Consigli? Lavatevi di più quelle mani, anzi approfittatene per farlo più spesso dopo averne toccato certe che purtroppo si è costretti a stringere controvoglia, ovvero quelle di taluni rispettati figuri che si sa benissimo appartenere a rispettabilissimi – moralmente parlando – sporcaccioni. E fatevi un bel giro nella vostra scatola cranica alla ricerca dei neuroni rimasti, se siete di quella specie umana irrazionale che si fa prendere dal panico davanti ai tg. Voi non lo sapete, ma siete già morti. Morti cerebrali. Vi si riconosce subito: deambulate nelle nostre città con la mascherina in faccia. Dálli all’untore (di idiozia)!

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