«Venezia non è un’azienda»

L’attrice Ottavia Piccolo sull’ipotesi di un suo impegno: «La politica non è il mio mestiere. Salvo la Sardine: sono stufa di votare il meno peggio». E sulle regionali: «Il centrosinistra che fa? Boh»

Nel 2021 festeggerà 60 anni di teatro, da quella prima volta a 11 anni. «Mia madre mi ha portato ad un’audizione per “Anna dei miracoli” di Squarzina e da lì è iniziato tutto». Ottavia Piccolo ci parla da Venezia, dove risiede da 22 anni. Una lunga carriera con molti riconoscimenti, fra cui il “Prix d’interprétation féminine al Festival di Cannes” nel 1970 con “Metello”, il “Nastro d’Argento” alla migliore attrice protagonista con “La famiglia di Ettore Scola nel 1987, un “David Speciale” ai David di Donatello e un Globo d’oro. E’ stata diretta da registi come Giorgio Strehler, Luca Ronconi, Mauro Bolognini, Gabriele Lavia, Ettore Scola, Franco Amurri, Pupi Avati, Margarethe Von Trotta. Dal 2014 è stata membro del corpo docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. In questi giorni sta completando la tournèe con “Occident Express” e sta riportando in scena “Donna non rieducabile” in cui sul palco veste di panni di Anna Politkovskaja, la giornalista che documentò la guerra in Cecenia e la recente storia russa, uccisa nel 2006. «Ho ancora qualche spettacolo a marzo – precisa – e poi sono libera. In realtà sto lavorando ad un progetto teatrale ma non posso anticipare nulla. Sarà qualcosa di bello, in scena anche a Venezia e Padova, quindi Veneto, Trentino e poi altrove. Di più non posso dire». A Venezia, e al Lido in particolare, dove vive da anni, si sente a casa: «Qua c’è un controllo sociale notevole, è meraviglioso. E non solo con gli amici. Esempio, il bar che non ti vede la mattina ti telefona a casa e si preoccupa: come mai oggi non sei venuta? Sono legami forti». Tra cinema, teatro e televisione (sceneggiati e conduzioni) il suo cuore batte soprattutto per il teatro. E non solo perchè sta sul palcoscenico da quasi 60 anni. «Il teatro mi ha dato le maggiori soddisfazioni e continua a darmene. Ora posso fare le cose che mi piacciono e nel teatro posso incidere sul testo, sulla produzione. Insomma, mi fa sentire meno squillo come dico io, nel senso che il nostro lavoro è fatto di attesa di una telefonata: ti chiamano e vai. Invece ora con il teatro posso fare qualcosa di più mio. Il cinema ha altre dinamiche».

Con il cuore sempre a sinistra

La Piccolo, impegnata nel sociale e che non ha mai fatto mancare la sua opinione anche in politica, guarda all’Italia attuale e la boccia: «la vedo indietreggiare culturalmente. Perchè quando leggi da un sondaggio che il 15% degli italiani pensa che la Shoah sia un’invenzione, vuol dire che stiamo andando indietro invece che avanti. La scuola, la famiglia, il mondo della cultura che si è un po’ arrotolato su se stesso.. non so cosa sia successo ma è disperante. E non è colpa dei giovani. Quasi mai nessun 13enne o 15enne va a teatro da solo se non sono la famiglia, la scuola, gruppi di comunità che investono in queste cose. E’ colpa di chi non dice, di chi non spiega, di chi attraverso i social veicola non tanto fake news ma fake stories, cioè racconta qualcosa che non esiste e un mondo che non c’è. La cosa grave è che la gente genericamente non legge e non si informa e le giovani generazioni, e non solo, non capiscono quello che leggono. Me ne accorgo ogni giorno». In generale, «l’immagine oggi non è di una politica aperta a quello che succede intorno e la disaffezione delle persone è per colpa della politica stessa, perchè nessuno si sente rappresentato e quindi non va a votare. Sono dovute arrivare le Sardine per far capire alla politica che la gente ha voglia di ricollocarsi da qualche parte. Penso siano una cosa meravigliosa. Ho grande fiducia nei giovani. Adesso stiamo domandando alle Sardine di impegnarsi come se fossero un partito politico, che non sono e non è quello che vogliono. Il loro ruolo è stimolare la gente a partecipare, ma non gli si deve chiedere di più. Le Sardine sono sicuramente vicine alla sinistra, ma non si può pensare che in blocco entrino tutte nel Pd o in qualsiasi altro partito che gli dovesse fare i ponti d’oro». Ma oggi la sinistra esiste ancora, o basta disprezzare Salvini per sentirsi di sinistra? «Per me la sinistra esiste ancora, i valori nei quali ho sempre creduto sono gli stessi. Sono i partiti, anche a sinistra, che hanno disatteso le mie, e non solo mie, richieste. Salvini? Non ho nessuna stima per il politico. Io ho sempre votato a sinistra e continuerò a farlo ma vorrei poter avere una legge elettorale che mi permettesse di votare le persone che si presentano con dei programmi e non con degli slogan e basta. Sono stufa di votare il meno peggio, vorrei dare i voti a qualcuno che stimo fino in fondo, preferibilmente una donna».

Candidata? No, grazie

«In questo periodo alcune persone a Venezia, visto che tra un po’ ci saranno le elezioni amministrative, mi chiedono perchè non mi presento. Io faccio un’altra professione. Il sindaco o l’assessore sono mestieri importanti, non qualcosa che fai perchè sei conosciuto in qualche ambito». In una recente intervista il regista Gianni De Luigi ha ipotizzato come candidato sindaco di centrosinistra Cristiano Chiarot (a lungo sovrintendente della Fenice) e una giunta proprio con Ottavia Piccolo assessore alla cultura. L’attrice mette l’altoltà: «Non lo farei, comunque lo ringrazierò se dovessi incontrarlo. Ma le persone che hanno letto non hanno capito, mi hanno detto: allora ti presenti come sindaco? Ma come? Avete visto bene l’articolo? E l’esempio di quello che dicevo. Siamo ad un livello di superficialità, per non dire ignoranza, delle parole che è disperante». Sul sindaco Brugnaro, da veneziana ormai d’adozione, ha un’idea ben precisa: «Per le cose che dice e per alcuni risultati che ho visto sulla città credo sia probabilmente un buon imprenditore ma non sa assolutamente gestire una comunità, che non è un’azienda. A Venezia molte cose sono state abbandonate dal punto di vista dell’accoglienza, delle battaglie contro la violenza sulle donne. L’immagine della città non fa pensare ad un’amministrazione lungimirante perchè si continuano ad aprire alberghi e a cancellare negozi di quartiere. Si dice tante volte “faremo, faremo” ma poi tutto va nella direzione di una monocultura del turismo che ha ucciso Venezia. Vivendo al Lido si nota un po’ meno ma quando vado a Venezia è una vera sofferenza». Ha aderito alla campagna “Enjoy respect Venezia”: Venezia non è un museo e nemmeno un parco giochi. «Lo diciamo tutti – continua – poi però un po’ di colpe i veneziani ce l’hanno perchè quando muore la nonna la prima cosa che si pensa è affittare la casa in b&b o in nero e nei negozi se arrivano dei signori con i soldini si vende».

Amore per il Veneto

Il Veneto andrà alle elezioni, come Venezia, tra qualche mese. La Piccolo è innamorata del veneto, con una punta di disincanto: «Del Veneto mi piace tutto, dalle sarde in saor al Raboso, è una regione meravigliosa. Probabilmente ha scontato una fortissima ascesa negli anni d’oro e adesso arranca un po’ dal punto di vista infrastrutture, piccole aziende. Diciamo che era un motore e sta diventando una carretta, forse bisognerebbe cambiare qualcosa e ripartire dalla cultura. Che non vuol dire quanti libri leggi ma come ti impegni per la tua comunità. Alle elezioni regionali vorrei votare qualcuno di cui mi fido e che conosco. Il centrosinistra che fa? Ecco appunto, boh… Chi sarà l’alternativa a Zaia non si capisce. Sto aspettando anch’io come tutti i cittadini. Spero nei giovani».

(ph Shutterstock)