Filosofia delle Sardine: dal bon ton ai Benetton

Poveri Santori & C, incompresi e vilipesi per una scivolata di cui non hanno capito neanche loro il motivo e la portata. Peggio della malafede c’è solo l’ingenuità

Sardine, o della miseria del fighettismo politico. Qua è peggio, molto peggio di quel che si pensi: questi non è che ci fanno, ci sono. Ricostruiamo le ultime vicende, dando pure credito alla versione protocollare: i capi-Sardina, Mattia Santori in testa, ricevono l’invito da Oliviero Toscani, fotografo ufficiale dei Benetton, a recarsi in visita a Fabrica, il centro sperimentale di creativi in quel di Ponzano Veneto, per «ragionare su come innovazione e comunicazione politica possano dialogare e aiutarsi a vicenda». Un confronto fra comunicatori, insomma. Non volevano mica parlare di «concessioni autostradali» o «tematiche sociali e ambientali legate alla produzione di abbigliamento». Nè tanto meno, modestamente, erano «in grado di riaprire la trattativa tra governo e Autostrade in sole quattro ore». Anzi, discutere di creatività non equivale a «un endorsement a un modello di sviluppo che in tante occasioni ha dimostrato di essere non sostenibile». Dopodichè lasciano ritrarsi assieme a Toscani e a Luciano Benetton, che per carità è solo passato di lì a salutare (sic), ma le immagini, pubblicate dagli esperti di comunicazione di Fabrica, fanno il giro del web, scatenando il ludibrio generale per la scelta, non imposta da nessuno, di mostrarsi tutti sorridenti vicino al patron del gruppo che tramite Atlantia è oggetto di odio popolare – e con buone ragioni – da quel 14 agosto 2018 in cui venne giù il ponte Morandi di Genova.

Ora, facciamo l’analisi fattuale. Toscani, noto odiatore di Salvini (per inciso: l’odio in sè non ha nulla di male, è legittimo odiare, basta non travalicare nel codice penale), e a te Sardina-capo già ti attraversa un fremito: quale onore, ormai siamo nell’empireo dei big. Ci contatta perchè vuole organizzare un incontro al fine di chiacchierare un po’ di come si comunica nella politica-spettacolo, e tu che fai, non ci stai? Certo che no: ti fiondi. Poi quando sei lì ti viene detto: perchè non scattiamo una bella foto-ricordo? E tu mica puoi sottrarti, non sarebbe gentile, e la gentilezza, il bon ton, l’educazione sono per te addirittura un programma politico, anzi il tuo solo programma politico. Poteva venirti il dubbio che un’azienda proiettata sul presente e ancor più sul futuro, che ha come suo fondatore, oltre a Lucianone Benetton, anche il Toscani di mestiere fotografo, potesse mettere online l’istantanea dell’idillio? Forse sì, ma tu Sardina non ci hai pensato. Del resto pensare non è esattamente il tuo forte. Non hai pensato a ciò che rappresentano i Benetton nell’immaginario di massa, dopo i 43 morti di due anni fa (o anche, se avessi fatto un po’ di fatica documentandosi con qualche click prima di fissare i meeting, riguardo alla tristissima vicenda dei Mapuche in Argentina). Ma per fortuna sei uno che combatte le fake news, tu. Peccato che queste non siano fake news, ma fatti, tremendi e pesanti.

Ma Fabrica è un «centro di sovversione culturale», tutto il resto non conta. Come non conta che vivaddio una di voi capi-branco, Jasmine Corallo, abbia definito «sbagliata e impropria» l’improvvida mossa, anche se poi ha subito aggiunto: «dobbiamo guardare avanti». Come dire: sì, abbiamo pestato una bella merda, ma chi se ne importa. Tanto, se qualcuno critica sui nostri gruppi chiusi su Facebook, noi li espelliamo: evviva il dialogo. La coerenza etica? E chi se ne stra-importa: a noi non frega nemmeno di quella logica. Da una parte diciamo che non appoggiamo un modello di sviluppo insostenibile, ergo tutti penseranno che per noi i Benetton impersonificano un sistema economico da condannare. Però ci giustifichiamo con la scappatoia di aver voluto affrontare altrimenti argomenti, e contemporaneamente non smentiamo Toscani quando dichiara che «ci sono filosofie comuni», in quanto i Fabrica-boys hanno «sempre combattuto quello che purtroppo in tanti, e una parte della Lega, continua a predicare. Sapete ben come la penso, per me sono cose inaccettabili, dovrei dire m…pura». E ha sottolineato pure che le persone di sinistra sono intelligenti, implicitamente dando degli stupidi a tutti gli altri (fra parentesi, a parti inverse ricorda il Berlusconi d’antan che dava dei «coglioni» agli elettori di sinistra: semplice e diretto, altro che lo squallore di Salvini col suo citofono). Ma quello di Toscani, per noi Sardine dai modi urbani e dal ditino alzato, non è linguaggio d’odio, assolutamente, ma quando mai.

Noi Sardine siam fatte così: non ci preoccupiamo dei simboli, delle responsabilità, delle cronache, dei fatti e misfatti attorno a noi. A noi preme solo “slegare” ogni contrada d’Italia dalla Lega salviniana (auguri qui in Veneto, dove Zaia non è Salvini, e questo è un altro fatto, ma a noi ma che ce frega ma che ce importa) e fare scambi culturali coi meglio fighetti del bigoncio, gli arditi startupper che dal lontano 1994, anno di fondazione di Fabrica, non hanno fatto altro che sovvertire. ‘Ammazza, quanto hanno sovvertito. Sovversivi come loro non ce n’è mica, in giro per il mondo. Ci hanno sovvertito tutto. Anche il vuoto cosmico in cui galleggiamo.