Diete e digiuni, il punto dei gastroenterologi

(Adnkronos) – “Il gastroenterologo ha le competenze adeguate per fronteggiare i problemi nutrizionali che sottintendono alle malattie gastroenterologiche. Perché è necessario avere competenze specifiche per le principali malattie gastroenterologiche per affrontare i problemi nutrizionali” (). Così Domenico Alvaro, presidente della ‘SIGE – Società italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva’, parlando all’Adnkronos Salute, aggiungendo un riferimento “alle malattie croniche di fegato avanzate in cui, grazie all’apporto scientifico dei gastroenterologi italiani, siamo arrivati a linee guida in cui si sottolinea come dare diete restrittive a questi pazienti è assolutamente deleterio”.
Per quanto riguarda l’eliminazione del glutine o del lattosio dalla propria dieta, avverte l’esperto, “oggi le auto-prescrizioni fatte dai pazienti diventano sempre più frequenti” e “sta diventando quasi di moda togliere il glutine dalla dieta con l’idea che comporti dei benefici, cosa assolutamente non vera”. E’ una misura efficace “solo per i pazienti a cui viene diagnosticata la celiachia o intolleranze al glutine secondo criteri scientifici appropriati”.
L’importanza del ruolo del gastroenterologo è sottolineata poi da Salvatore Petta, segretario ‘AISF – Associazione italiana per lo studio del fegato’, per il quale, “negli ultimi anni, il ruolo della nutrizione e dello stile di vita sta emergendo come sempre più importante sia in ambito salute, ma soprattutto come fattore in grado di determinare malattie e di influenzare la storia naturale delle malattie” ().
Esiste quindi un rapporto “tra nutrizione, salute del fegato e malattie del fegato. Dobbiamo sapere che gli agenti che noi ingeriamo mangiando sono agenti che possono modulare la flora batterica intestinale e ciò ha risvolti molto importanti nell’ambito delle malattie croniche del fegato”.
“La correzione dello stile di vita, non solo attività fisica ma anche la dieta mediterranea, è in grado di determinare una riduzione del rischio di complicanze nei soggetti con malattie croniche di fegato e anche, in taluni casi, la regressione del danno”. Insomma, conclude l’esperto, nell’ambito della gastroenterologia, “saper valutare bene, modulare la nutrizione rappresenta uno strumento molto, molto importante per la gestione dei pazienti epatopatici e per la prevenzione”.

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