Aboliamo le elezioni regionali in Veneto. Tanto sono inutili

Con il nuovo statuto della Regione, fra giunta nominata dall’alto e premio di maggioranza bulgaro, il cittadino non schierato a priori può anche starsene a casa con la coscienza pulita

Che senso avranno le elezioni regionali di fine maggio? La sindrome dell’Aventino, ovvero auto-escludersi dal gioco politico, ha sempre aiutato, anzichè indebolirlo, chi voleva delegittimare. Ma verrebbe voglia di arroccarsi su un monte e non partecipare alle regionali di primavera in Veneto, questa volta. Perchè tanto, votare sarà inutile. La maggioranza di centrodestra nel Consiglio della Regione ha approvato in via definitiva il nuovo statuto dell’ente il quale, fra le altre cose, introduce una novità clamorosa: tutti e dieci i futuri assessori (e non più massimo la metà, come è oggi) saranno esterni, ovvero se li sceglierà in beata solitudine il nuovo presidente. Cioè, con altissima probabilità, lo stesso di adesso: Luca Zaia.

Parte dell’opposizione a Palazzo Ferro Fini, come Piero Ruzzante della sinistra di Veneto 2020 e il Movimento 5 Stelle (il Pd, al solito, resta cauto), si sono già scatenati contro la spesa in più per il contribuente veneto: 51 consiglieri più 10 assessori, totale 61 poltrone, ma con i 10 senza nessuna rappresentatività popolare, se non indiretta, derivante dall’investitura popolare del governatore. Zaia così diventa padrone assoluto della composizione della sua squadra, potendo usare i posti in giunta come figurine da piazzare e scambiare con quelli nelle liste di candidati al consiglio (Lega, super-civica a lui intitolata, listone di amministratori), e così blindandosi come arbitro del gioco – al netto delle esigenze di partito, naturalmente, perchè Salvini comunque la sua voce la farà sentire, tramite il fido commissario regionale Lorenzo Fontana.

Ora, ma dico io: se il governo della Regione si trasforma in un problema personale del suo capo, in una svolta presidenzialista che andrebbe rimessa quanto meno al parere del popolo (che se ne sbatte: “basta che i fassa”, basta che facciano, là nel Palazzo, è l’adagio dell’elettore medio-man), mi dite se fare il bravo bambino e infilare la scheda nell’urna servirà a qualcosa, se non al massimo a sperare di vedere seduto in consiglio regionale il proprio candidato consigliere del cuore? Il quale, se eletto in maggioranza, sarà un soldatino sull’attenti, agli ordini dello stato maggiore del Capo. Se invece in minoranza, verosimilmente striminzita per il premio di maggioranza del 60% alla coalizione che supera il 40%, farà quel che fanno gli oppositori in Regione: il compitino. Magari in qualche caso bene, impegnandosi, ma senza poter incidere in nulla, ancor più di prima. Pura dialettica fine a se stessa. Democrazia, sì: recitativa (copyright: lo storico Emilio Gentile).

Mettendo assieme tutto, fra strapotere presidenziale e maggioranza bulgara, se un inguaribile ottimista ci spiega che senso ha fare il proprio dovere nel ludo cartaceo, per l’elettore libero che vota secondo opinione e coscienza e non per tifo a priori, ecco, allevierebbe la mancanza di fiducia che ormai fa parte del bagaglio del buon cittadino.

(ph: imagoeconomica)