Morte sui binari, maledetta Italia non cambi mai

L’incidente a Lodi non è una sorpresa: la manutenzione sembra l’ultimo dei pensieri. Perchè il primo è buttare altri soldi pubblici in inutili nuove linee Tav

Uno psichiatra potrebbe tranquillamente diagnosticare, per chi vi sta qui scrivendo l’ennesimo articolo sulle mancanze e inadaguatezze di questa Italia ormai finita, la sindrome da verbigerazione, che detta semplice vuol dire che si tende a dire sempre le stesse cose, inascoltati. Il riferimento è allo sperpero di soldi pubblici su “grandi opere” come l’alta velocità ferroviaria, per compiacere qualche lobby degli affari. Il deragliamento del Freccia Rossa a Lodi, che ha fatto due morti e 31 feriti, ci ricordo questo: mentre si sprecano fiato e quattrini, la rete che c’è già è lasciata a se stessa. La causa, infatti, sembra sia il cattivo funzionamento di un deviatoio.

Ora: le leggi ci sono, le autorità di controllo anche, i soldi trasferiti dallo Stato copiosi (8 miliardi all’anno alle Ferrovie dello Stato), ma la manutenzione no, quella pare non sia fatta come si dovrebbe. Il deviatoio in questione, a una prima analisi, pare fosse stato da poco sostituito. Sulla sicurezza, i criteri introdotti dal Regolamento europeo del 2010 sono ben 90: nell’ultimo Rapporto sulla sicurezza di ANSF (Agenzia Nazionale sulla Sicurezza Ferroviaria) si legge che da parte i nove gestori di trasporto ferroviario “il 42 % dei criteri risulta soddisfatto, il 32% parzialmente soddisfatto e il 26% non soddisfatto”. Sulle gallerie e i viadotti, sempre l’ANSF una relazione del 10 febbraio dello scorso anno ha imposto a RFI di elaborare un programma di “verifiche straordinarie sulla stabilità delle opere”, che sono 15 mila, fra il 2014 e il 2021. A un anno dalla scadenza, solo il 10% è stato sottoposto a verifica. Questo è l’andazzo.

Facciamo un altro esempio? La galleria “Vaglia” sulla Firenze-Bologna, lunga 73,3 km e priva del tunnel di servizio, ma con finestre intermedio a distanza l’una dall’altra di 6-7 km. “Nel caso di gallerie con finestre intermedie non è possibile avvicinare i mezzi di soccorso, inviati in appoggio al mezzo intermodale, in zone prossime all’incidente. Tali mezzi infatti potranno raggiungere il punto di innesto delle finestre con la galleria di linea, ad una distanza dal luogo dell’incidente, nella peggiore delle ipotesi, di circa 3,5 km”. Questo scriveva inascoltato il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Firenze sulla connessione della linea Tav con il nodo di Firenze, nel lontano luglio 1998. E concludeva: “si nutrono seri dubbi sulla rapidità ed efficacia dei mezzi di soccorso”. Son trascorsi 11 anni dalla inaugurazione del 2009 ma nessuno è intervenuto.

E poi si piangono i morti e i feriti. E noi continuiamo a scrivere, sì. Inutilmente. Maledetta Italia che non cambia mai.