Regionali, la lista Lorenzoni: «15 febbraio cominciamo la campagna»

I portavoce di Veneto che vogliamo: «Siamo convinti che un candidato civico possa rappresentare al meglio il centrosinistra in questo momento delicato»

Il 15 febbraio un’assemblea per il Veneto che Vogliamo dove si chiuderà il programma elettorale e si individuerà la persona alla guida di questo percorso verso le elezioni regionali del 24 maggio. «Come coordinamento politico regionale de “il Veneto che vogliamo” abbiamo appreso con entusiasmo della presa di posizione dei sindaci di Padova, Rovigo e Belluno a proposito dell’ipotesi di candidare a presidente della Regione Veneto Arturo Lorenzoni – dichiara Giorgio de Zen, portavoce del Veneto che Vogliamo -. Vogliamo dire chiaramente che Lorenzoni, con la sua esperienza civica maturata nell’amministrazione di Padova, ha tutte le competenze e un curriculum per poter ambire a governare la nostra regione. Chiaramente Il Veneto che vogliamo, proprio per il suo percorso partecipativo “dal basso” ha dei punti fermi tra cui il passaggio decisionale nelle assemblee pubbliche. L’assemblea di sabato prossimo va proprio in questa direzione, quella di discutere questa ed altre ipotesi con tutte e tutti coloro che animano il nostro percorso».

«Siamo convinti che un candidato civico possa rappresentare al meglio il centro sinistra in questo delicato momento politico – prosegue Elena Ostanel, portavoce insieme a De Zen -. C’è bisogno di una coalizione ampia a sostegno di un candidato, ma ancora di più c’è bisogno di una convergenza su alcuni temi fondamentali: investimenti sulla sanità pubblica, maggiore attenzione all’ambiente, investimenti in trasporti pubblici (specialmente quelli ferroviari) e politiche del lavoro innovative che sappiano trattenere i nostri giovani in Regione, ossia attuare scelte che vadano in controtendenza rispetto alle politiche leghiste. C’è bisogno di ritrovare le nostre comunità, di prestare attenzione ai territori (specialmente quelli periferici) dopo anni di governo all’insegna dell’individualismo che hanno portato il Veneto a perdere il treno dello sviluppo sostenibile. Quello di oggi non è il Veneto che vogliamo».