«Le compensazioni di Incos non fermeranno la mobilitazione del quartiere»

Il comitato Pomari, a Vicenza, non ferma la protesta contro l’edificazione di due nuovi capannoni nel quartiere

Nelle scorse settimane il Comitato Pomari di Vicenza ha presentato le osservazioni nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale riguardante la realizzazione di due nuovi capannoni commerciali localizzati nel lotto compreso tra via Soldà, via Fermi e via Monsignor Onisto Arnoldo, nel territorio del Comune di Vicenza da parte della ditta Agrifutura srl – Incos Italia spa. Le osservazioni inviate alla Commissione Provinciale VIA affrontano 20 punti che sono stati analizzati dai  tecnici del comitato «in modo da smascherare il teorema proposto da Incos secondo cui l’impatto delle edificazioni sarebbe minimo e che le relative misure di mitigazione proposte basterebbero a compensarlo: sappiamo che non è così. Oltre agli aspetti ambientali, le nostre osservazioni affrontano temi sociali, viabilistici e tecnico-urbanistici».

Secondo il comitato, il progetto è gravemente impattante sulla degradazione di servizi ecosistemici, per l’impronta ecologica causata dalla nuova costruzione, per la frammentazione di territorio, habitat e paesaggio, per la perdita irreversibile di carbonio e materia organica nel suolo, il depauperamento della biodiversità vegetale e animale e la scomparsa di un ecosistema tipico alle zone umide. «Incos non considera minimamente il danno complessivo derivante dal completamento del Piruea Pomari, infatti, dallo Studio di Incos viene scorporato l’impatto di due ulteriori edifici, tra cui il gemello della Camera di Commercio, che nei progetti dovrebbero sorgere lungo via Fermi saturando l’intera zona con il cemento. Un altro punto importante riguarda la cosiddetta “alternativa 0” – prosegue la nota dei Comitato Pomari – dove Incos dà per scontato che la non costruzione degli edifici 3A e 3B comporti la necessaria costruzione di altri edifici commerciali: tale affermazione risulta totalmente priva di verificabilità, inoltre i privati non considerano l’ampio numero di locali, commerciali e direzionali, che risultano sfitti o incompiuti e, com’è noto, la zona ovest è particolarmente nota per i numerosi immobili abbandonati che potrebbero essere utilizzati in luogo di qualsiasi nuova edificazione».

Inoltre, «nei documenti presentati dal costruttore si fa leva sull’utilità dell’aumento dell’offerta commerciale e dei relativi benefici per i consumatori, d’altra parte però non si prende in considerazione la situazione degli esercizi di vicinato e dei mercati rionali. Tali attività verrebbero fortemente messe in crisi dinnanzi all’apertura di un parco commerciale ai Pomari, apertura che quindi andrebbe ad alimentare la dinamica che accresce il numero di locali sfitti in città. Bisogna considerare che spesso la diminuzione del prezzo dei prodotti in favore del consumatore grava sui diritti e sul benessere dei lavoratori – sottolinea il Comitato – L’esempio dell’ipermercato Auchan è emblematico: nell’ultimo decennio abbiamo assistito alla moltiplicazione di supermercati; questa ha comportato la messa in crisi di diversi esercizi commerciali, aldilà di ciò che concerne il commercio di vicinato, primo fra tutti l’ipermercato Auchan che, ad oggi, vede i dipendenti in lotta contro i licenziamenti dovuti al rischio chiusura. In sostanza, nel caso in cui il Parco Commerciale ai Pomari venisse realizzato né ai lavoratori né al quartiere resterà alcun beneficio in termini economici, anzi sulla popolazione graverebbero solo gli svantaggi di una nuova cementificazione».

La conclusione: «La procedura di VIA difficilmente servirà a fermare i piani di cementificazioni di Incos, eppure in questo momento è l’unico strumento normativo al quale possiamo rivolgerci per rallentare l’iter burocratico che porterà alla devastazione dei Pomari. Nel frattempo, la nostra mobilitazione proseguirà fintanto che il Comune e Incos non avvieranno un negoziato per liberare i Pomari dal cemento lasciando spazio al Parco Natura Urbana».

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