Prima di Bukowski c’è Thompson, scrittore a cui sarebbe potuta andare meglio

HarperCollins ripubblica l’intera opera. Ma se ciò che desiderate è un semplice noir, lasciate perdere

La letteratura è un mondo strano e vagamente assurdo. In generale, tutto l’ambito artistico lo è. Come diceva quella famosa canzone: “e per uno che ci arriva, quanti sono i fallimenti”. Parallelamente, ci sono anche tanti che ce la fanno, questo è sicuro. Non sempre i migliori, o almeno non sempre i più originali. Semplicemente, c’è gente a cui la dice giusta e ad altri no. La storia di Jim Thompson è sicuramente quella di uno scrittore a cui sarebbe potuta andare molto meglio. Poi, sì, ha avuto qualche riconoscimento – una collaborazione con Stanley Kubrick, ad esempio – e, nel bene o nel male, è più o meno riuscito a campare usando la macchina da scrivere, almeno da una certa età in poi, accettando anche di collaborare col cinema.

Eppure, leggendo questo scrittore passato alla storia come rappresentante del genere noir, colpisce una somiglianza a livello stilistico, di tematiche, personaggi e antieroi descritti. In un certo qual modo, potrebbe quasi sembrare Bukowski. Il problema è che l’autore di L’assassino che è in me viene molto prima, essendo egli già attivo tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso. Sicuramente, chi ha amato Factotum di Bukowski sarà pienamente soddisfatto dalla lettura di Inferno sulla terra, il primo romanzo di Thompson – e anche il primo a essere ripubblicato dalla HarperCollins Italia –, uscito con vent’anni d’anticipo rispetto a quello del più noto autore americano. Il tema è lo stesso: i lavori di merda svolti dai due scrittori prima di capire che la strada del riscatto era una sola.

Ma è certamente la seconda opera appena ristampata, L’assassino che è in me, tra i due, a rappresentare al meglio il genere a cui l’autore ha dedicato il grosso della sua energia creativa durante tutto il corso della sua esistenza, il noir. L’aspetto interessante sta nel fatto che il testo, seppur scritto in origine pensando alle immediate possibilità commerciali – sì, Thompson produceva paperbook, il corrispettivo dei romanzi da supermercato – è tutto fuorché uno scialbo romanzo di genere. Bukowski per vendere i suoi racconti alle riviste pornografiche li lardellava con scene di sesso che, pur occupando buona parte della narrazione, non erano i veri contenuti della sua opera; similmente Big Jim – questo il suo soprannome –, pur raccontando storie apparentemente stereotipate, riesce ad andare ben oltre queste.

Se ciò che desiderate è un semplice noir, potete lasciar perdere. “«Già, Johnnie», continuai «è un mondo incasinato, che sta andando a puttane, e ho paura che tale resterà. E ti dico perché. Perché nessuno, quasi nessuno, ci vede niente di strano. Non vedono che è incasinato, quindi non si preoccupano. Invece si preoccupano dei ragazzi come te. Si preoccupano dei tipi che si fanno volentieri un bicchierino. che si trovano un pezzo di fica senza pagare un predicatore. che sanno cosa li fa star bene e non si lasciano persuadere a rinunciarci… Voialtri non gli piacete, e vi schiacciano. E da quel che vedo, vi schiacceranno sempre più forte, a mano a mano che passa il tempo. Mi chiedi perché resto al mio posto, sapendo come stanno le cose, ed è difficile da spiegare. In un certo senso, credo di essere a cavallo di un muro, Johnnie. È successo tanto tempo fa e oramai i piedi hanno messo radici e non posso muovermi né da una parte né dall’altra e non posso saltar giù. Posso solo aspettare di spaccarmi in due. Due belle metà precise. Non posso fare altro…»”.

Questo, in ultima istanza, è il vero Jim Thompson, quello che conta, quello di spessore, che resterà. “Come si fa a sapere davvero qualcosa? Viviamo in un mondo strambo, ragazzo mio, una civiltà bizzarra. Dove la polizia fa la parte dei lestofanti e i lestofanti fanno le veci della polizia. I politici sono predicatori e i predicatori sono politici. Gli esattori delle imposte incassano per sé. I Cattivi vogliono che abbiamo più grano e i Buoni combattono per impedircelo […] Se tutti mangiassimo tutto quel che ci pare, si cagherebbe troppo. Si inflazionerebbe l’industria della carta igienica”. Al di là degli intrecci, spesso anche raffazzonati, per scrivere i romanzi nel minor tempo possibile, lo scrittore, come il diavolo, si cela nei particolari, nelle digressioni, nelle considerazioni che appunto paiono o potrebbero essere state scritte anche da Bukowski. Il resto è semplicemente la storia di Lou Ford, un uomo di legge e un assassino appiattito sulla figura del malvagio che finge magnificamente in società, mentre pensa le peggiori cose. Ma il genio di Thompson non sta lì, nell’intrattenimento e negli intrecci. Lui, lui è oltre.