«L’Europa dei sogni? L’ho trovata in Canada»

Orlando, ex segretario di Sinistra Italiana in Veneto, è emigrato nel Paese dei laghi come tanti giovani che fuggono dall’Italia: «Vi spiego com’è la vita qui. La politica a Venezia? Ho fatto del mio meglio»

Scrivere che ha trovato l’America in Canada sarebbe una battuta scontata. Forse si potrebbe dir meglio che in terra canadese ha scoperto l’Europa, quella dei suoi sogni: sociale, accogliente, insomma di sinistra. Mattia Orlando fino a qualche anno fa, dal 2016 al 2018, era il segretario regionale veneto di Sinistra Italiana, mentre oggi è uno dei tanti italiani emigrati a cercar fortuna e una condizione migliore rispetto al desolante grigiore delle nostre parti. «Esattamente un anno fa ho deciso di lasciare l’Italia: ero stanco di lavorare a progetto, o di non avere la certezza di essere pagato». 33 anni, veneziano, quasi laureato in scienze politiche e relazioni internazionali a Padova (gli mancavano tre esami), un master in “European fundraising”, prima di salpare per l’oceano ha svolto diversi lavori, il principale dei quali era seguire la comunicazione e i rapporti con la stampa nel settore che è la sua grande passione: la politica, diventata impegno a tempo pieno. «Ho fatto anche l’autotrasportatore dei pasti per i campi di raccolta dei richiedenti asilo come quello di Cona, oggi chiuso: un’occupazione “undercover”, per osservare dall’interno la situazione».

ICE SKATING E WELFARE STATE

Orlando vive a Maple, a due passi da Toronto, in una casa di quelle tipiche, con la staccionata e il vialetto. Per ora da solo, «ma a breve arriverà la mia compagna», aggiunge. Mostrandoci qualche foto, ci spiega la molla che l’ha spinto a partire: «se voglio avere una minima possibilità di realizzazione, partendo dalla condizione di “figlio di nessuno”, ho bisogno di una situazione in cui l’ascensore sociale non sia completamente bloccato. Perchè comincio inaspettatamente a sviluppare un desiderio di famiglia, inteso sia come il desiderio di crearmene una mia, sia come quello di essere in condizione di dare sostegno a chi mi ha cresciuto. Certo, avevo anche un desiderio di avventura e di scoperta che era stato riposto per anni nel cassetto dei “poi vedremo…”. Come l’antica aspirazione di riuscire un giorno a praticare il thin ice-skating, una particolare disciplina tradizionale di pattinaggio sul ghiaccio sottile (4-5 cm) che crepa il ghiaccio sul quale si passa producendo suoni incredibili, la passione smodata per la pesca a mosca e in apnea». Questa però è la versione per impressionare le signore. Poi c’è quella con più ragionamento spersonalizzato e coscienza sociale: «Qui la fase economica è in esplosione e, a differenza dell’Australia (altra meta abitualmente molto quotata fra i giovani italiani), c’è una sensibilità fortemente inclusiva e multiculturale, dove l’immigrazione è considerata una ricchezza e viene incoraggiata e sostenuta. Il welfare state vicino a chi ne ha bisogno (e che giustifica una tassazione direi pesantuccia), combinato ad un mondo del lavoro dove le capacità ed i talenti di ciascuno sono riconosciuti e premiati oltre ogni altra cosa».

INCONTRI

Il tragitto di vita fatto fin qui è stato ricco, e naturalmente non lineare: «Prima di lasciare l’Italia avevo avuto alcuni contatti con un’azienda canadese con sede a Oshawa, una cittadina molto tranquilla, un po’ troppo tranquilla a nord est di Toronto. Una volta arrivato mi sono reso conto che avrei voluto restare più vicino possibile al fermento della grande città, e ho sostanzialmente modificato i miei progetti in itinere, decidendo di avventurarmi per conto mio in una ricerca di altre soluzioni nella zona interessata. Non conoscevo assolutamente nessuno e questo fattore ha pesato in modo notevole sul piano morale nei mesi successivi: il senso di solitudine e di lontananza può attanagliare profondamente». Ha lavorato come cuoco, falegname, tagliatore di stoffe, blindatore di trasformatori elettrici in quota, imparando la lingua, l’inglese, e le regole del gioco. E conoscendo tanta umanità: «Seguendo un “corso di formazione” sul taglio di stoffe e pelli da parte di due maestri tagliatori originari dello Sri Lanka ho ascoltato i racconti della loro fuga in America dalla guerra civile. E una volta posso dire di essermi guadagnato la simpatia e il rispetto di un vecchio saldatore italiano emigrato qui più di 50 anni fa, solo perché fischiettavo “Bella Ciao” mentre sigillavamo insieme un trasformatore appesi a 10 metri d’altezza».

ACCOGLIENZA AL TOP (QUASI)

Le difficoltà non sono mancate, pur nel civilissimo e accoglientissimo Stato canadese. «I problemi maggiori che ho riscontrato», spiega Orlando, «sono stati nella comprensione dell’articolatissimo sistema di accoglienza canadese, un sistema che si può senz’altro definire funzionale ed efficiente anche se, purtroppo, poco intuitivo. L’urgenza di comprendere a fondo i possibili percorsi burocratici per garantirmi una permanenza nel Paese sufficientemente duratura, unitamente ad una serie di brutte esperienze con immigration consultants locali decisamente impreparati, mi hanno costretto a studiare in modo piuttosto approfondito il sistema di visti e le dinamiche di assunzione di studenti e lavoratori stranieri all’interno delle aziende… che non è stato proprio quello che si definisce uno scherzo». Di qui, l’idea: «Un servizio di consulenza ed assistenza su lavoro ed immigrazione, dedicato in particolare a giovani europei che si trovano o desiderano spostarsi in Canada: uno dei progetti autonomi cui mi sto dedicando ora insieme ad alcuni straordinari partner che ho avuto la fortuna di incontrare durante la mia permanenza». Lo sterminato e storicamente giovane Canada – e qua si infervora l’uomo di sinistra – «si nutre di immigrazione e risulta perfettamente chiaro a tutti che nel momento in cui il fenomeno dovesse fermarsi o avere anche solo una piccola contrazione, si verificherebbe un cataclisma socio-economico senza precedenti e di cui nessuno, specialmente fra le forze politiche, vuole essere responsabile». Il razzismo? Inconcepibile: «Appena si mette piede sul territorio canadese si comincia immediatamente a percepire i segnali della distanza abissale da qualsiasi tipo di razzismo: le normative anti-harassment alternate a manifesti che esaltano Toronto come una delle città più multiculturali del Mondo sono esposte sui mezzi pubblici, negli uffici, nei posti di lavoro, in giro per la città».

LA PASSIONACCIA

E Venezia, la sua Venezia? «Mi mancherà sempre casa mia, interamente, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Poi, volendo stare sull’effimero, mi manca tanto la mia moto» (ride). Per prepararsi all’intervista, dice forse mentendo un po’, ha dovuto documentarsi sulle ultime dalla politica locale, in cui il centrosinistra si presenta finora diviso alla imminente sfida contro il sindaco uscente di centrodestra, Luigi Brugnaro. «Non basta avere un avversario debilitato da anni di disastri amministrativi per vincere sfruttando un gioco dell’alternanza che non esiste più: è necessario mostrare alle persone l’alternativa. Uno dei fenomeni che ho imparato a detestare maggiormente durante la mia militanza è quello di coloro che pur non spendendosi in nessun modo si sentono appunto più che autorizzati a dispensare “consigli”. Ragion per cui non mi sento assolutamente nella condizione di consigliare loro alcunchè. Spero che il mio passato impegno politico si possa in qualche modo considerare la testimonianza di un grande affetto per il mio territorio, ho provato sinceramente a fare del mio meglio in ogni situazione in cui mi sono trovato, anche le più assurde, ho perso feste, esami universitari e anche qualche morosa per andare a riunioni e congressi, frequentando quell’ambiente ho incontrato le persone più meschine e abbiette che abbiano mai incrociato il mio cammino eppure allo stesso tempo anche quelle più brillanti, generose ed ispiratrici, mi sono giocato gli anni in cui si dovrebbe costruire un percorso professionale vero, ma allo stesso tempo ho avuto il raro privilegio di poter dedicare tantissime energie a cose in cui credevo, e credo». Un consiglio a veneziani e non che vogliano andare a trovarlo, tuttavia, Mattia lo dà: «a parte i grandi laghi e i parchi del Nord Ontario, l’immancabile flagpale: la passeggiata sul Rainbow Bridge, che costituisce la “terra di nessuno” al confine fra Canada e Usa, ma che è anche sospeso esattamente sopra alle Cascate del Niagara». Good luck, laggiù in Canada.