Osterie venete: il Fisolo di Chioggia, spritz e cicchetti contro la malavita

Storia di un oste “per caso” che ha deciso di ripulire e rilanciare una zona degradata della cittadina lagunare. A colpi di vino e baccalà

Nino Renier, detto Fisolo, si dava un gran daffare nella sua Chioggia e nelle valli intorno: ogni notte usciva in laguna, gettava le reti e vendeva il prodotto al mercato o magari lo barattava in campagna con carne, frutta e verdura. Non solo: quando c’era l’occasione portava in giro i turisti sul bragozzo. Anche le attrici che capitavano dalla Mostra del Cinema di Venezia. Abile e vivace, si era guadagnato il titolo di “re della laguna“, incoronato eccezionalmente dai suoi compaesani, che il luogo comune vuole poco inclini a qualsivoglia autorità. Del resto, “fisolo” è il nome in veneto di alcuni uccelli acquatici, come il tuffetto e il cormorano. Il nipote, Diego Ardizzon, ne va talmente fiero che gli ha dedicato la sua cicchetteria ed espone in bella vista le foto del Fisolo in barca con Ilaria Occhini, la bellissima monaca di Monza dei “Promessi sposi” di Mario Maffei. A 45 anni Ardizzon ha deciso di cambiare vita e di prendere in mano le redini del locale al piano terra di una palazzina in Riva Vena, e l’ha fatto quando l’area era da anni nelle mani degli spacciatori e meta dei tossici: il locale dato in gestione a terzi era stato chiuso perché ritenuto punto di riferimento delle attività illecite legate alla droga del clan dei veneziani.

«Si fa un passo alla volta, ma se ne fai uno al giorno te ve distante», sintetizza ridendo la lucida follia che l’ha portato, l’anno scorso, non solo a riaprire i battenti ma di renderlo un posto tranquillo e chiccoso quanto basta per attirare fin da subito i numerosi turisti che affollano la cittadina lagunare e, piano piano, anche i diffidenti compaesani. «Continuano a capitarne di tutti i colori ma io non mollo, anzi. C’è un giovane teppistello che ogni volta che mi vede mi insulta e mi sputa addosso perché gli ho tolto “il suo bar”. Importuna i passanti, rompe le bottiglie sul passaggio, getta le bici in acqua. Io non rispondo ma ogni tanto qualcuno reagisce e a finire in acqua è lui». Ardizzon è determinato e ha coinvolto nel suo percorso anche l’amministrazione e la Pro Loco, riuscendo ad organizzare eventi nei momenti clou dell’estate chioggiotta e ora mira ad un plateatico sull’acqua. Nel frattempo, maniche all’insù e pulizia dentro ma anche fuori dal Fisolo, canale incluso: «E’ fondamentale. Si devono sentire solo i profumi della laguna e dei suoi prodotti. Perché lo meritano, perché Chioggia lo merita».

Ed è proprio in questa direzione che sono state fatte le prime mosse per dare nuova vita al locale e anche a Riva Vena: «Cibi e vini nostri. Punto. Nel fondo c’è poco spazio quindi non possiamo cucinare e, inoltre, avevo bisogno di persone esperte che mi consigliassero. Mi sono rivolto ad una ditta specializzata, la Polo di Teolo, che ha inviato qui i suoi chef e insieme abbiamo deciso la linea. Dalla soddisfazione dei clienti mi pare proprio che sia stata la scelta giusta». Crostini ai tre baccalà (a coltello, mantecato e alla vicentina), sarde in saor, insalata di folpo sono alcuni dei cicchetti serviti con gli aperitivi, dai classici spritz (nel Veneziano col Select) ai vini alla spina Partesa («Basta che i sia boni, mi aveva detto la mia compagna. Accontentata» sottolinea ridendo) fino a una piccola ma selezionata cantina di vini in bottiglia. «E no dimenticarti dei liquori. Una volta ho dato un limoncello a un pittore e questo dopo un’ora ha cambiato stile. Il giorno dopo avevo il locale pieno dei suoi amici del circolo della pittura». La sua cicchetteria ha avuto anche la fiducia di Illy, che ne ha fatto l’unico bar a servire il suo caffè a Chioggia.

Di nonno Fisolo, Diego ha sicuramente preso anche la dote comunicativa, sembra un personaggio perfetto per una delle tante trasmissioni televisive sulla cucina: «Mah, le guardo ma non mi piacciono tutte. Credo che la cucina in televisione vada bene quando fa cultura e divulgazione. Mi piace molto “4 ristoranti” con Alessandro Borghese perché vedo come lavorano gli altri ristoratori con i prodotti tipici delle loro terre e questo è utile. Insomma, io ho imparato la cucina mangiando e bevendo nei locali tipici di tutta Italia». Niente è come Chioggia però: «E’ unica: è forte e delicata nello stesso tempo. E’ una Venezia con in più le macchine e i motorini. Gli agenti della polizia locale sono pochi e fanno quello che possono, ma non dobbiamo farci scoraggiare da questo. Io credo che Riva Vena possa splendere come il centro storico e non mi spaventa dare tutto me stesso affinché questo avvenga».

L’ultima trovata di Ardizzon è stata acquistare un “sandalo” (tipica imbarcazione a vela) da restaurare e farsi affiancare dai migliori artigiani del settore per rimetterla a nuovo ma con materiali tradizionali. Gli brillano gli occhi quando dice a bassa voce: «Sarà bellissima ormeggiata davanti al Fisolo quest’estate». Alla faccia di clan, tossici e spacciatori.

(Ph Nino Fisolo su FB – AD Studio 40)