Padova, le tigri di carta del centrosinistra: a cuccia per le poltrone

“Scontro” (si fa per dire) tra Coalizione Civica e moderati: tutti con la bava alla bocca ma quando arriva il momento della zampata finale tornano ad obbedire

La filosofia della maggioranza di centrosinistra che governa la città di Padova è diventata una sorta di “vorrei, mi piacerebbe, ma non posso”. Ha cominciato Coalizione Civica del vicesindaco Arturo Lorenzoni, che nel suo bilancio di metà mandato della giunta Giordani, per bocca del capogruppo Nicola Rampazzo, ha detto senza mezze parole che «non basta essere migliori di Bitonci e della Lega». Come dire: finora l’amministrazione si è limitata a essere appena meglio del peggio.

E giù con i motivi di divisione dalle scelte del sindaco Sergio Giordani: la liquidazione della Zip, lo sgombero dell’ex Macello, il progetto della nuova Pediatria e l’eterna questione su come destinare l’area dell’ex caserma Prandina: abbastanza per puntare i piedi, mettersi di traverso e creare una crisi, ma invece le discussioni così animate diventano “valore aggiunto”, non tanto per far andare avanti i progetti, che procedono come una lumaca, quanto per permettere di rimanere attaccati ai posti di comando. Sulla stessa lunghezza d’onda il Partito Democratico, che, nella sua replica, ha aggiunto al “brodo” altre opere ed idee in cantiere, che si vedranno in un futuro più o meno remoto (nuovo Tram, ospedale, sostegno all’economia) ostentando tranquillità e coesione che non ci sono.

Ma poi è stato il turno dei centristi moderati della Lista Giordani, prima con il capogruppo in consiglio Pasqualetto che sul Corriere del Veneto dell’altro giorno getta il sasso redarguendo Coalizione Civica che non può dettare l’agenda alla giunta, e in seconda battuta, con un’intervista su Vvox di segno politico sorprendentemente contrario, nasconde la mano con il consigliere comunale Luigi Tarzia, che sempre l’altro giorno è arrivato a dire che sì, «ci sono sensibilità diverse», ma «grazie alle mediazioni del sindaco Giordani si riesce a fare sintesi». Si è visto.

Chissà se Tarzia, da sempre battagliero e senza peli sulla lingua, è stato per caso ammansito prima dell’intervista oppure abbia scelto sua sponte di offrire il ramoscello d’ulivo per non creare tensioni in vista proprio di un probabile rimpasto post-elezioni regionali. O ancora, abbia voluto sparigliare un po’ le carte mostrandosi super-allineato. Sta di fatto che ogni volta si assiste sempre alla solita storia: tutte queste tigri con la bava alla bocca, al momento del dunque si trasformano in timide bestioline innocue, pronte ad ubbidire al proprio padrone.

Questo film ormai replicato all’infinito pare dare quasi ragione al leghista Roberto “Pitbull” Marcato, che in più di qualche occasione ha accusato la maggioranza di essere attaccata e pensare solamente alle poltrone. Quelle poltrone che verranno “rimpastate” dopo le regionali e che fanno gola a molti: la chiamano la nuova politica 2.0 del civismo, della partecipazione e delle anime sensibili. In realtà è il caro vecchio manuale Cencelli. Senza più la maestria dei democristiani d’antan.

(ph: shutterstock)