Ricordo foibe, cugina Norma Cossetto: «Basta col mito del partigiano buono»

Oggi, 10 febbraio, si celebra la giornata del Ricordo che riguarda uno dei tanti orrori della Seconda Guerra Mondiale, le foibe. Un tema controverso che viene spesso strumentalizzato politicamente. «Adesso però che le atrocità
vengono portate sotto i riflettori con la Giornata di ricordo, con il film Red Land, con il fumetto Foiba Rossa, con il Magazzino 18 di Simone Cristicchi; adesso che questa vicenda inizia a diventare un patrimonio storico-culturale degli italiani probabilmente questo esercizio democratico crea nervosismo, fastidio, a chi fino a oggi ha creato il mito del partigiano comunista “eroe buono”». Lo afferma in un’intervista a Libero Diana Cossetto, cugina di Norma Cossetto, ragazza istriana uccisa e gettata in una foiba nel 1943 e a cui di recente  anche il sindaco di centrosinistra di Padova Sergio Giordani ha dedicato una via.

L’Anpi di Lecce ha definito Norma Cossetto «presunta martire». Alcuni infatti mettono in dubbio che la Cossetto sia stata realmente stuprata e uccisa dai partigiani comunisti. «Norma ha subito un martirio, non ci sono altre parole
per definirlo – continua la Cossetto -. E non è stata la sola: ci sono state le esecuzioni senza processo, gli annegamenti, le fucilazioni, gli stupri. Tutto questo contro civili inermi. E quindi lo ribadisco: Norma è stata una martire perché era una ragazza che non aveva fatto del male a nessuno. Era la figlia del podestà fascista, possedeva la tessera Guf come migliaia di studenti che prenderanno poila tessera del Pci.…. Norma non si è genuflessa, non ha accettato di collaborare con i partigiani. Ma non odiava e non aveva mai ferito nemmeno una mosca. Contro di lei è stata fatta una violenza inaudita».

«Mio padre si è trovato sul ciglio della foiba dove è stato riesumato il suo corpo. – conclude Diana Cossetto – L’ha vista, le ha tagliato i fili di ferro ai polsi, l’ha riconosciuta. È rimasto molto colpito, era suo coetaneo, erano molto vicini. Non è mai riuscito a dimenticare».

 

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