Malvestio: «Teniamoci stretto Zaia»

Il finanziere trevigiano: «L’autonomia ancora non c’è? Il Veneto è strutturalmente vittima di uno Stato dominato dalle rendite parassitarie». E a Brazzale candidato in pectore per il Partito dei Veneti: «Totale stima, non sprechi le sue capacità»

Massimo Malvestio, avvocato-finanziere di Treviso molto vicino a Luca Zaia, è reduce dalla zampata nel mercato delle multiutilities che lo ha visto muovere la società di cui è socio, Plavisgas, e i fondi da lui gestiti Altinum, Hermes, Pure e Praude, all’assalto della lombarda A2A, girando il 3,6% della controllata Acsm Agam alla trevigiana Ascopiave. Una controffensiva in grande stile dopo che quest’ultima era stata “attaccata” dai milanesi appena una settimana prima, rilevando il 4,1% della multiservizi veneta. Malvestio, da poco trasferitosi da Malta a Montecarlo, dall’estero osserva le vicende regionali con l’occhio, un po’ da Dc di destra, un po’ aziendalista, molto zaiano, che lo contraddistingue da sempre.

Fra tre mesi si vota per la Regione. Non le chiedo nemmeno per chi voterà, visto che è scontato.
Mi trovo in grande imbarazzo, invece.

Imbarazzo? Non voterà Luca Zaia?
Zaia lo voto molto volentieri. Ma sono amico di Roberto Brazzale da 50 anni, e ne ho una stima infinita.

Sta parlando di Brazzale probabile candidato governatore del Partito dei Veneti che correrà contro la Lega. Un motivo però ci sarà, se i suoi amici, Zaia e Brazzale, andranno l’un contro l’altro armati. Glielo suggerisco: si chiama autonomia del Veneto, obiettivo finora mancato.
Zaia è riuscito a ottenere e soprattutto a mantenere un consenso impressionante. Avere una figura che porta coesione è un grande asset per il Veneto, una figura che sarebbe in grado di fare qualsiasi cosa. Se non la fa, significa che ritiene non ci siano le condizioni. Quando punta a un risultato, ci riesce, si vedano Olimpiadi e marchio Unesco per le Colline del Prosecco. Per fare di più ci vorrebbe una regione più attiva e più interessata a obbiettivi di carattere generale. Io Brazzale lo capisco sull’autonomia, ma la differenza fra lui e Zaia è sulla strategia, o forse sulla tattica, non sui contenuti. Un po’ di figure come Brazzale in più, e anche Zaia potrebbe fare di più. Spero che Brazzale riesca a canalizzare il suo talento al meglio, perché è un fuoriclasse.

Sì, ma l’autonomia rimasta lettera morta allora è dovuta a cosa, a mancanza di volontà? Ai grillini? O anche alla stessa Lega, intesa come il Salvini sovranista che deve pescare voti al Sud?
Cosa vuole, la Lega è alleata di Fratelli d’Italia, è una Lega nazionale. Il Veneto ha un’identità forte, non rappresentabile da un partito nazionale. Ormai questa è oggi la democrazia: la maggioranza che vive sulle spalle della minoranza. Gli anziani sui giovani, chi è improduttivo su chi produce, l’Italia sul Veneto e sulle regioni del Nord. E’ la democrazia della rendita parassitaria, la degenerazione della democrazia. E il Veneto è strutturalmente in minoranza.

Beh, la democrazia si fonda sulla maggioranza.
La democrazia funziona se ci si divide su obbiettivi di interesse generale. Invece ormai il voto serve alla maggioranza per legittimare il depauperamento della minoranza.

Venendo alle nostre magagne venete, non vede il rischio che la Lega, diventata partito-società un po’ com’era la Dc, corra già oggi il rischio di scontarne i lati negativi: inefficienze, contraddizioni, quietismo, arroganza?
Prima di Zaia, la convinzione generale era che il potere servisse per cementare vincoli di clientela che servivano a perpetuarlo: si scambiavano servizi per voti. Ma questo era possibile quando c’erano i partiti che garantivano quella gestione minuta del consenso. Zaia non ha un suo apparato nella Lega, non interferisce nella gestione ordinaria, spiccia. Questo lo distingue dai suoi predecessori ma lo rende assai particolare anche nel suo partito.

Ma nella comunicazione della gestione, lì sì che interviene eccome. Maniacalmente.
La comunicazione è fondamentale. In quale azienda non c’è un ufficio commerciale?

L’accusa più diffusa è che comunichi molto ma quagli poco.
Ha trovato una sanità piena di project financing con uno scompenso finanziario devastante e oggi è risanata.

Ma i problemi ci sono ancora. I tempi d’attesa negli ospedali non sono da “eccellenza”.
Ma l’attenzione alla questione c’è e il punto fondamentale e’: le risorse sono sempre meno, vengono usate bene? La mancanza di medici è un problema generale.

Lei, pur non vantando buoni rapporti con la holding Asco, è venuto in soccorso del presidente di Ascopiave, Nicola Cecconato, rispondendo alla mossa di A2A con una contromossa che ha sorpreso tutti, holding compresa. Non le chiederò dei suoi affari, ma siccome c’è di mezzo il pubblico, trattandosi di società di proprietà dei Comuni, le chiedo: cosa dovrebbe dire un candidato governatore in pista per le regionali sulle multiutility, dato che il tema pare non interessi a nessuno, a dispetto della sua importanza?
E che titolo ha un candidato alla presidenza del Veneto, per parlare? Voglio dire: che competenza ha la Regione in materia di multiutility? Un tempo c’erano i segretari regionali dei partiti, a dare l’indirizzo ai sindaci. E dove sono oggi?

Parla di tutti i partiti, o ne ha in mente qualcuno in particolare?
Di tutti. La Lega dov’è? E il Pd? E Forza Italia? Aspetta di vedere che fa la Lega?

La sensazione è che anche gli stessi amministratori manchino di consistenza. I sindaci dei capoluoghi, ad esempio, sono accusati di immobilismo, poco spessore, fumosità propagandistica, a Verona come a Vicenza, a Treviso come a Padova fino a Venezia. Insomma, il vuoto dilagante. Non trova?
Fare il sindaco è un mestiere difficile ma ancora più difficile e’ farlo senza farsi assorbire dal quotidiano. Proprio la gestione delle multiutility dà molto da pensare. Vogliono tenere le partecipazioni perché non saprebbero cosa farsene dei soldi. I sindaci come Zanotto, che trasformo’ in pochi anni Verona, non ci sono più. Manca la visione. Sulla Tav siamo in ritardo mostruoso. Il sistema metropolitano di superficie se lo sono dimenticato tutti. Questa è una regione policentrica, se non ci sono i servizi adeguati i piccoli centri diventeranno sempre più periferia e vedrà che arriveranno anche qui le rivolte dei gilet gialli. Siamo poco preoccupati di restare collegati con il resto resto del mondo, e non vedo nessuno che dica una parola su questo. I sindaci preferiscono fare i marescialli dei vigili urbani…

Cavalcare l’argomento sicurezza, o meglio l’insicurezza, garantisce consensi.
Ma sì, lo capisco, la sicurezza è fondamentale ma in prospettiva senza risorse non c’ è neppure sicurezza. Senza un’idea di futuro non si migliora e invece ci ritroviamo a Treviso con Cassamarca che ha dissolto in 20 anni un miliardo di euro e il primo responsabile quando se n’è andato è stato applaudito e salutato con standing ovation da tutti i maggiorenti cittadini.

Il mitico Dino De Poli storico presidente della fondazione, uscito di scena nel 2018.
Sì, quello che ha fatto costruire il porto a Motta di Livenza, ci rendiamo conto? Mentre garantire un collegamento economico e veloce in una regione policentrica che magari arrivi agli aeroporti e alla rete dell’alta velocità, non pare interessare a molti.

Cassamarca finita, Veneto senza idee nè interpreti all’alezza, a parte, secondo lei, Zaia. E’ finita anche l’Italia, da cui resta alla larga preferendo come sede delle sue attività Stati meno fiscalmente tartassati come Malta e oggi Montecarlo?
All’Italia così com’è io non credo. Ho tre figlie all’estero, e non sono riuscito a convincerle a considerare Treviso per il loro futuro. Il Veneto dovrebbe essere competitivo, proiettato al futuro, dovrebbe attrarre talenti e invece è prigioniero di uno Stato in bancarotta.

Non salva niente?
A salvarci sono ancora i nostri formidabili imprenditori e lavoratori, anche nel pubblico come la sanità, che sono di livello mondiale.