L’Hellas riporta il calcio veneto al top. 15 anni dopo il Chievo

Anche la Juve paga dazio al Bentegodi. Giornata nera per le tre in B. Pareggiano tutte e quattro quelle della C

Era da un bel po’ di tempo che una squadra veneta non si presentava ai vertici del calcio nazionale. Dalla stagione 2001-2002 in cui il Chievo è arrivato al 5° posto in Serie A, l’anno dopo la storica promozione nel massimo campionato. Ben quindici anni dopo dunque è l’altra squadra di Verona, l’Hellas, a farsi spazio nei quartieri alti della classifica.

La vittoria sulla capolista Juventus nell’anticipo della 4a giornata di ritorno rappresenta la consacrazione della squadra allenata da Ivan Juric. Non tanto e non solo perché comunque battere i bianconeri è un’impresa di per sé, ma anche perché l’impresa arriva nell’ultima tappa di un miniciclo di tre partite in sei giorni. E mica contro squadrette ma contro due delle vedette della Serie A (la Juve, appunto, e la Lazio) e il Milan, che magari non è oggi un top team ma a San Siro è pur sempre un avversario tosto.

Cinque punti in questi tre match è il bottino dei gialloblu: pareggi con rossoneri e laziali e vittoria sulla squadra più forte d’Italia e fra le più forti nel mondo. Un successo meritato e indiscutibile, anche al netto dei due pali colpiti da Cristiano Ronaldo e Douglas. Un risultato ottenuto con il gioco, quindi non casualmente perché il gioco è una caratteristica dell’Hellas di quest’anno. E che gioco quello ideato da Juric e messo in pratica da un gruppo di giocatori in cui non c’è una stella ma tutti sono inseriti in un meccanismo tattico e agonistico che funziona contro qualsiasi avversario. Un gioco, bisogna riconoscerlo, europeo come solo l’Atalanta e (non sempre) l’Inter sanno fare in Italia.

Bravi tutti nell’Hellas: dall’allenatore Juric al ds Tony D’Amico (quanti milioni di plusvalenze realizzerà a fine stagione?), dai tre difensori Rrahmani Gunther e Kumbulla a tutti i centrocampisti di una linea a quattro che conta su due dei migliori esterni del torneo (Lazovic e Faraoni), su un regista come Veloso e sul bravissimo “tuttocampo” Amrabat. Bravi i due multiformi trequartisti Zaccardo e Pessina, la più originale trovata tecnica di Juric. Bravi anche quelli che non giocano o hanno meno minutaggio. È il caso degli attaccanti, che trovano poco spazio nel modulo con il falso nueve inventato dal tecnico di Spalato ma che sono sempre pronti quando serve. Bravo anche Marco Silvestri, il portiere cresciuto nel Chievo e, dopo l’esperienza inglese, da due anni all’Hellas per la cui promozione è stato determinante. Una citazione infine se la merita anche il preparatore atletico Paolo Barbero, che ha lasciato dopo 16 anni il Genoa per seguire Juric.

Giornata quasi disastrosa invece per le venete della Serie B. La duplice contemporanea sconfitta interna del Cittadella e del Frosinone trova solo un minimo compenso nell’1-1 esterno del Chievo.

Al Venezia non ne va una dritta e la “maledizione del Penzo” (i neroverdi hanno il peggior rendimento del torneo in casa) continua anche contro il Frosinone (0-1). A cui la squadra allenata da Stefano Dionisi concede una sola palla gol e paga puntualmente l’errore. Teniamoci la prestazione, come dicono oggi gli allenatori per dar valore a un risultato sgradito. Giusto. Perché il Venezia gioca bene, colpisce due pali e mette in soggezione la altolocata avversaria. Ma quel che resta è essere ricaduti in zona play out.

Anche a Cittadella c’è una “maledizione del Tombolato”: contro l’Empoli i granata perdono  (1-2) per la terza volta consecutiva in casa e la rincorsa al 2° posto si ferma a una mera possibilità matematica. Come il Chievo, il Citta non riesce a fare il salto di qualità. Perché? Perché non ha continuità e alterna buone prestazioni ad altre inspiegabilmente opache. Come contro i ciociari, a causa di errori difensivi e offensivi alla fine determinanti per la sconfitta. Del resto, se si costruisce una squadra sì di buona qualità ma senza fenomeni, si dev’essere consapevoli che non sempre basta il gruppo.

Il Chievo non riparte nemmeno a Pisa (1-1) ma ci va vicino. Vince ai punti, come si diceva una volta, ma di punti ne porta a casa solo uno. E la testa della classifica si fa sempre più lontana. Rispetto alla sconfitta al Bentegodi con il Venezia di una settimana prima, la squadra allenata da Michele Marcolini sembra però un’altra, è viva e pesante in attacco. Dopo il memorabile gol in rovesciata di Riccardo Meggiorini (35 anni) però la via del gol resta impercorribile (il solito problema) ed è ancora rimandato l’appuntamento con la vittoria, che manca da tre partite.

Statisticamente è raro ma succede che le quattro venete della C pareggino tutte. Zero vittorie a dimostrazione che il girone di ritorno è duro per tutti.

Si diceva in precedenza: salviamo la prestazione, non il risultato. È esattamente quello che ha detto Mimmo di Carlo a Pesaro per valorizzare l’1-1 dei biancorossi con la Vis. Terzo pareggio consecutivo del Lane contro avversarie di rango inferiore ma le inseguitrici fanno di tutto per non impensierirlo e quindi evviva la continuità.

Mandorlini invece non può nemmeno accontentarsi della prestazione dopo l’1-1 rimediato a Cesena. Perché il Padova regala un tempo ai romagnoli e l’allenatore biancoscudato deve ricorrere ai cambi per rimetterlo in partita. Almeno ora con lui in panchina c’è la continuità (8 punti in 4 gare, 0 sconfitte) ma resta il 5° posto come ai tempi di Sullo.

La Virtus Verona si accontenta del secondo 0-0 consecutivo contro l’Imolese. La squadra di Borgo Venezia non è più quella dell’andata e ora focalizza il suo futuro sulla salvezza quanto prima. Domenica prossima c’è il derby a Vicenza e una sconfitta da vendicare.

Niente da fare, la “maledizione del Menti” (e tre… serve un esorcista) non è sfatata dall’Arzichiampo nemmeno contro la Triestina (2-2). Stavolta sembrava proprio fatta con l’Unione menomata da due espulsioni nella ripresa e sotto due volte. E i giallocelesti rimangono impantanati in zona retrocessione.

(Ph. Facebook –  Hellas Verona Fc)