Coronavirus: scienziati a caccia animale untore, ‘obiettivo mai più epidemie’

Milano, 12 feb. (Adnkronos Salute) – I detective in camice stanno indagando. Squadre cinesi, ma anche team di altri Paesi nel mondo, lo stanno cercando. E’ caccia aperta all’animale ‘untore’, all’ospite intermedio che potrebbe aver fatto da ponte fra i pipistrelli e l’uomo, scatenando l’epidemia di nuovo coronavirus. Nonostante siano già state avanzate ipotesi e ricostruzioni scientifiche, l’Oms evidenzia infatti che è ancora giallo sulla fonte animale del contagio, quella che ha fatto scattare la trasmissione umana, e caldeggia la risoluzione definitiva del mistero, dedicando un focus nell’ultimo report sull’epidemia proprio alla sfida di identificare la via battuta dal virus per arrivare fino al ‘paziente zero’.
I fari sono puntati su Wuhan, la megalopoli cinese dove tutto è cominciato, al mercato in cui si sono concentrate le prime infezioni di origine allora sconosciuta. C’è stato un trampolino di lancio che ha permesso al patogeno responsabile della malattia battezzata Covid-19 di fare il salto di specie. Alla sbarra era già finito il serpente per primo, poi l’indiziato numero 1 è diventato il pangolino, mammifero con le scaglie tanto ricercato per carni e corazza. Ma per l’Agenzia Onu per la salute il rebus è ancora lì: “La via di trasmissione di 2019-nCoV agli umani all’inizio di questa epidemia rimane poco chiara. Identificare la fonte animale del virus contribuirebbe a garantire che non ci saranno ulteriori epidemie simili in futuro”, scrive nero su bianco l’Oms. Ecco perché la missione è considerata cruciale.
“Sia gruppi di esperti cinesi che team esteri” ci stanno lavorando. “L’attuale ipotesi più probabile – riepiloga l’Oms – è che un animale ospite intermedio abbia avuto un ruolo”. E per arrivare all’interfaccia animale-uomo sfruttata dal virus sotto la lente finisce la componente zoonotica del 2019-nCoV. Dall’indagine stanno emergendo indizi importanti. Per esempio aumentano le prove che dimostrano il legame fra il nuovo coronavirus e altri coronavirus noti circolanti nei pipistrelli, più precisamente nelle sottospecie Rhinolophus, abbondanti e ampiamente presenti nella Cina meridionale e in Asia, Medio Oriente, Africa ed Europa.
Studi recenti indicano che sono stati identificati più di 500 coronavirus nei pipistrelli del gigante asiatico. Non solo: “Gli studi sierologici condotti sulla popolazione rurale che vive vicino all’habitat naturale dei pipistrelli nelle caverne hanno rivelato una sieroprevalenza di bat-CoV (coronavirus del pipistrello) pari al 2,9%, dimostrando che l’esposizione umana a questi patogeni potrebbe essere comune”, rileva l’Oms. E’ tutto quello che succede dopo che resta avvolto nella nebbia: “I pipistrelli sono rari nei mercati cinesi, ma vengono cacciati e se la destinazione è alimentare vengono venduti direttamente ai ristoranti”, è il ragionamento riportato dall’Oms. “L’attuale ipotesi più probabile è dunque che un ospite intermedio” abbia permesso al virus di ‘staccare il biglietto’, destinazione uomo.
Gli occhi sono puntati sul pangolino per questo: il ‘formichiere che si arrotola’ è una star del mercato nero. Lo inseguono gli estimatori della carne selvatica di specie rare e preziose, e chi si cura con la medicina orientale. Del resto, come ha ricordato nei giorni scorsi anche il Wwf, “circa 17 anni fa la Sars è comparsa in un mercato cinese che vendeva civette delle palme, dei piccoli mammiferi viverridi. Altre famose pandemie come l’Aids ed Ebola sono state ricollegate ad un passaggio tra animali selvatici – come scimpanzé e gorilla probabilmente bracconati in foresta – e l’ospite umano”.
L’identificazione della fonte animale del nuovo coronavirus “aiuterà dunque anche a comprendere la diffusione iniziale della malattia nell’area di Wuhan. Aumenterebbe anche la nostra comprensione del virus e ci aiuterebbe a capire come questi patogeni saltano dagli animali agli umani, fornendo conoscenze cruciali su come proteggerci da eventi simili futuri – conclude l’Oms – A questo proposito, il rafforzamento delle attività di controllo e delle procedure igieniche nei mercati degli alimenti vivi sarà essenziale”.

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