Salute: da scettici a esperti di omeopatia, medici che hanno cambiato idea

Roma, 13 feb. (AdnKronos Salute) – Scettici e diffidenti sull’omeopatia, fermamente convinti del loro sapere medico, appreso in tanti anni di studio universitario, di tirocinio e poi di lavoro in corsia, fino a quando quella che consideravano una ‘pseudoscienza’ è entrata per caso nella loro vita, toccandoli in prima persona, e facendo loro cambiare idea. E’ la testimonianza di due camici bianchi, una pediatra milanese e un ematologo romano, oggi medici omeopati con esperienza decennale.
La storia di Francesco Marino comincia nel 1985 quando, dopo la laurea in Medicina e chirurgia e la specializzazione in ematologia, si accorge che la madre è affetta da epatite C. Senza pensarci un attimo “la affido alle cure dei miei maestri, dei miei ‘medici professori’ – racconta – ma dopo quasi due anni e mezzo non c’è nessun risultato: le transaminasi restavano sempre alte e a questo si erano aggiunti una serie di gravi effetti collaterali”. In quella fase Marino scopre però che la madre, scoraggiata dagli scarsi esiti delle cure, è stata portata, ad insaputa del figlio, da un medico omeopata per una visita.
“Questa cosa mi ha fatto infuriare – confessa – perché all’epoca, in base a quanto ne sapevo, l’omeopatia era per me pseudoscienza, ciarlataneria, superstizione. A quel punto – ricorda – ho voluto presenziare alla visita di controllo da questo omeopata, che devo riconoscere si è comportato con grande professionalità, ma ovviamente ho continuato a far trattare mia madre dei miei maestri medici universitari per altri due anni, purtroppo senza alcun risultato”. In quello stesso periodo “nella mia vita arriva una donna, che si curava e curava i figli con l’omeopatia, e che mi consiglia di rivolgermi alla sua omeopata per mia madre. Al massimo – mi disse – le terapie non avranno effetto, ma non ci saranno neanche effetti collaterali. Mi feci convincere a provare, considerando quella un’ultima spiaggia”.
L’ematologo porta la madre dall’omeopata, “presenziando sempre a ogni visita”, puntualizza. “Con mio grandissimo stupore – riferisce – dopo circa un mese e mezzo di terapia omeopatica i valori delle transaminasi subiscono un vero e proprio crollo. Non ci volevo credere, ero convinto ci fosse un errore o uno scambio di provetta, per cui faccio ripetere quegli esami in altri 5 laboratori, ma tutti danno gli stessi identici risultati. A quel punto non poteva essere un caso. Dovevo andare a fondo”, racconta.
Da allora Francesco Marino comincia a interessarsi all’omeopatia e a studiarla, tanto che la collega omeopata gli comunica: “D’ora in poi tua madre la segui tu!”. “Per me era una responsabilità non indifferente, ma ho cominciato a sperimentare su di lei ciò che apprendevo sull’omeopatia fino a curarla per ben 15 anni. All’omeopatia ho poi aggiunto l’agopuntura, due discipline – sostiene – che si sposano perfettamente e che non sono affatto contrarie alla medicina convenzionale. Anzi, proprio perché stimolano la reazione naturale dell’organismo, aumentano anche la risposta ai farmaci”.
“Nel frattempo ho cominciato a trattare i miei primi pazienti con l’omeopatia, mentre anno dopo anno – sottolinea – la mia fiducia in questa pratica cresceva di pari passo con la mia esperienza e la mia ‘pazientela’. Oggi posso dire che quell’incontro-scontro con l’omeopatia ha cambiato la mia vita personale e professionale”.
Per la pediatra milanese Elena Bosi, l’incontro-scontro con l’omeopatia è datato 1979, quando – lei appena laureata in Medicina e tirocinante in ematologia pediatrica – arriva in ospedale una bambina, di circa tre anni, in insufficienza renale per una pregressa storia di infezioni recidivanti urinarie non trattate con gli antibiotici, ma solo con l’omeopatia. “Ricordo che di fronte a questo caso inorridii – racconta – e il mio giudizio fu negativo, totale e assoluto”. Un giudizio “poi cambiato nel tempo senza il mio volere”. Anche la dottoressa, infatti, viene ‘toccata’ in prima persona: il figlio è affetto da allergie e viene “curato nel modo migliore possibile in ambiente universitario”, spiega. “Viene trattato con una terapia iposensibilizzante per le graminacee a cui era fortemente allergico e che gli provocano episodi asmatici molto importanti”.
Ma dopo la prima e la seconda somministrazione, il bambino ha una crisi asmatica gravissima che dura una notte, e che porta la mamma a decidere di interrompere il trattamento. “Ciò ha fatto cadere il mio credo scientifico fino a quel momento indiscutibile al 100%, anche perché – precisa – avevo lavorato in ambienti di ematologia e oncologia pediatrica dove il rigore scientifico è assolutamente indispensabile”. Ma “da madre disperata”, Bosi ascolta il parere di una collega. “Lei mi racconta che l’omeopatia funzionava nella patologia allergica e – ripete la pediatra – da medico e da madre disperata, priva di altre alternative se non le terapie cortisoniche che mi avevano proposto, ho voluto capire”.
La pediatra si iscrive quindi a un corso di omeopatia – era il 1995 – e comincia a curare il figlio in prima persona. I sintomi migliorano nettamente e questo porta la pediatra “a studiare in modo alacre”, “a volte anche di notte”, e a “provare un medicinale omeopatico per volta, prima di tutto sui parenti che chiaramente acconsentivano a testare una terapia sulla quale anch’io ero ancora scettica”. E’ il caso di una nipotina, affetta da otiti recidivanti che aveva appena terminato una profilassi antibiotica ad hoc durata 6 mesi e avuto un’ennesima ricaduta. Da qui il tentativo con l’omeopatia, mentre la bimba restava sotto controllo dalla migliore esperta di otiti infantili in ambiente universitario. “La stessa collega – racconta Bosi – dovette ammettere che la bambina stava molto meglio”.
Da allora Elena Bosi, dopo essersi specializzata in omeopatia, ha iniziato a utilizzarla nel suo studio di pediatra di famiglia, “ovviamente nei casi in cui acconsentivano i miei mutuati”. “Soprattutto come terapia preventiva osservavo una riduzione delle infezioni respiratorie ricorrenti, problema importante per il pediatra, e come aiuto nelle forme catarrali in fase acuta. Chiaramente – sottolinea – l’antibiotico era sempre lì pronto, ma l’omeopatia aiutava quasi sempre il sistema immunitario a ridurre il passaggio alle terapie antibiotiche”. Oggi proprio le infezioni respiratorie ricorrenti e la prevenzione delle patologie allergiche sono il principale campo di interesse della pediatra, che riconosce all’omeopatia “un ruolo molto importante soprattutto nella prevenzione e cura nelle fasi molto iniziali”.
Sulla stessa linea Francesco Marino, che ribadisce l’importanza di affiancare l’omeopatia alla medicina convenzionale. “Nessun medico omeopata serio si sognerebbe di negare l’importanza degli antibiotici, dei corticosteroidi, degli antineoplastici o delle vaccinazioni – afferma – ma l’omeopatia può rappresentare un’arma in più nell’arsenale terapeutico del medico”. Dunque “prima di criticarla – afferma – bisogna conoscerla e studiarla a fondo, altrimenti non siamo di fronte a scienza, ma a scientismo: la prima si nutre della cultura del dubbio e del bisogno della verifica con mente aperta, il secondo si fonda sulla certezza dogmatica sull’autoreferenzialità, che non è scienza, ma il figlio degenere della scienza”, conclude.

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