Centrosinistra, è deciso: Lorenzoni contro Zaia. Peggio della Moretti non potrà essere

Il Pd veneto ha dato via libera alla candidatura del vicesindaco di Padova. Ecco chi è. E perchè ha poche chances

E così dopo un tira e molla durato quattro mesi, cadono i veli sul candidato del centrosinistra veneto da opporre a Luca Zaia alle regionali di fine maggio: ieri sera in una direzione notturna del Partito Democratico mai così diviso, con 21 voti a favore, 12 astenuti e 5 contrari, si è dato il via libera ad Arturo Lorenzoni, il vicesindaco di Padova a capo della formazione “Il Veneto che vogliamo” che riunisce quasi tutta la sinistra della Regione. Il consigliere regionale uscente Stefano Fracasso, che fino all’ultimo ha tentato la candidatura chiedendo a gran voce, come anche il collega Zanoni, le primarie, ha dovuto rassegnarsi.

Il professor Lorenzoni nasce politicamente tre anni fa, quando è messo a capo di un progetto che raccoglieva tutto il centrosinistra padovano che non si riconosceva nel Pd: Coalizione Civica e Orizzonti furono le due sigle che portarono ad uno sbalorditivo 22 per cento alle comunali che incoronarono sindaco il moderato Sergio Giordani, civico scelto dai Democratici. Lorenzoni ne diventa il vice accumulando una serie di deleghe assessorili fra cui le importantissime urbanistica e mobilità. Sostenuto dalla sinistra fino a comprendere gli antagonisti, il docente è in realtà uomo stimato nella Padova-bene, ben introdotto nel mondo cattolico e della Curia. A deludere però son state ben presto le sue scarse capacità di manovra nel Palazzo, dote necessaria per chi fa politica e amministra, e la sua pericolosa tendenza a cavalcare i temi lasciando tuttavia che a togliergli le castagne dal fuoco siano altri. Un conto è annunciare e teorizzare, un altro è fare, che implica il saper tessere, all’occorrenza metterci la faccia, e trovare punti di convergenza con pazienza e senza arroganza.

Questi mesi di candidatura in pectore hanno creato parecchi malumori a Padova, a cominciare dai suoi sostenitori, alcuni dei quali, come la consigliera comunale Daniela Ruffini, gli hanno già intimato di dimettersi. Condurre la campagna elettorale, infatti, è un compito che non permette di seguire appieno le incombenze dell’amministrazione. Per non parlare di quando entrerà in consiglio regionale, il che è sicuro dato che il ruolo da candidato presidente glielo garantisce a priori. Pur non essendo incompatibile, la futura carica pone un problema di opportunità: difficile far convivere i due posti, a Padova e a Venezia. E’ una questione di rispetto per gli elettori. Padovani e veneti.

Lorenzoni ora dovrà girare il Veneto da Rocca Pietore al Polesine per farsi conoscere, visto al di fuori di Padova e dintorni è praticamente uno sconosciuto. La “narrazione” retorica sui metodo partecipativi, la condivisione e l’accoglienza, che nella città del Santo gli hanno assicurato il successo, non potrà bastare nella provincia profonda. E sicuramente non basterà per battere Zaia, che avrà gioco facile nel dipingerlo come troppo spostato a sinistra, nonostante lo sbandieramento del “civismo”. La “bomba atomica” di cui Lorenzoni parla, prevediamo sarà al massimo un fuoco d’artificio. Mettiamola così: peggio dell’ultima volta, quando Alessandra Moretti fece sprofondare il centrosinistra al suo minimo storico, difficilmente potrà fare.