Quel pasticciaccio brutto della nuova pediatria a Padova. E Giordani muto

Il Polo Mamma-Bambino poteva essere fatto a Padova Est con due anni di anticipo. Ma il Comune non dà spiegazioni. E’ una scelta “imposta” dall’Università?

C’è un edificio a Padova non ancora nato, e neppure varato nella sua veste definitiva, che non smette di far parlare di sé: la nuova pediatria, cheviene spesso richiamata come presupposto essenziale a molti altri progetti futuri, come il nuovo polo ospedaliero; o come passaggio obbligato per la realizzazione del Parco delle Mura e delle Acque.

Viene da chiedersi che cosa leghi un nuovo edificio nell’area del vecchio Giustinianeo con la futuribile area ospedaliera di Padova Est; o come si possa affiancare il progetto di valorizzazione delle mura con un vicinissimo edificio di 31 metri di altezza e 90 di lunghezza (con altri due edifici previsti in seguito). Questi e altri sono stati gli argomenti usati nel tentativo di oscurare le richieste di chiarimento da parte delle 15 associazioni ambientaliste-culturali che da anni, a firma congiunta e singolarmente, tentano di capire le ragioni che hanno portato a progettare proprio nell’area cinquecentesca questo nuovo plesso, perpetuando uno scempio urbanistico iniziato settant’anni fa.

La domanda posta ai soggetti interessati è stata sempre la stessa: perché “incastrare” un edificio polifunzionale (e non a misura di bambino) in un’area vincolata e in difformità agli strumenti urbanistici in vigore (allungando i tempi di progettazione) e non utilizzare l’area libera di Padova Est? L’azienda ospedaliera sostiene che la scelta dell’area non è dipesa dalla sua volontà, e che il risultato del progetto, così sviluppato in altezza, deriva dall’esiguità dello spazio a disposizione nell’area delle cliniche. La Soprintendenza – anzi, il quarto soprintendente che dal 2016 a oggi ha dovuto dare un pareresul progetto – ha evidenziato l’incompatibilità con il paesaggio circostante, richiedendo modifiche.

La Regione Veneto ci ha messo i soldi, ma non è entrata nella progettazione, preferendo il vanto di poter realizzare a Padova Est quello che considera una delle più importanti opere sanitarie d’Europa. Il Comune di Padova è stato l’unico ente a non essersi espresso, o meglio, a non aver dato seguito alla richiesta di incontro delle associazioni: proprio il primo cittadino, Sergio Giordani, si è negato al confronto limitandosi a proclamare alla stampa un demagogico “prima i bambini!”. Viene da chiedersi se i bambini fossero il primo pensiero del sindaco Giordani quando, a gennaio 2018, firmò l’accordo in con cui cedeva alla Regione le aree di Padova Est in cambio della realizzazione di nuova Pediatria nella zona del Giustinianeo, pur sapendo che la progettazione del Polo Mamma Bambino (tre torri, comprensive di pediatria, ginecologia e ostetricia) a Padova Est avrebbe richiesto decisamente minor tempo di realizzazione.

Lì si sarebbe avuta una vasta area a disposizione per progettare con maggior libertà una costruzione compatibile con le reali esigenze dei bambini e immerso nel verde; l’area non sarebbe stata oggetto di valutazione e richieste da parte della Soprintendenza per l’assenza di vincoli; un cantiere lontano dall’attuale ospedale non avrebbe inciso negativamente nel traffico cittadino; si sarebbe potuta mantenere l’ex pneumologia operativa, senza pesare ancora di più sull’attuale pediatria (l’abbattimento ha aggravato le condizioni di sovraffollamento del Calabi). E oggi? Risulta ancora così. Le tre torri, come sono progettate, potrebbero essere spostate dal Giustinianeo a Padova Est perché autosufficienti dal punto di vista ospedaliero, superando il limite urbanistico e vincolistico che ora sta bloccando i lavori.

Perché insistere allora con il progetto attuale? Visto il silenzio del sindaco di centrosinistra è possibile avanzare solo qualche ipotesi: è stata l’Università a “imporre” la scelta dell’area come accadde negli anni ’50? Si è voluto continuare, almeno in parte, con l’idea di nuovo su vecchio per preservare l’indotto che attualmente ruota intorno all’ospedale (negozi sanitari, studi medici, valore degli immobili)? Si temeva il “buco nero”, e non si aveva abbastanza fantasia progettuale per destinare l’area ad altro? Si aveva così poco coraggio da millantare un parco senza volerlo davvero realizzare? Forse il sindaco dovrebbe chiarire la sua posizione per evitare di essere ricordato come colui che ha ritardato di (almeno) due anni la realizzazione della necessaria nuova Pediatria e, se non cambierà idea, come colui che comprometterà definitivamente il valore monumentale del Bastione Cornaro e delle mura padovane.

(Ph. Imagoeconomica)