Chiellino passo falso in partenza. Chi è il Tafazzi di Venezia?

La candidata in pectore ha rinunciato. I «motivi personali» sanno molto di conflitto d’interessi. Retroscena di una non imprevedibile figuraccia

L’improvviso ritiro dalla candidatura a sindaco di Gabriella Chiellino ha lasciato la Venezia di centrosinistra di sasso: ma come, dopo mesi di conciliaboli, rinvii, fughe all’indietro, nomi buttati nel tritarane, annunci, mezzi annunci, polemiche e i finali, immancabili “tavoli” di trattativa si era arrivati a convergere tutti sull’imprenditrice di Conegliano, e lei all’ultimo metro che fa? Scopre di essere bloccata da «motivi strettamente personali» e pianta tutti in asso. Gatta ci cova, naturalmente.

Il dietrofront è scattato, fatalità, dopo l’ultimo degli incontri previsti con le innumerevoli sigle che compongono la galassia veneziana di centrosinistra: i rossoverdi di Gianfranco Bettin, Articolo 1 e Possibile. I più ostici da convincere, naturalmente, visto che rappresentano l’anima più a sinistra, la meno restìa a far concessioni sui punti fondamentali del futuro programma: grandi navi fuori dalla laguna, turismo sostenibile, penuria di case in affitto. E il conflitto d’interesse.

Non del sindaco uscente di centrodestra, Luigi Brugnaro. Quello della Chiellino, titolare dell’azienda e-Ambiente al Vega di Marghera. Nonchè autrice di studi ambientali per il Canale Contorta e il porto off-shore, fra i molti firmati per soggetti politicamente scottanti, specie visti da sinistra, come per esempio l’Autorità portuale ai tempi della presidenza di Paolo Costa, ex sindaco Pd. Bettin e compagni avevano annunciato di voler chiederle precise garanzie su potenziali incompatibilità e sugli altri punti dirimenti, per non dover subire una candidatura indigesta ai più esigenti fra i disorientati elettori di sinistra.

E’ evidente che le garanzie non sono bastate. Nel tam tam dietro le quinte di queste ore circola una domanda insistente: ma chi ha tirato fuori dal cappello la Chiellino? I maggiori indiziati si trovano negli ambienti vicini all’ex sindaco Massimo Cacciari, che ne ha fatto il nome per primo, e a Paolo Costa di cui sopra. Il Pd non è mai stato unito, su nessuna figura via via emersa: i più gradivano quella, moderata e d’establishment, del rettore Michele Bugliesi, mentre la sinistra del partito, in contrasto con quest’ultimo, preferiva la soluzione Chiellino, che appariva più ambientalista. In realtà, ad un esame radiografico, la differenza di contenuti – presunti, dato che finora di idee programmatiche non si è mai parlato – appare più di facciata che di sostanza. O meglio, più legata alla biografia personale che non alle posizioni di entrambi, difficilmente molto distanti. L’incarognimento degli attivisti del Gruppo 25 Aprile contro l’imprenditrice («Brugnaro con le gonne») si spiega con il tramonto dell’ipotesi Bugliesi, di cui erano i pasdaran.

Le Sardine locali, che sembrano piovere da Marte, attaccano (urca!) il Pd, reo di aver lasciato affondare la Chiellino. Ma per il Pd le questioni ambientali e il conflitto d’interessi non costituivano un problema. Come per loro, del resto, non lo è il doppiopesismo: il conflitto di Brugnaro è brutto, sporco e cattivo, quello della Chiellino invece profuma di rose e violette. La domanda quindi è: chi è stato il genio a estrarre dal mazzo la candidatura Chiellino? Ai Tafazzi in gondola l’ardua risposta.

(ph: Imagoeconomica)