«Test antidroga a scuola? Sboarina faccia alcol test in consiglio comunale»

Il consigliere Benini (Pd): «Pretende che gli studenti vengano certificati drug-free ma è la prima a non attivare i protocolli necessari ad autocertificare se stessa»

Il 14 febbraio 2019, su proposta del consigliere Paolo Rossi, il consiglio comunale di Verona aveva approvato quasi all’unanimità dei presenti, con la sola eccezione del consigliere Gianmarco Padovani, una mozione che impegnava il sindaco Sboarina e la giunta ad «attivare un protocollo d’intesa con l’Ulss 9 Scaligera per consentire di raccogliere su base volontaria test antidroga con riferimento ai componenti della Giunta e del Consiglio Comunale». La mozione prescriveva inoltre che «il dato venga pubblicato sul sito del comune assieme agli altri elementi caratterizzanti il profilo dell’amministratore».

Il consigliere comunale del Partito Democratico di Verona Federico Benini attacca: «Come altre decine di proposte di questa maggioranza, anche questa mozione è rimasta lettera morta. Sul tema della lotta alle dipendenze, dunque, l’amministrazione Sboarina, predica bene ma razzola male. Pretende che gli studenti vengano certificati drug-free ma è la prima a non attivare i protocolli necessari ad autocertificare se stessa». E fa una proposta: «Con una nuova mozione depositata proprio ieri intendo dunque impegnare la giunta a “dotarsi di un etilometro al fine di permettere ai consiglieri comunali e ai membri della giunta di poter misurare su base volontaria il loro tasso alcolemico prima di ogni consiglio”. Anche in questo caso i dati dovrebbero essere “pubblicati nella pagina dei verbali del consiglio al fine di dare ai cittadini la possibilità di valutare se le decisioni prese sono frutto della razionalità personale o dovute ad un presenza elevata di etanolo nel sangue degli amministratori”».

«Resta il problema dello spaventoso quantitativo di mozioni o proposte su cui il consiglio comunale ha perso tempo negli ultimi tre anni. Un pacco alto così di carte che, come la proposta dell’attuale vicepresidente del Consiglio Paolo Rossi, sono rimaste lettera morta. Ne elenco almeno una decina, risparmiando, per carità di patria, il nome dei proponenti»:

– “Aggiunta dell’opzione della lingua veneta sul sito del Comune”, approvata da quasi un anno ma destinata a rimanere inapplicata fintanto che la lingua veneta non verrà “ufficializzata”. Parliamo dunque di cose che non esistono…

– “Contrarietà all’accordo commerciale globale CETA” approvata nell’ottobre 2017 e rimasta, chissà perché, senza conseguenze.

– Proposta di diffida al calciatore Balotelli. Quando si dice le priorità della politica…

– “Istituzione nelle scuole dell’ora di lingua e tradizioni Venete” del marzo 2019. Dov’ela finia?

– “Stop alla diffusione dei punti vendita della cannabis light”, ancora da trattare sebbene nel frattempo siano passate settimane senza la convocazione del Consiglio, a dimostrazione dell’urgenza di tale proposta.

– Condanna dei messaggi d’odio postati nel 2017 da un writer veronese sul proprio profilo Facebook. Presentata lo scorso dicembre ma non ancora trattata, malgrado l’attualità e la pregnanza dell’argomento…

– Contrarietà alla Legge Fiano contro la propaganda di idee fasciste. Una competenza tipica del Consiglio comunale… la proposta è comunque poi passata alla Camera dei Deputati.

– Sostegno del Consiglio comunale ad una presunta proposta di abolizione della Legge Mancino (che punisce l’apologia del fascismo e del nazismo). Questa si commenta da sola…

– “Convocazione della Commissione toponomastica per verificare l’esistenza comprovata da documentazione storica della battaglia in difesa del Palazzo delle Poste”. Interessante l’idea della ricostruzione storica votata democraticamente a maggioranza degli eletti…

– Invito ad allestire un presepe in tutte le scuole durante il periodo natalizio. A nostro avviso occorrerebbe anche un regolamento ufficiale che chiarisca ai cittadini veronesi che presepe e albero di Natale vanno allestiti insieme l’8 di Dicembre.

– Attuazione decreto ministeriale del 31/01/2019 – sostituzione di “genitore 1” e “genitore 2” con “padre” e “madre”. Una bufala gigantesca, dal momento che su nessun documento ufficiale compare la dicitura Genitore 1 e genitore 2.