«Lorenzoni rappresenta la sinistra, i “moderati” chi sono?»

Ruzzante (Articolo 1): «Il Pd è stato coraggioso ad appoggiare la sua candidatura contro Zaia. Ed è pure diventato critico sull’autonomia». E su Venezia: «A correre sarà Bettin»

«Non è più il tempo delle etichette: di sinistra, moderato eccetera. Qui si parla di contenuti. E faccio i complimenti al Pd: sostenere Lorenzoni alle regionali capisco che non sia stata una scelta facile». Piero Ruzzante, ex Pd, consigliere regionale padovano di Articolo 1 (in aula siede nel gruppo misto “Liberi e Uguali)”, è un uomo di sinistra dura e pura, venendo dal Pci, passato mai rinnegato, anzi: «Sono orgoglioso della mia storia».

Lorenzoni si è definito un «cattolico impegnato». Il Pd un «moderato indipendente dai partiti». La parola sinistra è bandita per recuperare voti tra i moderati?
Nel percorso di “Veneto che vogliamo” c’è un pezzo di sinistra e non siamo gli unici. Io la parola sinistra la pronuncio tranquillamente. Siamo stati tra i primi ad appoggiare la candidatura di Lorenzoni ritenendo che fosse la migliore per sfidare Zaia. Lorenzoni è espressione della sinistra però dentro al movimento civico che lo sostiene e in cui tanti soggetti si riconoscono nella storia della sinistra. Non dobbiamo mica spaventarci di questo.

Ma si tende a non dirlo per non spaventare i moderati?
Questo è un falso problema. Lo dimostrano le elezioni in Emilia dove Elly Schlein, candidata di sinistra e chiaramente schierata, è stata la più votata e oggi è vicepresidente della Regione. I moderati non capisco bene chi siano dal punto di vista elettorale e al di là di questo il tema è fare politiche che siano chiare alla gente.

Ma c’è un punto di equilibrio? Si possono mettere insieme moderati e Lorenzoni, che a Padova rappresenta la sinistra compresi i centri sociali?
Adesso non esageriamo. E ripeto comunque non guarderei queste cose. Cosa significa essere moderati? Dipende dalle politiche che fai. Esempio, noi proponiamo con forza il tema della sicurezza nel lavoro: ogni giorno in Veneto ci sono 200 incidenti nei luoghi di lavoro e ogni 4 giorni uno è mortale. La giunta veneta aveva preso l’impegno di aumentare i dipendenti Spisal che poche settimane fa hanno scioperato contro la Regione, abbiamo metà dei funzionari rispetto alla Toscana. Questo è un tema di sinistra? E’ un tema che dobbiamo riportare in primo piano. Noi lo proponiamo, altri non hanno la stessa sensibilità ma ognuno deve portare la propria. Come quella ecologista, fondamentale in Veneto, che portiamo noi, i Verdi e altri.

Ma proprio sui contenuti è difficile la convivenza fra anime diverse, e Padova lo dimostra.
A Padova governiamo con una coalizione ampia, è la dimostrazione che si può fare. Diverso rispetto alle regionali? Non penso. Abbiamo vinto le elezioni e sconfitto la Lega. Il tema è: sei in grado di amministrare? A Padova lo stiamo dimostrando. Ho l’impressione che alcuni ragionamenti siano un po’ vecchi. Ci sono etichette che non hanno più ragione di essere. Bisogna parlare di contenuti. Di consumo di suolo, della regione con il maggior tasso di presenza di centri commerciali. Responsabilità della Lega.

Ma sui temi, Tav, Pedemontana, sanità, ambiente, le differenze tra voi e Pd ci sono.
C’è una sensibilità ambientale molto più forte nei comitati, nel mondo civico ed ecologista ma onestamente anche il Pd ha avanzato delle critiche, con consiglieri come Zanoni. Sulla Pedemontana invece è vero, noi abbiamo posto un problema serio: primo chi paga il conto che sarà enorme, secondo la questione inquinamento e penso alle discariche abusive del Veneto.

Questioni poste da voi, non dal Pd.
Ne discuteremo, il tavolo programmatico è appena iniziato, è prematuro. Anche Lega e Fratelli d’Italia non la pensano alla stessa maniera sulla caccia. I problemi non ci sono solo da una parte. Di programma abbiamo parlato in “Veneto che vogliamo”, adesso ci confronteremo con Pd e gli altri.

Non è tardi, per il confronto programmatico?
Un po’ sì, io ho criticato questo ritardo e ho spinto da dicembre su Lorenzoni. Ma capisco che per il Pd non sia stata una scelta facile. E voglio fargli i complimenti. E’ stata una scelta coraggiosa. Imposta dall’alto? Beh, veramente coraggiosa perchè apre il Pd ad un’idea di politica più aperta, più sensibile sui temi, capace di far convergere anche mondi che non sono del Pd ma possono riconoscersi in questa scelta. Non è poco.

Sull’autonomia però siete lontani, il Pd ha votato a favore. Come farà Lorenzoni a tenere insieme tutti, su questo?
Io ho criticato moltissimo la scelta del Pd di appoggiare il referendum. Però cosa è successo dopo? La Lega ha governato l’Italia ma non ha mai dato l’autonomia. Vorrei chiederlo ai veneti: è cambiato qualcosa? La diversità c’era sul referendum, ma credo che nel Pd si siano pentiti. Oggi abbiamo la stessa posizione che stiamo condividendo nel percorso al governo.

Sta dicendo che il Pd ha cambiato idea?
C’è stata sicuramente una correzione. L’idea del Pd nazionale non è più stata quella del Pd Veneto. Il ministro Boccia sta lavorando a partire dai Lep, livelli assistenziali di prestazione, condizione basilare per ragionare di autonomia. Io sono stato contrario al referendum ma non al federalismo, ho votato da parlamentare la riforma costituzionale del titolo V.

Con il Pd come si può trovare una posizione condivisa?
Pensando ad un’idea di autonomia o meglio di federalismo municipale anzichè all’idea di un centralismo regionale che ha in testa Zaia e non appartiene neanche alla storia del Veneto. Il Veneto è fatto di tante municipalità, di tanti territori. Anche il Pd è per dare più valore alle autonomie locali e quindi a territori e municipalità. Non vedo un problema, anzi mi sembra che ci siamo molto avvicinati.

Alle regionali si è arrivati a Lorenzoni senza primarie, a Venezia niente primarie per individuare il candidato sindaco di centrosinistra, che ancora non si sa chi sarà, dopo il ritiro della Chiellino. Anche il capoluogo regionale è un esempio della debolezza del Pd e della sinistra. Perchè, secondo lei? 
Noi come Articolo Uno su Venezia abbiamo proposto Gianfranco Bettin, il presidente ella municipalità di Marghera, che conosco da anni e stimo. Avevamo detto che nel caso si trovasse una unità su un nome eravamo disponibili e lo abbiamo dimostrato. Adesso che si riconsideri la proposta Bettin. Dovranno credo chiudere in una settimana.

Ma con queste premesse, contro due candidati forti come Zaia e Brugnaro, come si può pensare di vincere?
Si può sempre vincere, lo dimostra la storia di Venezia legata al centrosinistra. Una volta anche Galan era forte. Vero, siamo arrivati tardi ma a volte, vedi la campagna elettorale di Padova, non vuol dire. Lì eravamo separati, Lorenzoni e Giordani, e poi al secondo turno abbiamo avuto la capacità di unirci. E’ la dimostrazione che la Lega si può battere, anche in Veneto, come a Rovigo, a Belluno. Zaia si batte parlando dei temi, smontando una propaganda fatta di chiacchiere. Zaia dice che la Regione è “no tax” ma in dieci anni ha regalato un miliardo e mezzo alla parte più ricca del Veneto. La parte più povera le tax le paga eccome: ogni volta che va in pronto soccorso in codice bianco, ogni volta che deve fare una lastra, una ecografia.

In questi cinque anni non siete riusciti a costruire un candidato, è un programma. Autocritiche?
Siamo sicuri che sia la scelta giusta partire cinque anni prima? Non lo so, i tempi della politica oggi sono diversi.

Però costruire un progetto, portare avanti e sostenere un nome, non si poteva fare prima? 
Noi abbiamo scelto Lorenzoni anche per questo, perchè saprà stare comunque cinque anni in consiglio regionale, non come i candidati precedenti che se ne sono andati prima. Così potrà costruire un progetto, questo è vero che è mancato. Non era successo con la Moretti, con Bortolussi che però era rimasto. Lorenzoni potrà garantirlo.