«Inverno bollente, calendario in tilt: prodotti non sono più stagionali»

L’appello di Cerantola, presidente di Coldiretti Vicenza: «I cambiamenti climatici sono in atto. Tutti, anche noi imprenditori agricoli, dobbiamo assumere comportamenti e stili di vita più responsabili»

Un inverno davvero bollente quello che stiamo vivendo quest’anno con temperature che hanno raggiunto e superato anche i 20 gradi. Con il caldo anomalo e la mancanza di pioggia non è da escludere che presto si arrivi all’allarme per le coltivazioni e nei pascoli per l’alimentazione degli animali. «Il clima anomalo ha mandato in tilt la natura, con le piante già in fiore. Le chiocciole si sono risvegliate dal letargo prima del tempo – spiega il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola – e si sono verificate fioriture anticipate di numerose piante, nella Penisola, che non possono non farci riflettere. Di conseguenza, sui banchi dei mercati sono arrivate con oltre un mese di anticipo varie primizie».

I problemi non si esauriscono con i cereali ma toccano anche gli ortaggi, che già necessitano di irrigazioni di soccorso. «L’andamento anomalo di questo inverno conferma, dunque, i cambiamenti climatici in atto, che si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi e sfasamenti stagionali, che sconvolgono i normali cicli colturali – sottolinea Cerantola – ed impattano sul calendario di raccolta e sulle disponibilità dei prodotti che i consumatori mettono nel carrello della spesa. L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, con sfasamenti stagionali ed eventi estremi che hanno
causato una perdita in Italia di oltre 14 miliardi di euro nel corso del decennio tra produzione agricola nazionale, strutture e infrastrutture rurali».

Effetti pesanti a fronte dei quali ciascun cittadino può assumere comportamenti virtuosi, anziché continuare a pesare sull’ambiente a danno della collettività e, in particolare, dei più giovani. «Dobbiamo assumere comportamenti e stili di vita più responsabili. Anche noi imprenditori agricoli abbiamo da tempo compreso l’esigenza di orientarci a produzioni ecosostenibili – conclude Cerantola – perché questo modo di produrre risponde a ciò che ciascuno di noi desidera. Il rispetto dell’ambiente e della nostra terra, infatti, non devono essere imposti da norme dello Stato, ma devono essere frutto del nostro senso civico. Devono rappresentare il ritorno ad un modo etico di produrre, perché la nostra terra deve continuare a dare frutti buoni ed a dare vita, così come ha fatto in passato, deve poterlo fare in futuro».

Fonte: Adnkronos

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