Venezia, Bettin: «Basta divisioni: CLN di centrosinistra o vince Brugnaro»

Dopo la rinuncia della Chiellino, il presidente della municipalità di Marghera lancia un appello: «”Inginocchiarsi davanti al Leone di San Marco” per mediare fra le nostre differenze»

«Persi nell’interminabile ricerca della candidatura a sindaco – avendo rinunciato improvvidamente al metodo delle primarie – si rischia di perdere anche il senso della vera posta in gioco: Venezia non può permettersi altri cinque anni di Brugnaro, soprattutto il Brugnaro alleato e forse ostaggio della destra estrema e della Lega di Salvini».

Così Gianfranco Bettin, personaggio di spicco della sinistra veneziana, ora presidente della municipalità di Marghera, sulla sua pagina Facebook nella tarda serata di ieri, martedì.

«Il solo modo efficace per impedire la vittoria di Brugnaro alle prossime elezioni è costituire una sorta di “CLN civico”, un “comitato di liberazione civica” di Venezia – prosegue Bettin – Serve un’alleanza nuova e vasta, dai liberal-democratici al Pd alle sinistre agli ambientalisti, fondata su una sintesi dei programmi elaborati positivamente nell’ultimo anno da tutte le aree e forze politiche e civiche. Una sintesi, cioè una mediazione e anche un compromesso. Arrivare (almeno) al 51 % alle elezioni di maggio, cioè battere Brugnaro e la sua alleanza fucsia-destra estrema-Salvini, significa mediare tra forze che hanno punti di vista diversi ma che condividono la preoccupazione prioritaria di non lasciare la città in mano a quel coacervo e, perciò, cercano la mediazione reciproca e le persone più adatte per tenere insieme questo fronte vasto e rappresentarlo con più forza e credibilità».

«La posta in gioco è altissima – incalza Bettin – Per la prima volta dal 1945 rischiamo di avere la destra estrema al governo di Venezia, per la prima volta di avere al comando la Lega, che non è neanche più quella federalista bensì quella salviniana, sovranista, che isolerebbe Venezia in Italia e in Europa, e un Brugnaro – non più “civico” ma in questa compagnia – del tutto padrone della città. E’ possibile evitarlo».

La conclusione evoca il simbolo della Serenissima: «Bisogna ricordargli, come avviene nel grande gruppo scultoreo di San Marco, che il potere politico e istituzionale e chi provvisoriamente lo detiene devono inginocchiarsi davanti al leone (simbolo dell’evangelista ma anche dell’entità territoriale, della “patria” come terra e cultura, discendenza ed evoluzione, radicamento ed essenza di Venezia) – conclude Bettin – Ma serve, subito, ora, una risposta consapevole, un salto di qualità, una determinazione nuova, la ricerca di accordi intelligenti e, infine, la voglia di lottare e di vincere, come è ancora possibile, come è sempre possibile».