Coronavirus, Tosi: «O ci nascondono la verità o misure esagerate»

L’ex sindaco di Verona ed ex assessore alla Sanità del Veneto: «Clima di allarmismo che sta gettando nel panico la popolazione. Neanche fosse la peste»

Flavio Tosi, già sindaco di Verona e già assessore alla Sanità della Regione Veneto, commenta le misure adottate in questi giorni per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. «Le istituzioni ci spiegano che non bisogna fare allarmismo e hanno ragione, io stesso lo vado dicendo da giorni e settimane. Però poi con le decisioni che sono state prese proprio loro l’allarmismo lo creano, a meno che non ci sia una verità dei fatti diversa dai numeri e dai dati diffusi finora. Crea allarmismo un’ordinanza da stato di guerra, eccessiva e peraltro contraddittoria. Infatti non si spiega perché sospendere gli eventi e le manifestazioni pubbliche, ma nello stesso tempo tenere aperti i centri commerciali; non si spiega perché i bar si possano frequentare fino alle 18 e dopo le 18 no; nel frattempo i mezzi pubblici continuano a circolare come se niente fosse. E le assemblee di condominio? E i parchi giochi? L’elenco potrebbe essere sterminato. Che senso ha tutto questo? O fermi tutto o, pur con tutte le precauzioni del caso, non fermi nulla di ciò che è servizio pubblico. A Verona per esempio sono state bloccate tutte le riunioni dei Consigli di Quartiere!».

«Delle due l’una – continua Tosi – o non ci stanno dicendo tutto sulla malattia e la reale situazione, ma non lo voglio credere, oppure si sta inopinatamente gettando nel panico la popolazione con un allarmismo esagerato. Sostengo infatti le dichiarazioni della dottoressa Maria Rita Gismondo, direttore del laboratorio di Macrobiologia dell’Ospedale Sacco di Milano, che dice che “si è scambiata un’infezione appena più seria dell’influenza per una pandemia letale”. Credo che sia sacrosanta la prudenza e la giusta preoccupazione, tuttavia serve anche recuperare il senso della realtà: non vorrei che per evitare di assumersi responsabilità, anzi per scaricarle su altri, si creino dei danni sociali ed economici irrecuperabili».

(ph: imagoeconomica)