I cinesi in Veneto: «Nessun razzismo contro di noi, bene gli isolamenti come in Cina»

Le comunità di Padova, Vicenza e Venezia raccontano come stanno vivendo l’emergenza: «Ristoranti e bar senza clienti, e fra i commercianti c’è chi chiude volontariamente»

I circa 40 mila cinesi che vivono in Veneto stanno affrontando l’emergenza del coronavirus con compostezza, con l’autoisolamento per chi rientra dalla Cina, e subendo i contraccolpi immediati più pesanti dal punto di vista economico. E non manca, almeno secondo quanto raccontano i loro rappresentanti, qualche episodio spiacevole, sia pur marginale. Di razzismo, nessuna traccia.

Padova: «Giusto isolare le zone di contagio»

«Hanno fatto bene in Veneto a isolare alcune zone di diffusione del virus. Funziona così anche in Cina. Non è una bella cosa ma è il sistema migliore per bloccare il contagio». Qui Yi, 50 anni, a Padova dal 1986, è una dei rappresentanti patavini dell’Associazione Cinesi nel Veneto. «Ormai da più di un mese siamo dentro al problema, forse noi cinesi siamo più abituati, non c’è allarmismo. Continuiamo a metterci in quarantena da soli se necessario o aiutarci in comunità per la spesa e altro». Sul pericolo di razzismo esclude situazioni gravi nel Padovano, il nemico è piuttosto la desertificazione dei clienti di bar e ristoranti: «Sui social e sui nostri gruppi whatsapp non ci sono segnalazioni. Un locale ha chiuso perchè aveva poca clientela, ma dovevano fare dei lavori e quindi hanno approfittato del momento. Però le attività sono in difficoltà, soprattutto bar e ristoranti: non ci va quasi nessuno. E si cerca comunque di stare più lontani dalle persone, ma questo vale per tutti. Però mi sento di dire: non abbiate paura dei cinesi. Non ci sono cinesi contagiati dal virus in Italia o comunque positivi. Tranne un caso da Wuhan». E sulle attività economiche aggiunge: «Anche le attività italiane soffrono in questo momento, perchè la gente ha paura. A parte nei supermercati, dove si compra di tutto e si fanno riserve. Ma è normale. Chi lavora si muove, per il resto sarebbe giusto limitarsi e non andare troppo in giro. La paura adesso c’è per tutti, italiani e cinesi. Non è questione di razzismo. Ma perchè non si sa se una persona è stata a Vò oppure a Mira o in altre aree di contagio. Le distanze tra le persone aumentano ma è una forma di precauzione per proteggere sè stessi e gli altri. Non bisogna prendersela con nessuno».

Vicenza: «Ristoranti in forte difficoltà»

«Come comunità cinese volevamo mettere tutti la mascherina, per maggiore sicurezza. Ma in giro, bar, supermercati, ristoranti, negozi, nessun italiano la porta. Per chi esce però sarebbe meglio». Matteo Qiu, 50 anni, a Vicenza da oltre 20, è il referente locale per l’Associazione cinesi del Veneto. Nella città del Palladio ce ne sono circa 5 mila. Ma rassicura che non stanno vivendo situazioni difficili: «Non si sono verificati episodi particolari di violenza o razzismo. Non siamo stati mandati via da bar o supermercati. Adesso la preoccupazione coinvolge tutti, italiani e cinesi. E la paura c’è perchè chi ha il virus e non lo sa potrebbe essere in giro e senza mascherina. Paesi isolati come Vo’? E’ giusto, funziona così anche in Cina». Dove i casi, continua Matteo, si stanno riducendo: «In Cina da qualche giorno sono in calo. Da diverse migliaia ora si parla di centinaia». A Vicenza ci sono numerosi bar, locali e ristoranti gestiti da cinesi. E le difficoltà non mancano. Matteo Qiu spiega: «Stanno andando male. Se è un locale piccolo, gestito in famiglia, si tira avanti. Ma se hai un ristorante grande, da 200/300 posti, non riesci a coprire nemmeno le spese, perchè ormai non va più nessuno. Io lavoro nel tessile da oltre 20 anni comunque e la crisi è generale, anche quest’anno. Ma riguarda tutto e tutti, non per il virus». La comunità cinese intanto continua a fare attenzione: «Amici e parenti quando tornano dalla Cina stanno a casa 14 giorni e se hanno bisogno di spesa o altro ci si aiuta tra noi. Ma lo stiamo facendo da settimane, come in Cina. Perchè le nostre famiglie che sono là si stanno comportando così. Adesso hanno ripreso a lavorare ma escono sempre con la mascherina. Qui invece si fa fatica a trovarle».

Venezia: «Qualche episodio spiacevole»

«Le persone parlano alle spalle, ti ridono dietro. Ti fanno sentire il razzismo ma non in faccia». Francesca Wang, 27 anni, mediatore culturale, è la responsabile dell’Associazione cinesi nel Veneto per Venezia e Mestre. E’ arrivata in Italia dalla Cina nel 1997, da bambina, prima aveva vissuto a Bolzano . In questi giorni, dall’esplosione dell’epidemia di coronavirus, di episodi poco piacevoli ne ha vissuti anche personalmente: «I ragazzi urlano “virus, virus” quanto ti vedono. Per farti prendere paura. E’ capitato anche a me. Io mi sono sentita un po’ offesa e così, apposta, mi sono messa a tossire per finta. Allora si sono allontanati. Non li ho neanche visti ma erano giovani. Un’altra volta un gruppetto di ragazzi mi indicava e diceva “coronavirus”. Una di loro quindi ha preso coraggio ed è venuta a chiedermi l’ora. Quando hanno sentito che ho risposto in italiano hanno smesso. Certo fa star male, ma è normale, siamo umani». Francesca però non se la sente di puntare il dito verso gli italiani. E cerca di comprendere il sentimento di paura che unisce tutti, indistintamente: «In questo momento bisogna amare il prossimo, è difficile ma tutti stanno male, anche noi siamo le vittime. Il sentimento di paura ce l’hanno sia italiani che cinesi, non è questione di etnia ma ognuno di noi esprime la paura in modo diverso. E la paura è dettata dalla mancanza di conoscenza della patologia e di come agire in modo giusto per proteggersi. Ancora non si è capito chiaramente. Il governo italiano dovrebbe ufficialmente dare delle indicazioni precise, dovrebbe dirci esattamente come agire, per darci coraggio, per non avere paura».

«La Cina esempio per tutti»

Nella comunità cinese, a Venezia e Mestre come nelle altre città venete, si stanno adottando delle misure precauzionali da settimane. La Wang spiega che «i cinesi che rientrano si mettono automaticamente in casa, per sicurezza. Stanno da soli e i familiari portano loro da mangiare. Con gli anziani si cerca di avere più attenzione, noi giovani però dovremmo mettere tutti la mascherina come stanno facendo in Cina. In questo momento le piccole e medie imprese sono in difficoltà e in Cina il governo le sta sostenendo. Con l’affitto, con i mutui. Spero che anche in Italia il governo si attivi in questo senso. Non per i cinesi eh, mi raccomando, lo dico per tutti senza differenze. Dovrebbero aiutare le attività economiche. Tanti negozi, tanti imprenditori hanno deciso di chiudere. Il timore c’è perchè questo virus non si vede e non si sa chi ce l’ha. La Cina in questo potrebbe essere un esempio per il mondo, perchè ha già vissuto questa sofferenza. Sanno come muoversi e come fare». In Veneto sono state adottate delle misure restrittive: paesi isolati, manifestazioni annullate. «Secondo me è giusto, per evitare il pericolo. Non è detto che chi partecipa ad una manifestazione abbia il virus, ma nel caso si potrebbe rischiare di contagiare tutti i presenti. Mia mamma a Venezia ha un edicola e ha deciso di chiudere, per scelta, per sicurezza, non sapendo bene come proteggersi».

(ph: imagoeconomica)