Serenissima: la peste del 1630 negli affreschi di Villa Correr

I restauri del 2018 hanno portato alla luce l’opera di Faustino Moretti: una Vittoria alata circondata da putti con i segni dei bubboni

A partire dal sesto decennio del ‘600 Anzolo Correr, grande diplomatico e procuratore di S. Marco, intraprende un’ intensissima attività fondiaria a Biadene che culmina con la costruzione di un Palazzo Dominicale il cui assetto ci viene fedelmente restituito dalla mappa dello Spinelli del 1681. La Grande peste aveva colpito la Serenissima qualche lustro prima, nel 1630, ma il ricordo restava vivo e terribile tanto da far commissionare a un pittore in voga all’epoca un affresco a tema. Ma andiamo con ordine: intanto stiamo parlando di Villa Correr Pisani, a Montebelluna.

La dimora, centro di attività economiche ben testimoniate dalle destinazioni d’uso delle sue cellule, assume, sin dall’inizio, una forte caratterizzazione aristocratica, ben evidente nello splendore degli interni affrescati e nel suo apparire celebrativo e teatrale, quasi una quinta scenica ai piedi del Montello. Tale vocazione verrà riaffermata in occasione delle nozze di Isabella Correr e Almorò Pisani, celebrate nella parrocchiale di San Vittore e Santa Lucia adornata, per l’occasione, dal saggio (L’Assunta) del giovane Giambattista Tiepolo.

Dopo essere transitato, nel corso del Settecento, per i Grimani e gli Erizzo, il complesso subisce, nel secolo successivo e almeno fino alla metà del Novecento, una serie di consistenti trasformazioni che stravolgono, in parte, l’assetto originario.

Gli interventi di restauro effettuati nel 2018, hanno riservato sorprese notevoli a cominciare dall’imponente ciclo apparato di affreschi che rende davvero unico il Salone Centrale del Piano Nobile della Dimora. Questa grandiosa sala a pianta rettangolare è risultata essere stata completamente affrescata nel soffitto e nelle pareti. Sui lati lunghi della pianta, sei colonne tortili suddividono ciascuna parete in cinque campi: gli esterni contengono le quattro porte di cui il salone dispone, i quattro intermedi sono chiusi con una nicchia al cui interno sono rappresentate le stagioni, i due centrali si aprono verso l’esterno in una visione prospettica accentuata da un pavimento a lastre quadrate bianche e rosse. Al di sopra delle colonne chiuse da un architrave che fa da cornice si innalza un ulteriore sistema a botte virtuale sorretto da colonnine che è organizzato a loggiati e nell’unirsi con l’apertura centrale riesce a dilatare notevolmente l’altezza del salone-teatro. Le altre due pareti trifinestrate presentano due ulteriori colonne tortili che completano la lettura di insieme e presentano all’avvio della volta da un lato Apollo e dall’altro Diana, mentre il protagonista privilegiato delle pareti lunghe è Nettuno. Quattro figure in posizione simmetrica raffiguranti le virtù, dipinte a monocromo con tono violaceo richiamano fortemente la veronesiana vicina Villa Barbaro a Maser.

La superficie dei dipinti del cielo evidenzia varie figure femminili su cui primeggia la Vittoria alata circondata da putti. Si possono notare sia nei putti che in alcune figure i “bubboni” segni evidenti della peste del 1630 da poco superata dalla Serenissima. Di mirabile fattura sono anche le figure della donna dal mantello verde accanto alla Vittoria alata e delle due dame dislocate sul lato opposto, la Dama con specchio e serpente e la Dama della cicogna. La Vittoria alata rappresenta la sconfitta della peste.

Questo autentico capolavoro venne commissionato da Anzolo Correr a Faustino Moretti, artista di origine e formazione bresciane, ma veneziano di adozione. All’epoca di questa importate committenza, il Moretti è nella piena maturità artistica, opera con una propria “bottega”, ha buone capacità da freschista, ma possiede esperienza in ambito decorativo e conosce tecniche complesse quali la doratura.

(Ph Propriodietrocasa.wordpress.com)

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