Aim: «Fusione con Agsm e A2A, daremo tutte le informazioni necessarie»

La multiutility vicentina risponde (per iscritto) alle nostre domande. Polemizzando con l’ex amministratore Lago

Dopo l’intervista all’ex amministratore unico di Aim Vicenza, Umberto Lago, l’azienda di proprietà del Comune, guidata dal leghista Gianfranco Vivian, interviene per spiegare la strada che portando verso la lombarda A2A in una fusione a tre con Agsm Verona. Avremmo voluto intervistare Vivian, ma la multiservizi di San Biagio si è resa disponibile a rispondere soltanto per iscritto, senza contraddittorio. Riportiamo qui di seguito le risposte, inviateci da Alberto Serafin, consulente di Aim sull’aggregazione con Agsm.

Umberto Lago, ex amministratore di Aim, sostiene che l’infungibilità «è stata costruita ad arte per chiudere con A2A. Prima era legata ad una questione di asset, poi al fatto che Hera, Dolimiti ed Asperia sono già presenti nel Triveneto. Però non regge. E rischia di essere impugnata dalla Corte dei Conti. Chiunque governi e si appresti a fare un’operazione che per la città di Vicenza è importantissima ha il dovere di farlo con la massima trasparenza. L’infungibilità è un modo per farlo in totale opacità ovvero non ti dico niente, non ti faccio neanche vedere le proposte delle altre multiutility e dico che solo quella di A2A mi va bene». Come risponde Aim a queste osservazioni, nel merito?
Inutile dire che stiamo agendo in piena trasparenza solo e unicamente per lo sviluppo della città, mentre non so se si possa dire altrettanto per Umberto Lago che non e stato capace in dieci anni (come assessore alle aziende partecipate prima e come Amministratore unico di Aim) di portare a compimento l’operazione. La peculiarità e l’esclusività del disegno industriale che porterà alla creazione della quinta multiutility italiana (così come è stato peraltro certificato dall’analisi strategica e industriale redatta dal advisor congiunto delle due società, e dai pareri legali redatti dagli studi legali di Agsm Verona e di Aim Vicenza) rappresenta una condizione di per sé sufficiente per non attivare una procedura a evidenza pubblica, in forza del principio di “infungibilità”. Tale principio prevede che di fronte a una proposta connotata da caratteri di unicità così forti da non risultare sostituibile con proposte provenienti da altri attori presenti sul mercato, la procedura a evidenza pubblica non risulti necessaria.

Perchè è stata esclusa la strada della gara che aprendo la scelta del partner a più soggetti alzerebbe il valore degli asset?
Ma non è vero che alzerebbe il valore degli asset. Stiamo piuttosto disegnando un progetto industriale preciso, specifico. E non è un progetto di vendita, è un progetto di fusione. Abbiamo individuato un modello di multiutility con importanti asset strategici che vedremo se riusciremo con Agsm ed A2A a concretizzare.

Perchè non è stato valutato in positivo il fatto che Hera abbia un inceneritore a Padova?
All’interno di un progetto industriale i singoli servizi vanno vanno considerati nel loro insieme, in una visione sistemica e sostenibile del progetto.

Quali sono, andando nel dettaglio, le caratteristiche di A2A che l’hanno fatta preferire a priori?
Non è stata preferita a priori. Si sta lavorando insieme ad uno specifico progetto, che, se non dovesse andare in porto, ci riporterebbe a sondare il mercato. In generale gli asset che può apportare A2A sono stati ben spiegati dal lavoro degli advisor già presentato ai comuni. Nel dettaglio tra qualche settimana presenteremo gli asset specifici. Stiamo lavorando ad un progetto di crescita. L’obiettivo è quello di assicurare un futuro, possibilmente di grande sviluppo, alla nuova multiutility che nascerà da questa operazione.

Quanto il comune accordo di Aim-Agsm per allearsi con A2A è stato facilitato dalla presenza della Lega come soggetto politico predominante sia a Vicenza che a Verona?
Il tema della fusione non ha rilevanza partitica e involgarire un’operazione come questa con il retrobottega della politica significa non aver capito la complessità del disegno. Oggi governa la Lega in molte parti del Veneto e quindi molti player istituzionali indossano questa casacca, come altrettanti dell’Emilia Romagna indossano quella del Pd, però nessuno sta dicendo che l’interesse del Pd è su Hera, che è emiliana. Due pesi e due misure come sempre…. Riteniamo importante soprattutto nelle prossime settimane trasferire correttamente tutte le informazioni necessarie per trasmettere ai nostri azionisti e ai cittadini l’importante progetto pubblico e l’indubbia utilità pubblica che ne deriverà.

Sull’area per rifiuti proprietà di Aim a Marghera, l’azienda conferma la partecipazione al bando di Acque del Chiampo? Conferma altresì l’idea di utilizzare il sito per smaltire i fanghi del distretto della concia della Valchiampo? Nel caso non si concretizzasse questa possibilità reputa come alternativa possibile e conveniente la vendita dell’area?
Per 10 anni ci hanno spiegato che Marghera era un problema. E per dieci anni Lago e i suoi compagni di viaggio non hanno risolto nulla. Del loro passato rimangono dieci anni di spese processuali in carico ad Aim e nulla di fatto, neanche la vendita. Negli ultimi mesi finalmente siamo riusciti a costruire un progetto che metterà a reddito quell’investimento tenuto fermo per troppo tempo. Non si pensa a Marghera per gestire lo smaltimento dei fanghi della concia. Oggi non ne ha le caratteristiche. In merito al bando stiamo valutando la possibilità di poter essere d’aiuto al territorio della Valchiampo se e solo se riusciremo a costruire un progetto sostenibile che ci dia adeguate garanzie sotto molti punti di vista.

 

Peccato che Aim non abbia voluto rispondere a domande in una intervista normale. Avremmo potuto far notare che, quanto a trasparenza, le offerte delle altre aziende non sono state rese note; che l’affermazione per cui l’infungibilità è giustificata dal voler creare la quinta multiutility italiana non è una giustificazione, ma una tautologia: il fine non dimostra la causa; che se è stato individuato un modello, una visione sistemica, non si è capito quali fattori d’insieme abbiano fatto scartare le altre possibilità; che ammesso e non concesso che il Pd guardi all’emiliana Hera, è singolare negare l’evidenza che il maggior partito politico a Verona e Vicenza abbia un ruolo rilevante, non a caso dalle sue file viene l’ad Vivian, e perciò avremmo sottolineato l’inopportunità del riferimento al doppiopesismo, da cui nessuno è esente; infine, che l’alternativa sul piatto è indire un bando di gara, cioè il famoso mercato, un tempo totem del centrodestra. Attendiamo tutte le informazioni necessarie, come promesso. a.m