‘Sos api in inverno bollente’

Roma, 28 feb. (Adnkronos) – “La temperature anomale e le ripetute giornate di sole di questo febbraio anomalo hanno risvegliato in anticipo di almeno un mese le api presenti sul territorio nazionale che sono state ingannate dalla finta primavera ed ora rischiano di essere duramente colpite dal ritorno del freddo”. E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti sugli effetti di un “inverno bollente” con una temperatura che fino ad ora è stata in Italia superiore di 1,65 gradi rispetto alla media storica, secondo le elaborazioni su dati Isac Cnr relativi ai mesi di dicembre e gennaio.
“Le temperature sopra i 15 gradi hanno fatto uscire le api dal milione e mezzo di alveari presenti in Italia, che hanno subito ricominciato il loro prezioso lavoro di bottinatura ed impollinazione ma ora – sottolinea la Coldiretti – il rischio è che ritorni di freddo possano far gelare i fiori e anche far morire parte delle api”.
Un pericolo per la biodiversità dal momento che le api sono un indicatore dello stato di salute dell’ambiente e servono al lavoro degli agricoltori con l’impollinazione dei fiori. “In media una singola ape – precisa la Coldiretti – visita in genere circa 7000 fiori al giorno e ci vogliono quattro milioni di visite floreali per produrre un chilogrammo di miele. Tre colture alimentari su quattro dipendono in una certa misura per resa e qualità dall’impollinazione delle api, tra queste ci sono le mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri ed i meloni secondo la Fao”.
Ma a rischio è anche il miele dopo una delle peggiori annate con la produzione nazionale stimata praticamente dimezzata attorno a 12 milioni di chili del 2019. Secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat, le importazioni sono stimate pari a 25 milioni di chili nello stesso anno.
“Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità, occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica”, consiglia la Coldiretti.
L’associazione dei coltivatori ricorda che “il miele prodotto sul territorio nazionale, dove non sono ammesse coltivazioni Ogm, è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti”.
La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta – continua la Coldiretti – deve riportare l’indicazione ‘miscela di mieli originari della Ce’; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta ‘miscela di mieli non originari della Ce’, mentre se si tratta di un mix va scritto ‘miscela di mieli originari e non originari della Ce’.
In Italia esistono più di 50 varietà di miele a seconda del tipo di ‘pascolo’ delle api: dal miele di acacia al millefiori (che è tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino.
Nelle campagne italiane ci sono 1,5 milioni gli alveari curati da 60mila apicoltori di cui circa 2/3 produce per autoconsumo.