«Brexit crea “profughi” della cultura, il Veneto ne approfitti»

Rubinato (“Veneto Vivo”): «Il prossimo governatore può sfruttare quest’occasione lavorando con università e imprese»

Tra gli effetti della Brexit ci sono anche le difficoltà che studenti e docenti di altre parti del mondo incontreranno nell’entrare nel Paese da sempre richiamo per studiosi e ricercatori. Un dato di fatto che potrebbe però trasformarsi in opportunità per altri Paesi e anche per lo stesso Veneto, dando un forte impulso allo sviluppo del settore della conoscenza e ricerca. Un’opportunità che deve essere raccolta da chi si candida a governare la nostra Regione nel prossimo quinquennio.

Il sistema universitario e della ricerca del Regno Unito è tra i migliori del mondo. L’uscita dalla UE e la perdita dell’interscambio di studenti e docenti lo penalizzerà, mentre potrebbe favorire le università italiane e venete pronte ad accogliere i nuovi “profughi” della cultura. La Regione di per sé non ha competenze dirette sull’università e la ricerca avanzata. Tuttavia, le Regioni europee si pongono in concorrenza tra loro nell’attrarre istituzioni e personale di elevata competenza, che oggi sono la risorsa principale per lo sviluppo.

Una Regione che opera come “ente di programmazione” per lo sviluppo strategico della comunità veneta dovrebbe dunque farsi parte attiva nel favorire il rientro o l’arrivo di nuovi studiosi e ricercatori nelle nostre università, incrementando a tal fine i propri investimenti sia in ricerca, sia in borse di studio per studenti universitari meritevoli, sia in erogazione di prestiti per studenti residenti in Veneto, oltre che in residenze ed alloggi ad essi destinati. Il governo regionale può inoltre favorire la relazione tra università ed imprese, inducendo gli imprenditori veneti a investire di più in cultura e ricerca avanzata e le università a innovare e specializzare la propria offerta e programmazione puntando all’eccellenza.

Il settore della conoscenza e della ricerca è alla base dello sviluppo futuro ed adatto alla composizione sociale del Veneto di oggi, in cui molti giovani hanno livelli di istruzione elevati, ma poche opportunità di lavoro. Non è un caso che il Veneto sia la regione che tra il 2008 e il 2017 ha ceduto ad altri Paesi (in primis Regno Unito e Germania) 12 mila giovani con livello di studio medio-alto, terza in valore assoluto dopo Lombardia e Sicilia (Rapporto Istat 2019). A questo esodo si aggiunge il declino demografico: rispetto a 4 anni fa la popolazione del Veneto è scesa dello 0,4% (quasi 22mila residenti in meno) e il calo è interamente associato alle fasce più giovani. Tra il 2015 e il 2019 la popolazione più produttiva (25-44 anni) è crollata in Veneto del 9,5%: oltre 121mila persone produttive in meno in appena 4 anni (elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Istat).

Il fenomeno è preoccupante e senza contromisure porterà a forti squilibri economici e finanziari nei prossimi anni. Dare maggiori opportunità ai giovani italiani, ma anche ai giovani immigrati regolari, è quindi l’unica strada per riuscire a sostenere il sistema economico veneto. Anche se non attraversano la Manica sui barconi, i “rifugiati” della Brexit, indipendentemente dalla loro nazionalità, sono dunque risorse da attirare sul nostro territorio invece che lasciarli andare a produrre altrove.

Simonetta Rubinato

Veneto Vivo

(Ph. Shutterstock)